Tra luglio e agosto 2026 i mercati americani hanno attraversato due mesi agli estremi opposti.

Il Nasdaq 100 ha perso il 6,6% a luglio, il calo mensile più forte degli ultimi 22 anni, trascinato soprattutto dai semiconduttori: il settore ha scontato i primi dubbi seri sulle valutazioni legate all’intelligenza artificiale e sulla concorrenza cinese. Nello stesso mese i rendimenti dei Treasury più lunghi sono saliti fino ai massimi da quasi vent’anni, e il petrolio ha corso con forza dopo il riacutizzarsi delle tensioni nello Stretto di Hormuz.

Poi, appena entrati in agosto, l’inversione.

Il Nasdaq ha recuperato quasi il 5% in due sedute, spinto da acquisti diffusi su tutto il comparto tecnologico e da un allentamento delle tensioni in Medio Oriente.

Ma soprattutto si è fatta notare Microsoft, che in una settimana è salita del 21%. La settimana successiva ha aperto con un gap up deciso, proseguendo la corsa.

Questo tipo di gap (buco) nei prezzi settimanali è un comportamento tipico delle penny stocks.

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Titolo Microsoft su scala weekly. Grafica e dati Tradingview.com. Elaborazione Circolo degli Investitori per mezzo dell’indicatore Trendycator®.

Quando si vedono gap così importanti in azioni così liquide è sintomo di FOMO: c’è troppa voglia di salire sul carro dei vincenti.

A settembre i mercati faranno i conti con due domande dalle risposte complicate.

Una Fed con una guida nuova, non ancora testata

La prima domanda riguarda chi guida la politica monetaria americana. Il 13 maggio 2026 il Senato ha confermato Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve con il voto più risicato nella storia della carica, 54 a 45. Warsh ha giurato il 22 maggio, succedendo a Jerome Powell.

Da quando faccio questo mestiere non ho mai visto un presidente della FED con così poco credito da parte dei mercati; durante il suo primo intervento pubblico è bastato che dicesse “Buongiorno” e i mercati hanno iniziato a diventare nervosi.

Nonostante il discorso non contenesse quasi nessuna indicazione esplicita sui tassi. Le probabilità stimate dai futures di un rialzo a settembre sono comunque passate dal 35% al 57% nel giro di poche ore.

Warsh ci ha messo del suo, e lo ha fatto descrivendo il problema invece di negarlo: “Se i mercati si affidano in modo sostanziale alle indicazioni della Fed e la Fed si affida ai prezzi di mercato, siamo tutti più esposti a non vedere gli sviluppi nuovi, più esposti a farci cogliere impreparati da un cambio di scenario, più esposti a commettere errori nelle decisioni di policy.

L’altra scommessa aperta: i conti dell’intelligenza artificiale

La seconda domanda riguarda le aziende, non la banca centrale. Le grandi tech continuano a impegnare capitali enormi sull’infrastruttura per l’intelligenza artificiale, con un orizzonte di anni prima che quella spesa si trasformi in profitti verificabili.

Ne abbiamo già scritto, guardando alla bolla dell’IA in prospettiva storica rispetto al 2000 e a come i costi dell’IA abbiano iniziato a incidere sui bilanci delle aziende.

La domanda che i mercati si fanno ormai da mesi è se questi investimenti continueranno anche in futuro.

Perché non conviene aspettarsi normalità nel breve

Nessuna delle due domande, la credibilità della nuova Fed sull’inflazione e la sostenibilità della spesa sull’IA, troverà risposta nell’arco di poche settimane.

Sono processi che si misurano in trimestri, non in sedute di borsa.

Ma soprattutto, Warsh riuscirà a spezzare la sala degli specchi che lui stesso ha descritto, o il prossimo intervento pubblico produrrà lo stesso corto circuito?

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->