La decisione europea sugli asset russi congelati e il ritorno degli eurobond non sono due notizie distinte. Sono la stessa scelta, osservata da due angolazioni diverse. Dopo mesi di discussione, l’Unione Europea ha escluso l’ipotesi dell’esproprio diretto delle riserve russe e ha optato per il finanziamento del sostegno all’Ucraina tramite nuove emissioni di debito comune. Una soluzione più lenta, politicamente più costosa, ma finanziariamente più solida. Perché l’esproprio degli asset russi era un problema (non solo politico) L’idea di confiscare gli asset russi congelati sembrava, a prima vista, una scorciatoia efficace: risorse già disponibili, nessun nuovo debito, risposta immediata all’emergenza.…
Autore: Massimo Gotta
La decisione della banca centrale europea di lasciare invariati i tassi di interesse nell’ultima riunione del 2025 segna un passaggio più rilevante di quanto suggerisca la formula, ormai abusata, della “pausa”.Non siamo di fronte a un semplice momento tecnico, né a una dichiarazione formale di fine ciclo. Siamo, piuttosto, all’ingresso in una fase nuova: quella in cui il focus della politica monetaria si sposta dalla direzione dei tassi alla loro permanenza. Per chi investe in obbligazioni, questa distinzione è tutt’altro che semantica. È una linea di confine che separa scelte razionali da errori ricorrenti. La decisione della BCE: tassi fermi,…
Nel dibattito sugli investimenti – e su Bitcoin in particolare – domina spesso una narrazione fatta di certezze apparenti: target di prezzo, previsioni puntuali, scenari presentati come inevitabili.È un approccio rassicurante, ma raramente utile. Chi investe seriamente sa che i mercati non funzionano per certezze, bensì per probabilità, contesto e gestione del rischio. Investire non è fare previsioni Una previsione implica un’affermazione sul futuro: succederà questo.Un investimento, invece, parte da un presupposto diverso: potrebbe succedere questo, ma anche altro. Nei nostri testi e video preferiamo instillare dubbi; la differenza tra questi due approcci è sostanziale.Le certezze riducono la capacità di…
Siamo entrati nella fase finale dell’anno con un quadro apparentemente immobile. La BCE si appresta all’ultima riunione del 2025 (18 dicembre prossimo), prima di una pausa che la porterà direttamente a febbraio 2026. La Federal Reserve ha già concluso il calendario delle riunioni e tornerà a intervenire solo a fine gennaio. È il classico contesto di fine anno: minore attività direzionale, mercati che “galleggiano”, prezzi che si muovono più per aggiustamenti tecnici che per nuovi impulsi macro. Ma fermarsi alla superficie sarebbe un errore. Perché mentre l’azione di politica monetaria si congela, il messaggio che arriva da Francoforte è cambiato,…
La fine del 2025 consegna ai mercati due appuntamenti cruciali: l’ultima decisione della Federal Reserve e, a distanza di pochi giorni, quella della Banca centrale europea. Due scenari diversi, ma accomunati dallo stesso interrogativo: quanto spazio resta alla politica monetaria per sostenere crescita e stabilità dei prezzi in un contesto in cui i dati arrivano in ritardo e le economie mostrano segnali contrastanti? La decisione Fed e le attese sulla Bce diventano quindi il perno da cui leggere le prospettive dei prossimi mesi per investitori obbligazionari e azionari. La Fed taglia ancora: un quarto di punto in un contesto fragile…
Negli ultimi giorni il mercato obbligazionario europeo ha subito una correzione brusca, innescata da una combinazione rara: aspettative di politica monetaria più restrittiva e un improvviso aumento della percezione del rischio sovrano. Non è un evento episodico né circoscritto; è il risultato di un quadro che sta cambiando più velocemente di quanto gli investitori avessero messo in conto. BCE pronta ad alzare i tassi? Le dichiarazioni di Isabel Schnabel — figura di peso nel Consiglio direttivo della BCE e candidata naturale alla successione di Christine Lagarde — hanno contribuito ad allargare la pressione sui rendimenti. Schnabel ha affermato con chiarezza…
I nuovi dati dell’inflazione europea mostrano un’Eurozona che fatica a mostrare un movimento coerente; oltreoceano, Donald Trump ha dichiarato di aver già scelto il successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. L’ultima settimana di novembre ci consegna due segnali che, pur provenendo da fronti diversi, finiscono per intrecciarsi e delineare lo scenario che ci accompagnerà fino alle riunioni di dicembre. Le due notizie parlano la stessa lingua: prezzi, politica monetaria e aspettative dei mercati. Europa divisa sull’inflazione: Francia sotto controllo, Spagna e Germania più calde In Europa, la fotografia è frammentata. La Francia mantiene un profilo di stabilità…
La decisione di Moody’s di alzare il rating dell’Italia da Baa3 a Baa2, con outlook stabile, è uno degli eventi più rilevanti degli ultimi due decenni per il debito pubblico italiano. Non solo perché l’upgrade mancava dal maggio 2002, ma perché arriva al termine di un ciclo di valutazioni positive che – negli ultimi sette mesi – ha visto l’Italia ottenere sette promozioni tra rating e outlook dalle principali agenzie. Il risultato non è casuale. Ed è stato ampiamente anticipato da diversi indicatori, oltre che da analisi e previsioni formulate nei giorni precedenti al verdetto. L’analisi di questa settimana mette…
L’ultimo intervento di Christine Lagarde al Frankfurt European Banking Congress mette nero su bianco una diagnosi piuttosto netta: l’Europa dimostra tenuta strutturale, ma resta vulnerabile. Per spiegare la direzione che, secondo lei, dovrebbe prendere l’economia europea, la presidente della BCE ha parlato di modello di crescita da ripensare, di mercato interno bloccato e di necessità di più investimenti pubblici. Il tutto condensato nella formula implicita “da economia che resiste a economia che cresce”, con un richiamo esplicito alla celebre frase attribuita a Galileo: “E pur si muove”. Per noi investitori, il discorso di Lagarde non è solo una dichiarazione politica:…
L’ultima settimana, ha restituito un quadro macroeconomico europeo sfumato ma significativo per chi osserva il mercato obbligazionario. I dati provenienti dalla Francia, dal bollettino economico della BCE, dalle stime Eurostat sul PIL e dagli aggiornamenti di Bankitalia sul debito pubblico italiano contribuiscono a delineare un contesto in cui l’inflazione continua a convergere verso il target, la crescita procede ma senza slanci e la politica monetaria resta ancorata a un approccio prudente e guidato dai dati. Per gli investitori in obbligazioni, questo insieme di segnali non va letto come un mosaico di notizie scollegate, ma come un’evidenza coerente: l’Eurozona si sta…