Pontes, il ponte BCE tra banche e asset tokenizzati ma non c’entra con XRP.

Il 21 settembre la BCE ha acceso Pontes, il primo servizio live per il regolamento di asset tokenizzati in moneta della Banca Centrale. È il tassello più concreto messo finora sul tavolo da Christine Lagarde nella settimana in cui l’euro digitale è entrato nella fase operativa.

Due annunci diversi con l’intenzione di portare l’infrastruttura dei pagamenti europei fuori dalla dipendenza da reti straniere.

Cos’è Pontes, in pratica

Pontes, come dice il nome, è un ponte che permette a banche e altri soggetti abilitati di regolare in riserve di banca centrale le transazioni all’ingrosso su asset tokenizzati: azioni, obbligazioni, altri strumenti emessi su ledger digitali.

È un’alternativa alle stablecoin private e ai depositi bancari tokenizzati per questo tipo di operazioni.

Nella fase iniziale operano 13 tra banche e istituzioni (Deutsche Bank, Santander, Société Générale, la Banca Europea degli Investimenti tra le altre) più quattro operatori di ledger distribuito. Orario 8‑16 CET per ora, estensione graduale prevista, piena operatività attesa nel 2028. Durante la fase di test, tra maggio e novembre 2024, la BCE aveva già regolato oltre 1,5 miliardi di euro in operazioni pilota.

La BCE ha anche annunciato l’intenzione di investire una quota dei propri fondi in titoli tokenizzati, regolati proprio via Pontes: si parte da debito pubblico dell’area euro.

La sovranità come cornice

Lagarde lo aveva anticipato pochi giorni prima, in un discorso alla Bundesbank a Berlino: l’euro digitale rafforza la sovranità monetaria in un contesto in cui l’Europa non può più permettersi una dipendenza così pesante da infrastrutture esterne.

Il punto non è astratto. In un’intervista di luglio aveva già indicato il dato che sostiene questa lettura: il 60% dei pagamenti con carta in Europa passa oggi su reti di proprietà straniera, americana e in parte cinese.

Su questo va fatta una distinzione che l’articolo tiene volentieri separata dal resto: l’euro digitale al dettaglio, quello per i cittadini, resta moneta legale accanto al contante, non lo sostituisce.

Pontes è un’infrastruttura diversa, per le banche, non per il pubblico, proprio come XRP.

Niente blockchain pubblica, ma i player privati se ne accorgono

Né l’euro digitale né Pontes passano dalla blockchain di Ripple. Pontes lavora però con alcuni partner tecnologici privati, tra cui Clearstream, che gestiscono piattaforme simili per gli asset digitali.

Ed è qui che si tocca un interesse concreto di Ripple.

RLUSD, lo stablecoin in dollari di Ripple, puntava a diventare lo strumento con cui le banche europee si scambiano asset tokenizzati in euro. Pontes arriva prima, e occupa quello spazio.

XRP si muove altrove: transazioni in dollari, scambi che non passano dalle banche.

Piena operatività nel 2028

La roadmap ufficiale prevede orari estesi e nuovi servizi in modo graduale, con piena operatività di Pontes nel 2028. In parallelo si muove un altro fronte, distinto: Qivalis, il consorzio di 37 banche europee che lavora a uno stablecoin privato in euro.

Due strade diverse per tenere la moneta di regolamento europea dentro i confini dell’Eurosistema.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione. L’immagine di copertina è creata con strumenti di intelligenza artificiale.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->