A metà maggio avevo scritto di un possibile Super El Niño per il 2026, con tre materie prime sotto osservazione: caffè, cacao e zucchero. Alla base c’era un report del Climate Prediction Center della NOAA, che segnalava una probabilità elevata di sviluppo del fenomeno tra maggio e luglio.
La lettura era che i mercati avrebbero potuto incorporare un premio al rischio climatico prima ancora che i danni sui raccolti comparissero nei dati ufficiali: il caffè per il peso del Brasile nella produzione mondiale, il cacao per un equilibrio di offerta già fragile, lo zucchero per la combinazione tra blocco delle esportazioni indiane e prospettive di monsone debole.
Sono passate diverse settimane. È il momento di guardare cosa è successo sui mercati e se lo scenario descritto si sta confermando.
A che punto è El Niño oggi
Le rilevazioni più recenti indicano che il fenomeno non solo si è formato, ma sta accelerando. L’indice Niño 3.4, il principale riferimento per misurare l’intensità di El Niño, è salito a +1,7°C nella rilevazione di metà giugno, e i modelli climatici assegnano una probabilità del 98% alla presenza di El Niño nel trimestre in corso. Le proiezioni più a lungo termine spingono oltre: una parte consistente dei modelli indica una probabilità elevata di un episodio di intensità molto forte tra novembre e gennaio, un livello che rientrerebbe tra i più marcati dal 1950 a oggi. L’agenzia meteorologica giapponese ha confermato in modo indipendente la formazione del fenomeno nel Pacifico equatoriale.
Rispetto a maggio lo scenario è addirittura peggiorato.
Cosa si vede ora sui prezzi, sui grafici weekly
Sul grafico settimanale del cacao (ETC quotato su Euronext Paris) si osserva un movimento netto: dopo un lungo consolidamento pluriennale, il prezzo ha superato l’area di massimo del range con un progresso del 34% dal nostro ingresso. È una rottura che arriva dopo mesi di lateralizzazione, non un episodio isolato di una singola seduta.

Sul daily è ben visibile l’ingresso di Trendycator® giudicato GOOD dal nostro AIRanker.

Sul caffè il quadro va nella stessa direzione, con un progresso del 48% dai recenti minimi. In questo caso il movimento arriva dopo un evento di mercato più acuto: il 6 luglio i future Arabica hanno registrato una delle variazioni giornaliere più ampie degli ultimi decenni, prima di un parziale rientro nei giorni successivi.

Anche in questo caso è visibile l’ottima operazione fatta con gli amici del Circolo Pro. I prezzi hanno sentito perfettamente la media mobile a 200 periodi sul weekly prima di ripartire andando oltre il nostro target prefissato. L’immagine mostra il timeframe weekly mentre la gestione di Trendycator è seguita sul timeframe daily.

Perché il clima arriva sui prezzi con ritardo
Il canale di trasmissione tra un fenomeno climatico e il prezzo di una materia prima agricola non è immediato, e spesso non è nemmeno lineare. Nel caso del cacao, il rally delle ultime settimane è stato alimentato in prima battuta da piogge eccessive in Costa d’Avorio e Ghana, che hanno allagato strade e ridotto l’accesso alle piantagioni, aumentando il rischio di marciume bruno e altre malattie fungine. È un effetto quasi opposto a quello che ci si aspetterebbe da El Niño in Africa occidentale, dove il fenomeno porta tipicamente condizioni più calde e secche: l’impatto siccitoso è un rischio che gli analisti collocano sulla campagna 2026/27, non su quella in corso, con stime di produzione in Costa d’Avorio in calo significativo rispetto all’anno precedente.
Sul caffè il meccanismo è più diretto. Nella regione di Minas Gerais, cuore della produzione brasiliana di Arabica, le piogge di fine giugno sono state di gran lunga superiori alla norma storica, seguite quasi subito da un periodo praticamente privo di precipitazioni. Un’oscillazione così ampia in poche settimane è il tipo di variabilità climatica che la fioritura del caffè tollera peggio, coerente con l’instabilità attesa in un anno di El Niño.
Anche lo zucchero, terzo tassello della tesi originale, si muove in una direzione compatibile: l’India ha esteso il blocco delle esportazioni almeno fino a fine settembre, con alcune stime che parlano di un’assenza dai mercati export per diversi anni, mentre il monsone 2026 viaggia sotto la media storica. Non è la materia prima al centro di questo aggiornamento sui grafici, ma il quadro resta coerente con lo scenario di maggio.
Cosa ha significato seguire il segnale in anticipo
Sia sul cacao sia sul caffè, il nostro sistema di valutazione dei setup aveva segnalato ai membri di Circolo Pro l’ingresso su questi due mercati con un giudizio di qualità elevato, prima che il movimento più ampio si manifestasse sui prezzi. Con l’accelerazione delle ultime settimane, la gestione delle due posizioni è stata aggiornata portando lo stop in territorio di profitto, per proteggere il guadagno maturato mantenendo comunque margine per un’eventuale prosecuzione del trend.
È il punto più concreto della tesi di maggio: il valore di un lavoro di analisi si misura nella capacità di intercettare per tempo un rischio, o un’opportunità, prima che si manifesti in modo evidente, e nella disciplina con cui viene gestito quando il movimento arriva.
Chi è interessato a vedere come vengono lette per tempo dinamiche come questa, e come vengono gestite le posizioni quando il mercato si muove, può dare un’occhiata alla nostra presentazione qui.
L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.
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