Autore: Massimo Gotta

Dr. Massimo Gotta, giornalista-pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. Laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani, tra i fondatori del Circolo degli Investitori e ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario. Ha lavorato per il gruppo bancario Mediobanca e per Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. È stato docente per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino. Massimo Gotta è un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore, Class CNBC. È coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni” (TradingLibrary 2013) e autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock” (Experta 2006). Disclaimer: L’autore Massimo Gotta non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

I bond globali – al netto dell’isteria e delle contraddizioni sulle posizioni di Usa e Iran di queste ultime ore – sono tornati da settimane sotto pressione in un punto molto sensibile: la parte lunga della curva dei rendimenti. Quando salgono insieme i rendimenti richiesti dagli investitori sui titoli a 20 o 30 anni delle principali economie, il messaggio non riguarda solo le obbligazioni. Riguarda il costo del debito, le valutazioni azionarie e, in ultima analisi, la stabilità dell’intero sistema finanziario. Nelle ultime sedute questo movimento è diventato più nervoso. Il Regno Unito si è spinto su livelli che non…

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Negli ultimi mesi molti investitori hanno semplificato troppo l’attuale fase di mercato: se gli indici tengono, allora il quadro resta sotto controllo. Il problema è che questa interpretazione rischia di essere pericolosamente superficiale. Ci sono momenti in cui i segnali più importanti non arrivano da un singolo prezzo o da un singolo titolo, ma dall’incastro tra fattori diversi. Oggi quell’incastro sta diventando sempre più rilevante per le nostre decisioni di investimento. Da un lato c’è la pressione sui prezzi dell’energia, dall’altro stanno emergendo segnali recessivi nell’economia americana. In mezzo, il mercato obbligazionario resta un punto di possibile rottura, soprattutto se…

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L’inflazione dell’area euro è tornata al 3,0% in aprile 2026, dal 2,6% di marzo secondo la flash estimate pubblicata da Eurostat il 30 aprile 2026. Il dato headline, da solo, dice già abbastanza: il problema non è chiuso. Ma il punto centrale, oggi, non è solo la percentuale ufficiale. Il punto è che la perdita di potere d’acquisto è già dentro la vita quotidiana di famiglie e risparmiatori, molto prima di essere pienamente riconosciuta nella percezione pubblica. Per questo il tema non va letto come una discussione astratta tra “inflazione reale” e “inflazione percepita”. Qui non stiamo parlando di una…

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Il mercato obbligazionario continua a considerare come il percorso dei tassi non dipenda soltanto dalle mosse di Fed e BCE. Dipende anche dalla tenuta dell’inflazione, dal costo dell’energia e dalla quantità di debito che il mercato dovrà assorbire. È in questo contesto che va letto il nuovo rialzo dei rendimenti governativi osservato tra fine aprile e inizio maggio. È ormai evidente che il reddito fisso sta tornando a prezzare un contesto meno prevedibile, in cui le banche centrali restano prudenti ma non possono ignorare il rischio che l’inflazione rallenti meno del previsto. I rendimenti restano sotto pressione Negli Stati Uniti…

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La Fed arriva alla riunione di oggi, mercoledì 29 aprile 2026, in un contesto che il mercato conosce bene: inflazione ancora da domare, petrolio alto e poche ragioni immediate per cambiare i tassi. Proprio per questo, però, la riunione rischia di essere letta in modo troppo meccanico. Il punto non è solo se la Fed lascerà invariato il costo del denaro. Il punto è che il vero peso delle parole di Jerome Powell si capirà già domani, giovedì 30 aprile 2026, quando uscirà una concentrazione rara di dati macro tra Stati Uniti ed Eurozona. Secondo il calendario ufficiale della Federal…

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Websim by Intermonte ha lanciato un nuovo bond decennale emesso da Societe Generale e legato al rendomento del BTP decennale, che punta a offrire cedole mensili fino al 6% annuo lordo. Il prodotto, quotato su Euro TLX con ISIN XS3337015450, si inserisce in una fase in cui il reddito fisso continua a cercare rendimento senza rinunciare del tutto a una logica di scenario sui tassi. La caratteristica che distingue questa obbligazione da un bond tradizionale è il meccanismo di calcolo della cedola. Non si tratta infatti di un tasso fisso pagato in modo lineare, ma di una struttura range accrual costruita…

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In avvio di settimana il mercato obbligazionario si presenta con un tono leggermente più cauto. I rendimenti governativi mostrano una modesta risalita sia negli Stati Uniti sia in Europa, mentre l’attenzione degli investitori si concentra sulle riunioni della Fed del 29 aprile 2026 e della BCE del 30 aprile 2026, oltre che sui nuovi test di domanda sul debito pubblico americano. Il punto non è la dimensione del movimento, almeno per ora contenuta. Il punto è ciò che questo movimento suggerisce: il reddito fisso continua a ragionare in termini di inflazione, prezzo dell’energia e tenuta della crescita, più che di tagli imminenti dei…

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I PMI flash pubblicati il 23 aprile 2026 su Stati Uniti, Eurozona e Germania offrono una lettura piu utile se messi insieme, non separati. Il segnale comune non e un semplice rallentamento: e una combinazione piu scomoda tra crescita debole o irregolare, pressione sui costi e aumento dei prezzi di vendita. In altri termini, il quadro resta esposto a un mix di bassa crescita e inflazione meno temporanea del previsto. USA: il rimbalzo c’e, ma la qualita della crescita resta fragile Negli Stati Uniti, in base al report di S&P Global, il PMI composito risale a 52,0 da 50,3. Il…

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Le tensioni tra Usa e Iran, che si riflettono sul mercato petrolifero, stanno riportando al centro una questione che molti investitori avevano accantonato: la persistenza dell’inflazione. Quando energia, logistica e costi industriali si muovono nella stessa direzione, la pressione sui prezzi tende a durare più a lungo. Questo scenario non richiede necessariamente nuovi massimi dell’inflazione complessiva – quella misurata dall’intero paniere – per creare problemi di portafoglio. Basta che il rientro rallenti e che la componente core – quella senza energia e alimentari – resti più rigida del previsto. Perché il petrolio è rilevante per l’inflazione di medio periodo I…

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Ad aprile 2026 il tema inflazione dell’eurozona è tornato al centro del quadro macro, con un tratto preciso: l’energia ha ripreso a spingere l’indice generale, mentre le banche centrali mantengono una postura prudente sui tassi. Per chi segue e investe in obbligazioni, il punto non è solo “se l’inflazione sale o scende”, ma come cambia la composizione dell’inflazione e come quel cambio si trasmette alla curva dei rendimenti. Inflazione eurozona: il dato di marzo riapre il tema energia Il 16 aprile 2026 Eurostat ha pubblicato il dato definitivo di marzo: inflazione annua dell’area euro al 2,6%, in aumento dall’1,9% di…

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