Cos’è il Buffett Indicator

Warren Buffett lo ha descritto per la prima volta in un’intervista a Fortune nel 2001, chiamandolo “probabilmente la singola misura migliore di dove si trovano le valutazioni in un dato momento“. Il calcolo è semplice: si divide il valore totale del mercato azionario americano per il PIL del paese.

Spiegazione pratica

Quando il rapporto sale molto sopra la sua media storica, il mercato nel suo complesso costa più di quanto l’economia reale produca. Quando scende sotto, vale il contrario.

Al 30 giugno 2026, il rapporto è al 244%. Un livello mai raggiunto nella serie storica che parte dal 1950, l’81% sopra la linea di tendenza di lungo periodo e circa 2,6 deviazioni standard oltre la media. Per capire la distanza, basta guardare il grafico: la banda “+2 deviazioni standard” segna storicamente le fasi di massima euforia, quelle da manuale di finanza comportamentale. Il mercato oggi è oltre quella soglia.

Immagine del Buffett Indicator a giugno 2026
Il rapporto tra capitalizzazione di mercato USA e PIL dal 1950 a oggi. Fonte: currentmarketvaluation.com, dato al 30 giugno 2026.

Il decennale quasi al 5% è attraente

La Fed il 16 settembre ha nuovamente alzato il costo del denaro. Il rendimento del decennale americano, però, viaggia quasi al 5%, il livello più alto da fine 2023.

Questo rischia di diventare un’alternativa concreta alle azioni, soprattutto quando giudicate così sopravvalutate.

Un investitore che può bloccare un rendimento vicino al 5% su un titolo di stato ha meno motivi per restare esposto su un mercato che non è mai costato così tanto rispetto al PIL del paese. Il rischio è una rotazione di capitali dall’azionario verso l’obbligazionario, proprio nella fascia di mercato con i multipli più tirati.

Perché al Circolo non lo usiamo per prevedere un crollo

Con tutto il rispetto per Buffett ma anche questo, come molti altri indicatori di ipercomprato e ipervenduto, sembra essere ormai superato dai tempi; al Circolo degli investitori non cerchiamo mai di prevedere quando arriverà la correzione.

Il nostro Trendycator® non anticipa i mercati: li segue.

È una differenza che conta.

Un indicatore di valutazione come questo può restare in zona estrema per anni prima che succeda qualcosa, e nel frattempo chi è uscito dal mercato per prudenza ha perso anni di rialzo. Il Nasdaq era già “troppo caro” nel 1998. Lo era ancora di più nel 1999. Chi ha venduto nel ’98 ha guardato il mercato raddoppiare senza di lui.

Il Trendycator® non si fa la domanda se il trend sia giustificato dai fondamentali o gonfiato da un eccesso di liquidità. Che il rialzo sia artificiale o che il mercato sia oltre l’ipercomprato conta fino a un certo punto: finché il trend regge, lo seguiamo. Quando il regime cambia, cambiamo con lui.

Indice S&P 500 su scala mensile dove si vede bene l'ancoraggio del nostro Trendycator al trend del mercato
Indice S&P 500 su scala mensile dove si evidenzia l’ancoraggio del nostro Trendycator al trend di fondo del mercato.
Grafica e dati Tradingview.com. Elaborazione Circolo degli Investitori per mezzo dell’indicatore Trendycator®.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione. L’immagine di copertina è creata con strumenti di intelligenza artificiale.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->