Questo articolo analizza come il rumore informativo negli investimenti — alimentato da promesse facili, storytelling opportunistico e conflitti di interesse non dichiarati — condizioni le decisioni di investimento molto più degli errori tecnici. L’analisi è di natura contestuale, non operativa, ed è rivolta sia a chi muove i primi passi e non vuole farsi fregare, sia a investitori già attivi che vogliono riconoscere dove finisce l’informazione e dove iniziano la vendita mascherata e le illusioni vendute come competenza. Investimenti e rumore informativo: l’errore non è il problema Quando si investe, sbagliare è normale.Non è una questione di intelligenza, né di…
Autore: Massimo Gotta
Nelle ultime ore i mercati stanno offrendo un insieme di segnali che, letti superficialmente, sembrano contraddittori: oro su nuovi massimi storici, spread Btp/Bund sotto i 60 punti base, produzione industriale statunitense in crescita e rendimenti dei Treasury in rialzo.In realtà, questi movimenti rispondono a una stessa matrice di fondo: l’aumento dell’incertezza politica e monetaria, soprattutto sul fronte statunitense, e le sue ricadute sul quadro europeo. Il nodo Groenlandia e i nuovi dazi statunitensi L’annuncio di dazi del 10% — destinati a salire al 25% da giugno — contro otto Paesi europei, tra cui Francia e Germania, è stato presentato dall’amministrazione…
L’avvio del 2026 sta restituendo ai mercati obbligazionari un’immagine ancora più complessa rispetto a quella delle ultime settimane del 2025. I segnali che arrivano da Stati Uniti ed Europa, oltre alle nuove tensioni geopolitiche, pur non delineando uno scenario di emergenza, suggeriscono che la normalizzazione monetaria sarà meno lineare di quanto previsto. Questa fase richiede agli investitori di osservare con attenzione la dinamica tra crescita, inflazione e politica monetaria, perché è proprio da questo equilibrio che stanno emergendo le nuove traiettorie dei rendimenti. Nei primi dati dell’anno, il mercato del lavoro statunitense e la congiuntura dell’area euro mostrano un rallentamento…
La decisione europea sugli asset russi congelati e il ritorno degli eurobond non sono due notizie distinte. Sono la stessa scelta, osservata da due angolazioni diverse. Dopo mesi di discussione, l’Unione Europea ha escluso l’ipotesi dell’esproprio diretto delle riserve russe e ha optato per il finanziamento del sostegno all’Ucraina tramite nuove emissioni di debito comune. Una soluzione più lenta, politicamente più costosa, ma finanziariamente più solida. Perché l’esproprio degli asset russi era un problema (non solo politico) L’idea di confiscare gli asset russi congelati sembrava, a prima vista, una scorciatoia efficace: risorse già disponibili, nessun nuovo debito, risposta immediata all’emergenza.…
La decisione della banca centrale europea di lasciare invariati i tassi di interesse nell’ultima riunione del 2025 segna un passaggio più rilevante di quanto suggerisca la formula, ormai abusata, della “pausa”.Non siamo di fronte a un semplice momento tecnico, né a una dichiarazione formale di fine ciclo. Siamo, piuttosto, all’ingresso in una fase nuova: quella in cui il focus della politica monetaria si sposta dalla direzione dei tassi alla loro permanenza. Per chi investe in obbligazioni, questa distinzione è tutt’altro che semantica. È una linea di confine che separa scelte razionali da errori ricorrenti. La decisione della BCE: tassi fermi,…
Nel dibattito sugli investimenti – e su Bitcoin in particolare – domina spesso una narrazione fatta di certezze apparenti: target di prezzo, previsioni puntuali, scenari presentati come inevitabili.È un approccio rassicurante, ma raramente utile. Chi investe seriamente sa che i mercati non funzionano per certezze, bensì per probabilità, contesto e gestione del rischio. Investire non è fare previsioni Una previsione implica un’affermazione sul futuro: succederà questo.Un investimento, invece, parte da un presupposto diverso: potrebbe succedere questo, ma anche altro. Nei nostri testi e video preferiamo instillare dubbi; la differenza tra questi due approcci è sostanziale.Le certezze riducono la capacità di…
Siamo entrati nella fase finale dell’anno con un quadro apparentemente immobile. La BCE si appresta all’ultima riunione del 2025 (18 dicembre prossimo), prima di una pausa che la porterà direttamente a febbraio 2026. La Federal Reserve ha già concluso il calendario delle riunioni e tornerà a intervenire solo a fine gennaio. È il classico contesto di fine anno: minore attività direzionale, mercati che “galleggiano”, prezzi che si muovono più per aggiustamenti tecnici che per nuovi impulsi macro. Ma fermarsi alla superficie sarebbe un errore. Perché mentre l’azione di politica monetaria si congela, il messaggio che arriva da Francoforte è cambiato,…
La fine del 2025 consegna ai mercati due appuntamenti cruciali: l’ultima decisione della Federal Reserve e, a distanza di pochi giorni, quella della Banca centrale europea. Due scenari diversi, ma accomunati dallo stesso interrogativo: quanto spazio resta alla politica monetaria per sostenere crescita e stabilità dei prezzi in un contesto in cui i dati arrivano in ritardo e le economie mostrano segnali contrastanti? La decisione Fed e le attese sulla Bce diventano quindi il perno da cui leggere le prospettive dei prossimi mesi per investitori obbligazionari e azionari. La Fed taglia ancora: un quarto di punto in un contesto fragile…
Negli ultimi giorni il mercato obbligazionario europeo ha subito una correzione brusca, innescata da una combinazione rara: aspettative di politica monetaria più restrittiva e un improvviso aumento della percezione del rischio sovrano. Non è un evento episodico né circoscritto; è il risultato di un quadro che sta cambiando più velocemente di quanto gli investitori avessero messo in conto. BCE pronta ad alzare i tassi? Le dichiarazioni di Isabel Schnabel — figura di peso nel Consiglio direttivo della BCE e candidata naturale alla successione di Christine Lagarde — hanno contribuito ad allargare la pressione sui rendimenti. Schnabel ha affermato con chiarezza…
I nuovi dati dell’inflazione europea mostrano un’Eurozona che fatica a mostrare un movimento coerente; oltreoceano, Donald Trump ha dichiarato di aver già scelto il successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. L’ultima settimana di novembre ci consegna due segnali che, pur provenendo da fronti diversi, finiscono per intrecciarsi e delineare lo scenario che ci accompagnerà fino alle riunioni di dicembre. Le due notizie parlano la stessa lingua: prezzi, politica monetaria e aspettative dei mercati. Europa divisa sull’inflazione: Francia sotto controllo, Spagna e Germania più calde In Europa, la fotografia è frammentata. La Francia mantiene un profilo di stabilità…