Il Senato americano ha bloccato ieri il Clarity Act, la legge che doveva finalmente dare alle crypto una cornice regolatoria chiara negli Stati Uniti. Il voto procedurale ha raccolto 50 sì contro i 60 necessari per andare avanti: non basta, e per il 2026 il tentativo si chiude qui (non sono possibili altre votazioni nell’anno).

Cosa prevedeva il Clarity Act

Il testo, già approvato alla Camera nel luglio 2025 con un ampio consenso bipartisan (294 voti a favore, 134 contrari), doveva risolvere un problema che il settore crypto trascina da anni: chi controlla cosa. Il Clarity Act divideva le competenze tra SEC e CFTC, stabilendo quando un asset digitale conta come commodity e quando resta una security. Per un mercato da 2.300 miliardi di dollari, senza regole scritte con chiarezza, significava operare sotto la minaccia costante di un’azione legale della SEC su basi tutte da interpretare.

Per questo il settore lo considerava il pezzo mancante della regolamentazione crypto americana: quello che avrebbe dato agli operatori istituzionali la certezza per entrare nel mercato senza il rischio di un’accusa a posteriori per aver venduto un titolo non registrato.

Perché è saltato il voto

Il nodo non era la struttura regolatoria in sé, già condivisa da entrambi gli schieramenti. Il nodo erano le clausole etiche legate ai guadagni crypto di Trump e della sua famiglia. Le dichiarazioni patrimoniali del presidente mostrano un reddito legato al comparto compreso tra 1,4 e 2,2 miliardi di dollari, tra il memecoin TRUMP e il progetto World Liberty Financial.

I repubblicani avevano provato a chiudere la partita aggiungendo, la domenica prima del voto, nuove restrizioni etiche con enforcement affidato al Dipartimento di Giustizia. Ai democratici non è bastato: un’agenzia dell’esecutivo che dovrebbe vigilare su un presidente in carica non è un controllo credibile, e le nuove regole non toccavano comunque i figli di Trump, che restano il canale principale attraverso cui la famiglia continua a monetizzare il nome. Senatori considerati in bilico fino all’ultimo, tra cui Gillibrand, Cortez Masto, Alsobrooks, Booker e Warner, hanno votato compatti contro.

A tenere alta la tensione in aula c’è stata anche Elizabeth Warren, da sempre tra i volti dell’opposizione crypto al Senato: nel suo intervento ha definito il Clarity Act un rischio diretto per la tenuta dell’economia americana, paragonando la deregulation prevista nel testo a quella che precedette la crisi del 2008.

Il risultato pratico è che gli Stati Uniti restano con lo stesso assetto frammentato che il Clarity Act avrebbe dovuto superare. Restano la proposta di regolamento della SEC sugli asset digitali, il CFTC che scrive regole sulla base dei poteri già esistenti, e una linea guida congiunta tra le due agenzie che continua a spartirsi la giurisdizione senza risolverla.

Un impianto legislativo completo dovrà aspettare almeno il 2027.

Come ha reagito Bitcoin

Analisi Bitcoin il giorno del Clarity ACT che è fallito in senato. Scala weekly con il nostro indicatore proprietario Trendycator®.
Bitcoin su scala weekly. Grafica e dati Tradingview.com. Elaborazione Circolo degli Investitori per mezzo dell’indicatore Trendycator®.

Bitcoin ha aperto la giornata sopra i 79.000 dollari e ha ceduto terreno in modo progressivo mano a mano che le probabilità di passaggio del Clarity Act si sgonfiavano, fino a scendere sotto i 76.000, ai minimi dal 21 agosto, con una perdita superiore al 3% nelle 24 ore. Ethereum ha lasciato sul terreno quasi il 4%, Solana il 3%.

Il calo però non arrivava da solo.

Nella stessa giornata il petrolio saliva sopra i 103 dollari al barile dopo la cancellazione di alcune spedizioni di greggio saudita, il rendimento del decennale USA toccava un massimo da 19 anni sopra il 5%, e i mercati aspettavano entro 24 ore la decisione della Fed sui tassi. Tre fattori negativi tutti insieme, nello stesso pomeriggio.

Onestamente mi aspettavo peggio.

Con una bocciatura politica su un dossier che il mercato aveva prezzato come probabile al passaggio (le probabilità sui mercati predittivi erano scese da un 82% a inizio anno a una cifra singola nel giro di ore) e con un contesto macro così ostile in contemporanea, un ritracciamento sotto il 10% non sarebbe stato uno scenario assurdo.

Bitcoin ha assorbito il colpo restando su un calo a singola cifra, e questo dice qualcosa sulla profondità di liquidità che il mercato ha costruito negli ultimi anni.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->