Nel secondo trimestre del 2026 le spedizioni di smartphone sotto i 100 dollari sono crollate di quasi il 60% su base annua. A pesare è un singolo componente: la memoria.
I produttori di chip stanno spostando la produzione verso i data center che addestrano ed eseguono modelli di intelligenza artificiale. Ai telefoni economici resta sempre meno capacità produttiva, e quella poca costa molto di più.
Il crollo dei telefoni economici
Nel 2025 erano stati spediti circa 173 milioni di smartphone sotto i 100 dollari nel mondo. Un anno dopo, quel segmento vale meno della metà.
Per Xiaomi, che su quella fascia costruiva volume, la quota di modelli sotto i 100 dollari è scesa dal 27,7% all’11,2% in dodici mesi.
La memoria pesa ormai quasi il 60% del costo dei materiali di un telefono sotto i 200 dollari.
Fino a poco tempo fa incideva una frazione molto più piccola. Oggi è la voce di costo più pesante della distinta base, più del processore, più dello schermo.
Il mercato globale degli smartphone quest’anno si contrae del 16,7%, la flessione annua più marcata mai registrata. Il prezzo medio di vendita però sale, non scende: +27,6% a 581 dollari. Chi resta sul mercato vende meno pezzi, ma più cari.
Perché la memoria è sparita dai telefoni economici
I prezzi di DRAM e NAND sono saliti di oltre il 300% su base annua.
La causa è la stessa che spinge in alto le valutazioni di Nvidia e degli altri fornitori di infrastrutture AI: i data center hanno bisogno di enormi quantità di memoria ad alta banda per addestrare ed eseguire i modelli, e pagano margini che uno smartphone da 80 dollari non può permettersi.
Per un produttore di chip la scelta è aritmetica. Una fetta di silicio trasformata in modulo per un cluster AI rende multipli di quanto rende la stessa fetta destinata alla memoria di un telefono economico. Quando la domanda supera l’offerta, la capacità va dove il margine è più alto.
Il rally dei produttori di memoria lo seguiamo da mesi: a luglio i multipli di Micron e SK Hynix erano già al centro dell’attenzione, con guadagni fino al 300% da inizio anno per Micron e al 280% per SK Hynix (ne avevamo scritto qui). Quello che cambia adesso è dove arriva il conto. Non più solo nei bilanci dei produttori di chip, ma nel prezzo di un telefono in vetrina.
Chi guadagna e chi rischia in Borsa
L’8 settembre, in una singola seduta, SK Hynix è salita del 7%, Micron dello 0,4%, mentre Apple ha perso l’1%. Il movimento racconta la stessa storia dei dati sulle spedizioni da un’altra angolazione. Chi vende memoria intasca il rialzo dei prezzi. Chi la compra per infilarla in un prodotto finito lo subisce.
Apple ha un problema in più rispetto ai concorrenti Android: il mercato DRAM ha tre soli fornitori, Samsung, SK Hynix e Micron. Cupertino non ha molte alternative per negoziare condizioni diverse, e i modelli meno cari della gamma sono quelli con i margini più esposti al rincaro.
Samsung gioca su entrambi i tavoli. Produce memoria e produce telefoni, quindi il rialzo dei prezzi le fa da bilanciere invece che da freno.
Il rincaro è già arrivato ad Apple, ancora prima dell’estate. Il 25 giugno l’azienda ha alzato i prezzi su tutta la gamma Mac e iPad, indicando nel costo dei chip di memoria la causa diretta dell’intervento:
- MacBook Neo: da 599 a 699 dollari
- MacBook Air 512GB: da 1.099 a 1.299 dollari
- MacBook Pro 1TB: da 1.699 a 1.999 dollari
- iPad Air 128GB: da 599 a 749 dollari
- iPad Pro Wifi 256GB: da 999 a 1.199 dollari
Il titolo ha chiuso quel giorno in calo con la peggior seduta da aprile 2025, con circa 265 miliardi di dollari di capitalizzazione bruciati in poche ore.
Queste sono esattamente le situazioni che FED e BCE vogliono calmierare con il rialzo dei tassi perché una volta che i prezzi salgono poi non si torna più in dietro.
Un ciclo che non torna indietro
Anche quando la carenza di memoria si esaurirà, i prezzi non dovrebbero tornare ai livelli del 2025. Le proiezioni sul settore indicano un riassestamento permanente, non un picco di ciclo destinato a sgonfiarsi con la prima frenata della domanda AI.
Per chi segue questi titoli in Borsa, la domanda utile ora riguarda quanto a lungo i produttori di smartphone economici riusciranno ad assorbire margini sempre più compressi, prima di uscire del tutto da quella fascia di mercato.
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