Come avevamo detto il 9 luglio, I costi dell’AI iniziano a incidere sui bilanci delle aziende americane in modo sempre più evidente.
Ieri Wall Street ha chiuso in rosso, con il petrolio tornato a salire e i timori sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale di nuovo al centro della seduta.
A pesare più di tutti è stato il comparto tecnologico, con Alphabet tra i titoli più colpiti nonostante un trimestre che, sulla carta, aveva sorpreso in positivo.
Alphabet, la trimestrale che non convince il mercato
Alphabet ha perso il 7,13% in borsa nella seduta di ieri, un calo che colpisce perché arriva subito dopo una trimestrale che aveva sorpreso in positivo, con un utile per azione che ha battuto le stime degli analisti con uno scarto del 216,60%, una delle sorprese più ampie registrate di recente tra le big tech americane.
Il mercato non ha premiato questo risultato perché nella stessa comunicazione la società ha indicato un nuovo aumento della spesa in conto capitale prevista per l’intelligenza artificiale, dopo revisioni simili già viste nei trimestri precedenti.
È questo ormai il filtro con cui il mercato legge i risultati delle società più esposte all’intelligenza artificiale: pesa la qualità del flusso di cassa nell’era del capex AI, più della sorpresa trimestrale sugli utili, indipendentemente da quanto forte sia il numero portato a casa nel trimestre.
Anche Tesla ha chiuso la seduta in forte calo, dopo un trimestre sotto le attese e il primo flusso di cassa libero negativo in due anni. Il tema è lo stesso di cui abbiamo scritto ieri parlando della transizione verso Optimus e la robotica: il capitale si sposta sempre più verso l’intelligenza artificiale, mentre il ritorno resta da dimostrare.
Il quadro tecnico secondo Trendycator

Sul grafico settimanale, Alphabet arriva da una fase di trend rialzista molto estesa: Trendycator® era in regime LONG da oltre un anno, con il titolo passato da circa 160 a un massimo sopra i 400 dollari. Dopo la seduta di ieri il segnale è passato a NEUTRAL, chiudendo di fatto quella fase.
L’Oscillator del Circolo degli Investitori, che misura momentum e zone di ipercomprato/ipervenduto, ha segnalato da tempo un magnifico Monkey pattern, ovvero una profonda divergenza tra prezzi e oscillatore.
Il filo che lega Alphabet, Tesla e la bolla AI
Il crollo di ieri si inserisce nello stesso schema descritto qualche settimana fa parlando della bolla AI secondo Michael Burry e il parallelo con il 2000: infrastrutture costruite oggi a ritmi molto rapidi, ricavi monetizzabili che restano ancora da dimostrare su quella stessa scala.
Alphabet e Tesla, ieri, hanno offerto due versioni dello stesso problema: capex in aumento, mercato che comincia a chiedere conto dei ritorni.
Per chi segue il settore, la domanda utile non riguarda se l’intelligenza artificiale sia reale o meno, ma quanto capitale il mercato sia ancora disposto a finanziare al buio l’AI prima di vedere ritorni misurabili.
Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.
Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione. L’immagine di copertina è creata con strumenti di intelligenza artificiale.
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