A fine gennaio Tesla ha annunciato lo stop alla produzione di Model S e Model X, con la chiusura effettiva prevista nel corso del secondo trimestre 2026. Lo stabilimento di Fremont che li produceva diventerà una linea per Optimus, il robot umanoide del gruppo, con una capacità dichiarata di un milione di unità l’anno. È un dettaglio industriale che vale la pena isolare dal rumore delle trimestrali, perché racconta una direzione più della guidance del giorno.
Per quel che riguarda la privacy nel nuovo mondo dei robot umanoidi ti invito a leggere questo mio articolo: Il robot domestico vede e tocca tutto
Da fabbrica di auto a fabbrica di robot
Tesla nasce come costruttore di veicoli elettrici e per anni è stata valutata, discussa e comprata soprattutto su quella base: consegne, margini, prezzo medio di vendita.
Questo settore oggi copre una parte sempre più piccola di quello che l’azienda sta effettivamente costruendo.
Oltre allo stop a Model S e X, Tesla ha rivisto al rialzo la spesa in conto capitale prevista per il 2026 — destinata a infrastruttura AI, capacità di calcolo per l’addestramento dei modelli e produzione di Optimus e robotaxi — fino a superare abbondantemente il doppio di quella sostenuta nel 2025, con un’ulteriore revisione comunicata proprio nella trimestrale di ieri. Il fatturato resta oggi in larga parte automotive, ma il capitale si sta spostando altrove, e questo scarto è il punto centrale per chi guarda il titolo in ottica pluriennale.
Il conto di una transizione che non è ancora ripagata
Queste scelte non sono mai indolore; il consensus sul flusso di cassa libero per il 2026 è passato, in pochi anni, da ampiamente positivo a stabilmente negativo: un ribaltamento di scala che misura quanto costa, oggi, finanziare la transizione prima che generi ritorni.
Nel breve periodo significa un’azienda che brucia cassa mentre investe, con margini automotive sotto pressione contemporaneamente.
Che questa spesa si trasformi in un vantaggio competitivo duraturo nella robotica fisica resta da dimostrare sui numeri dei prossimi trimestri, non sulle slide di presentazione.
L’altro fronte: SpaceX mostra crepe
Parte dell’attenzione e delle risorse di Musk è impegnata anche su SpaceX, e qui il quadro recente è meno lineare.
Il 16 luglio il lancio di Starship è stato bloccato automaticamente a pochi secondi dal decollo, dopo che alcuni motori Raptor del booster non si sono accesi correttamente: due motori sono stati sostituiti prima del nuovo tentativo.
In borsa, dopo il debutto del 12 giugno a 135 dollari e un picco a 225 nei giorni successivi, il titolo SpaceX è sceso sotto i 115 dollari, tornando per la prima volta sotto il prezzo di collocamento.
Non è un problema di Tesla in senso stretto, ma è rilevante per chi valuta Musk come fattore comune tra le due aziende: la capacità di esecuzione mostrata su un fronte non si trasferisce automaticamente sull’altro.

Il titolo appare con un razzo in via di ammaraggio; avevo espresso i miei dubbi sulla ipotesi di investire sulle azioni in recente quotazione, ancor più quando contornate da una forte attesa: SpaceX, 20 miliardi di bond e fa −16%
Cosa cambia per chi guarda il titolo Tesla
Io ripeto spesso a chi ci segue che i grafici ci parlano.
Tesla resta nel gruppo dei cosiddetti Magnificent Seven, ma con un profilo di rischio diverso dagli altri componenti: da tempo ormai appare evidente come il titolo abbia perso smalto zavorrato dai costi e dal periodo di transizione.

Interessante il tentativo di rottura long di dicembre 2025 in attesa della trimestrale che poi però si sono concretizzati in una falsa rottura long. È interessante notare oggi come quel picco di prezzi fosse in realtà accompagnato da un Trendycator Ocillator in divergenza negativa a testimoniarne la debolezza sottostante quell’acuto.
Oggi il titolo quota intorno ai 337 USD -9.80% a seguito della trimestrale uscita ieri peggiorativa rispetto alle stime degli analisti del -38,13%.
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