Autore: Massimo Gotta

Dr. Massimo Gotta, giornalista-pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. Laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani, tra i fondatori del Circolo degli Investitori e ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario. Ha lavorato per il gruppo bancario Mediobanca e per Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. È stato docente per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino. Massimo Gotta è un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore, Class CNBC. È coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni” (TradingLibrary 2013) e autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock” (Experta 2006). Disclaimer: L’autore Massimo Gotta non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

Le obbligazioni europee, a inizio giugno 2026, si presentano ancora in cerca di un equilibrio, strette tra inflazione e crescita flebile. L’area euro non mostra un crollo dell’attività, ma nemmeno un’espansione abbastanza robusta da assorbire facilmente uno shock energetico e un’inflazione più alta. Per chi, come noi, investe prevalentemente in obbligazioni europee, il problema non è un solo dato, ma la combinazione tra crescita modesta, prezzi tornati aggressivi e una Banca centrale europea costretta a restare prudente. Il punto centrale è che il quadro macro dell’area euro non giustifica né ottimismo superficiale né allarme specifico. È una fase in cui…

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Nell’area euro è tornata a imporsi una combinazione che i mercati obbligazionari seguono con particolare attenzione: inflazione in risalita e crescita meno robusta. Non è ancora una rottura strutturale del quadro macroeconomico europeo, ma è un segnale sufficiente per considerare in bilico la situazione in Europa. Il punto centrale emerge dall’incrocio di due elementi recenti. Da un lato, il dato finale di aprile diffuso da Eurostat mostra un’inflazione annua dell’area euro salita al 3,0%, dal 2,6% di marzo. Dall’altro, la Commissione europea ha rivisto il profilo del 2026 indicando una crescita più debole e un’inflazione più alta rispetto alle attese…

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I rendimenti dei Teasury USA, nell’ultima asta del 13 maggio 2026, sono volati oltre il 5%, riportando al centro un tema che i mercati non possono trattare come un dettaglio. Infatti, il Tesoro statunitense ha collocato il bond trentennale con un rendimento del 5,046%, mentre due giorni dopo la serie ufficiale dei tassi giornalieri del Dipartimento del Tesoro indicava il rendimento del 30 anni al 5,14% sul mercato secondario. Non è solo una soglia psicologica. Quando il tratto lungo della curva americana torna sopra il 5%, cambia il costo del capitale, cambia il modo in cui vengono letti i deficit…

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Lo shock energetico è tornato a spingere l’inflazione, e questa volta il rischio non riguarda solo il prezzo del petrolio. Il tema sta rientrando nei dati europei e italiani, nelle valutazioni della BCE e nelle proiezioni dell’EIA americana. Per questo non basta leggere il prezzo del barile come un indicatore di tensione geopolitica: bisogna guardare a come lo shock si trasmette a bollette, trasporti, alimentari e crescita. Il problema resta aperto anche perché la crisi che ruota attorno a Hormuz continua a pesare sulla logistica energetica globale. Finché quel canale di transito non torna a funzionare in modo stabile, il…

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I Treasury USA e, in generarle, il mercato obbligazionario americano entrano in una delle settimane più sensibili di questo inizio maggio. Fra lunedì 11 e mercoledì 13 maggio 2026 il Tesoro USA colloca 125 miliardi di dollari di nuovi titoli, mentre martedì 12 arriva anche il dato sull’inflazione di aprile. Per i Treasury è un passaggio cruciale perché concentra, in pochi giorni, nuova offerta di debito e uno dei dati macro più osservati dal mercato. La questine è rilevante perché non riguarda solo la direzione dei tassi ufficiali. Riguarda anche la capacità del mercato di assorbire nuove emissioni in un…

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Il mercato obbligazionario americano entra nella settimana con un equilibrio ancora precario. Il dato sul lavoro pubblicato venerdì 8 maggio ha segnalato un raffreddamento moderato dell’economia, ma non abbastanza netto da spostare, da solo, la dinamica dei rendimenti sui Treasury. Per questo il dato più importante resta quello sull’inflazione USA atteso per martedì 12 maggio 2026. La questione, per le obbligazioni, è semplice solo in apparenza. Se l’attività rallenta ma i prezzi restano troppo alti, il margine per un allentamento monetario resta stretto. È proprio questa combinazione a tenere il mercato in una situazione di volatilità, senza un segnale pulito…

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I bond globali – al netto dell’isteria e delle contraddizioni sulle posizioni di Usa e Iran di queste ultime ore – sono tornati da settimane sotto pressione in un punto molto sensibile: la parte lunga della curva dei rendimenti. Quando salgono insieme i rendimenti richiesti dagli investitori sui titoli a 20 o 30 anni delle principali economie, il messaggio non riguarda solo le obbligazioni. Riguarda il costo del debito, le valutazioni azionarie e, in ultima analisi, la stabilità dell’intero sistema finanziario. Nelle ultime sedute questo movimento è diventato più nervoso. Il Regno Unito si è spinto su livelli che non…

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Negli ultimi mesi molti investitori hanno semplificato troppo l’attuale fase di mercato: se gli indici tengono, allora il quadro resta sotto controllo. Il problema è che questa interpretazione rischia di essere pericolosamente superficiale. Ci sono momenti in cui i segnali più importanti non arrivano da un singolo prezzo o da un singolo titolo, ma dall’incastro tra fattori diversi. Oggi quell’incastro sta diventando sempre più rilevante per le nostre decisioni di investimento. Da un lato c’è la pressione sui prezzi dell’energia, dall’altro stanno emergendo segnali recessivi nell’economia americana. In mezzo, il mercato obbligazionario resta un punto di possibile rottura, soprattutto se…

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L’inflazione dell’area euro è tornata al 3,0% in aprile 2026, dal 2,6% di marzo secondo la flash estimate pubblicata da Eurostat il 30 aprile 2026. Il dato headline, da solo, dice già abbastanza: il problema non è chiuso. Ma il punto centrale, oggi, non è solo la percentuale ufficiale. Il punto è che la perdita di potere d’acquisto è già dentro la vita quotidiana di famiglie e risparmiatori, molto prima di essere pienamente riconosciuta nella percezione pubblica. Per questo il tema non va letto come una discussione astratta tra “inflazione reale” e “inflazione percepita”. Qui non stiamo parlando di una…

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Il mercato obbligazionario continua a considerare come il percorso dei tassi non dipenda soltanto dalle mosse di Fed e BCE. Dipende anche dalla tenuta dell’inflazione, dal costo dell’energia e dalla quantità di debito che il mercato dovrà assorbire. È in questo contesto che va letto il nuovo rialzo dei rendimenti governativi osservato tra fine aprile e inizio maggio. È ormai evidente che il reddito fisso sta tornando a prezzare un contesto meno prevedibile, in cui le banche centrali restano prudenti ma non possono ignorare il rischio che l’inflazione rallenti meno del previsto. I rendimenti restano sotto pressione Negli Stati Uniti…

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