I bond globali – al netto dell’isteria e delle contraddizioni sulle posizioni di Usa e Iran di queste ultime ore – sono tornati da settimane sotto pressione in un punto molto sensibile: la parte lunga della curva dei rendimenti. Quando salgono insieme i rendimenti richiesti dagli investitori sui titoli a 20 o 30 anni delle principali economie, il messaggio non riguarda solo le obbligazioni. Riguarda il costo del debito, le valutazioni azionarie e, in ultima analisi, la stabilità dell’intero sistema finanziario.

Nelle ultime sedute questo movimento è diventato più nervoso. Il Regno Unito si è spinto su livelli che non si vedevano da molti anni sul trentennale. Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury a 30 anni è tornato temporaneamente sopra il 5%. Anche il Giappone, che per molto tempo è stato considerato un’eccezione per la sua politica monetaria ultra-accomodante, si sta avvicinando ai massimi storici sul tratto lungo della curva dei rendimenti.

Perché è importante il tratto lungo della curva

Quando si parla di rendimenti obbligazionari, molti investitori guardano soprattutto alle mosse delle banche centrali e ai tassi a breve. Ma il tratto lungo della curva racconta un’altra storia, perché non riflette solo le attese sui tassi decisi dalle banche centrali. Misura anche quanta fiducia il mercato ha nella capacità di un Paese di finanziare il proprio debito, tenere sotto controllo l’inflazione e offrire stabilità nel tempo, come spiega questo approfondimento di Morningstar.

Per questo un rialzo dei rendimenti a 30 anni non è un mero dettaglio tecnico. Se gli investitori chiedono un premio più alto per prestare denaro molto a lungo a Stati Uniti, Regno Unito o Giappone, significa che il rischio percepito è aumentato oppure che la fiducia nel quadro futuro si è indebolita. Ecco perché, ad esempio, per i Treasury Usa è importante monitorare la soglia del 5% di rendimento.

Il messaggio del mercato va oltre il singolo Paese

Il punto più delicato non è che un singolo mercato si stia muovendo. Il punto è che il movimento sta coinvolgendo più economie importanti nello stesso momento.

Quando questo accade, il mercato sta dicendo che il problema non è locale. Sta iniziando a prezzare un contesto globale in cui il debito costa di più, l’inflazione resta meno docile del previsto e i governi potrebbero dover offrire rendimenti più alti per collocare titoli di lunga durata.

Questo aspetto è rilevante perché mette in discussione una semplificazione molto diffusa: l’idea che basti attendere i tagli dei tassi per vedere una discesa generalizzata dei rendimenti su tutta la curva. Se la parte lunga continua a salire, significa che il mercato non considera così lineare questo scenario.

Perché i rendimenti a lungo termine stanno salendo

Le cause possibili sono diverse e non vanno confuse tra loro. Una parte del movimento può riflettere aspettative di inflazione ancora persistente. Un’altra può dipendere dal timore che i conti pubblici richiedano più emissioni e quindi più offerta di debito da assorbire. C’è poi un tema di fiducia generale: se il mercato ritiene che il debito pubblico stia diventando più oneroso da finanziare, il premio richiesto sale.

Questo non significa che siamo già davanti a una crisi conclamata. Significa però che il mercato sta chiedendo compensazioni più elevate per sopportare rischi di lungo periodo che fino a poco tempo fa apparivano più gestibili.

È anche per questo che il ruolo dei grandi investitori istituzionali, come fondi pensione e assicurazioni – che hanno necessità di acquistare buoni rendimenti a lungo e lunghissimo termine – va letto con prudenza. È vero che rendimenti più alti possono attirare nuova domanda. Ma se il rialzo nasce da una sfiducia crescente sul quadro fiscale o inflattivo, la presenza di compratori non basta da sola a cancellare il problema.

Cosa cambia per chi investe non solo in obbligazioni

Il rialzo dei rendimenti lunghi non resta confinato al reddito fisso. Quando il costo del denaro di lungo periodo sale, anche le altre attività finanziarie devono riadattarsi.

Per l’azionario questo significa pressione sui multipli, cioè sulle valutazioni che il mercato è disposto a riconoscere alle società. Un tasso più alto riduce il valore attuale degli utili futuri e rende meno indulgente il mercato verso i titoli più costosi. Per i governi significa maggior costo nel rifinanziare il debito, per le imprese significa condizioni finanziarie meno favorevoli e per il sistema nel suo complesso significa meno margine di errore.

In altre parole, il problema non è solo che i bond scendano di prezzo quando i rendimenti salgono. Il problema è che un rialzo coordinato del tratto lungo rende più severe le condizioni finanziarie per quasi tutti gli asset.

Il soft landing diventa meno convincente

Negli ultimi mesi una parte del mercato ha continuato a puntare su uno scenario relativamente scontato: inflazione in discesa, tagli dei tassi graduali e rallentamento economico senza danni profondi. È lo schema che spesso viene riassunto con l’espressione soft landing.

Il movimento in corso sui rendimenti lunghi non smentisce automaticamente questo scenario, ma lo mette sotto pressione.

Se i rendimenti a lunga scadenza restano alti o salgono ancora, significa che il mercato continua a vedere rischi importanti su inflazione, debito pubblico e costo del denaro nel tempo

Per questo la soglia del 5% sul Treasury trentennale viene osservata con attenzione. Non per ragioni simboliche, ma perché un superamento stabile di quell’area rafforzerebbe l’idea che il problema non sia più soltanto geopolitico o congiunturale. Diventerebbe sempre più un tema di equilibrio del sistema finanziario globale.

Cosa osservare nelle prossime settimane

Nelle prossime settimane conterà meno il commento emotivo sul singolo movimento giornaliero e conterà di più la qualità del segnale. Se Stati Uniti, Regno Unito e Giappone continueranno a vedere rendimenti lunghi in accelerazione, il mercato starà confermando che il premio per detenere debito pubblico di lungo termine è entrato in una nuova fase.

Noi, come investitori, non dobbiamo inseguire l’allarme. Il punto è capire che i bond governativi lunghi non sono automaticamente un’area tranquilla solo perché offrono rendimenti più alti rispetto a qualche anno fa. Se quei rendimenti salgono per motivi legati a inflazione, finanza pubblica e fiducia sistemica, il rischio resta elevato anche nel comparto che molti considerano più difensivo.

Il segnale, quindi, non va drammatizzato ma neppure sottovalutato. Quando il tratto lungo delle curve globali si muove insieme, il mercato sta dicendo che il prezzo del tempo e del rischio sta cambiando.

Se il tuo portafoglio è stato costruito ipotizzando un contesto di tassi in discesa e mercati più stabili, questo è un momento utile per verificare se quell’impostazione regge ancora. 

Per capire perché, in fasi come questa, il confronto strutturato e continuativo con altri investitori può diventare un vantaggio concreto, guarda il video di presentazione del Circolo Pro e scopri quale tipo di lavoro facciamo al suo interno.

Se ritieni che questo approccio abbia senso anche per te, puoi poi valutare se fissare una call con noi.

L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche macroeconomiche.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

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Dr. Massimo Gotta, giornalista-pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. Laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani, tra i fondatori del Circolo degli Investitori e ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario. Ha lavorato per il gruppo bancario Mediobanca e per Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. È stato docente per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino. Massimo Gotta è un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore, Class CNBC. È coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni” (TradingLibrary 2013) e autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock” (Experta 2006). Disclaimer: L’autore Massimo Gotta non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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