Gli investimenti in infrastruttura per l’intelligenza artificiale, dai data center ai chip, crescono a un ritmo che le categorie contabili tradizionali faticano a rappresentare in modo distinto. Capex, costo del venduto e ricerca e sviluppo si mescolano nei bilanci trimestrali, e isolare quanto un’azienda stia effettivamente spendendo per l’AI diventa più complicato mano a mano che quella spesa cresce. Due episodi recenti, uno dal lato dei grandi investimenti infrastrutturali e uno dal lato dei costi operativi interni, mostrano quanto questo peso sia diventato concreto.

Oracle e la domanda della SEC

Nell’anno fiscale chiuso a maggio 2025 il capex di Oracle è passato da 6,9 a 21,2 miliardi di dollari, un aumento del 209%. La SEC ha inviato all’azienda una comment letter, una richiesta formale di chiarimenti che precede l’approvazione definitiva di un bilancio, chiedendo di motivare l’aumento e di indicare se la spesa continuerà a crescere a questo ritmo. È un controllo di routine su una voce diventata improvvisamente enorme, non un’accusa formale, ma il fatto che serva comunque un intervento della SEC per ottenere quel dettaglio dice qualcosa sul livello di trasparenza con cui il mercato sta seguendo la corsa agli investimenti in data center per l’AI.

Uber, quando il costo esce dal bilancio ed entra nelle scelte operative

Uber ha vissuto lo stesso problema dal lato dei costi operativi interni. L’azienda aveva spinto i dipendenti a usare strumenti di AI generativa il più possibile, arrivando a costruire classifiche interne sull’utilizzo. Il risultato è stato un budget annuale consumato in quattro mesi, seguito da un tetto di spesa di 1.500 dollari al mese per dipendente, per ogni singolo strumento, con la possibilità di richiedere un’eccezione. È un caso piccolo rispetto ai bilanci di un’azienda quotata di quelle dimensioni, ma resta utile perché mostra come la spesa in AI possa sfuggire di mano anche a chi la gestisce direttamente, prima ancora che agli analisti che provano a stimarla da fuori.

Il grafico di Oracle: Trendycator® ancora long, ma respinto dalla resistenza

Analisi grafica del titolo Oracle su base weekly in data 09-07-2026 per mezzo dell'indicatore Trendycator®.
Titolo Racle su scala weekly. Grafica e dati Tradingview.com. Elaborazione Circolo degli Investitori per mezzo dell’indicatore Trendycator®.

Oracle arrivava da una fase di forte tensione sui prezzi intercettata dal nostro oscillator in divergenza.

Dopo il crollo dai massimi di metà 2025, il titolo ha impostato una fase di recupero che ha fatto scattare il long di Trendycator®. Quel rimbalzo si è però fermato contro una fascia tra circa 245 e 280 dollari, un’area di squilibrio tra domanda e offerta lasciata scoperta durante il crollo iniziale e mai più colmata, tecnicamente una Fair Value Gap.

Il prezzo è stato respinto da quel punto ed è tornato a ripiegare fino ai livelli attuali, intorno a 140 dollari.

In questo momento il prezzo si trova stabilmente al di sotto della media mobile a 200 periodi e, se dovesse perdere il supporto statico dato dai precedenti minimi in sequenza potrebbe verificarsi un’accelerazione ribassista con cambio di stato di Trendycator.

In questo caso, il Trendycator ha fatto il suo mestiere ma a volte le resistenze sono difficili da valicare; per questo motivo nel Circolo Pro andiamo a commentare insieme ai lettori ogni singola decisione presa, anche se su questo titolo non abbiamo posizioni aperte nel portafoglio speculativo.

L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione. L’immagine di copertina è creata senza l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->