Nei primi nove mesi del 2025 Meta aveva speso 26,2 miliardi di dollari per ricomprare azioni proprie.
Nello stesso periodo del 2026 la cifra è zero.
Il dato sta nel rendiconto finanziario della trimestrale pubblicata il 21 ottobre e racconta il trimestre meglio della crescita dei ricavi, su cui si è fermata gran parte dei commenti.
Alla vigilia dei conti avevamo scritto che su Meta il confronto da fare era tra la cassa generata e quella spesa in infrastrutture, vediamo com’è andata la trimestrale.
Un trimestre forte, e costoso
Ricavi in crescita a doppia cifra, pubblicità che tira, previsioni positive sul quarto trimestre. Sul fronte commerciale Meta ha consegnato quello che il mercato chiedeva.
Il conto economico porta però un onere legale pesante, legato all’accordo con 52 procuratori generali americani sulle cause per la salute mentale dei più giovani, e l’utile operativo è sceso.
Poi c’è la cassa. Nel trimestre il free cash flow è negativo, perché le spese per data center e server (leasing compresi) hanno superato quello che l’attività ha prodotto.
Da 26 miliardi a zero
Per anni il buyback è stato il modo con cui Meta restituiva agli azionisti la cassa in eccesso, nei primi tre trimestri del 2025 lo faceva ancora con regolarità.
Nel 2026 si è fermato. Resta il dividendo, pagato anche in questo trimestre; la remunerazione degli azionisti oggi passa dalla cedola come si faceva un tempo.
Un anno fa, scrivendo di Nvidia, avevamo collegato i buyback delle Big Tech a una cassa che le aziende generavano più in fretta di quanto riuscissero a reinvestirla.
Meta oggi è il caso opposto, la cassa c’è ma l’intelligenza artificiale se la prende quasi tutta.
Dove finiscono i soldi
Nella stessa trimestrale Meta ha ristretto la forchetta degli investimenti previsti per il 2026 alzandone la soglia minima. Per il 2027 il budget è ancora in preparazione, ma la direzione è dichiarata: continuare a investire in modo aggressivo.
Intanto il debito a lungo termine è salito da 58,7 miliardi di fine 2025 a 80,9 miliardi a fine settembre, mentre la liquidità è rimasta più o meno dov’era.
Ventidue miliardi di debito in più in nove mesi.
Nel 2025 Meta usava la cassa in eccesso per comprare le proprie azioni; nel 2026 si indebita mentre costruisce data center. È la stessa storia della spesa per l’AI che il mercato aveva già punito ad aprile, con un capitolo in più.
Le azioni di classe C
Il consiglio di amministrazione ha approvato anche una nuova classe di azioni, la C, senza diritto di voto, che entrerà nello statuto dal 19 gennaio 2027. Ogni azionista riceverà un’azione di classe C per ogni azione A o B che possiede.
Per chi ha già i titoli l’effetto assomiglia a uno split, perché il numero di azioni in portafoglio raddoppia.
Le motivazioni scritte nel comunicato sono più interessanti dell’operazione in sé: raccolta di capitale, compensi ai dipendenti, possibili acquisizioni. Un’azione senza voto si può emettere per raccogliere denaro o pagare un’acquisizione lasciando intatto il controllo di Mark Zuckerberg.
Il buyback riduce il numero di azioni in circolazione.
La classe C prepara il terreno per aumentarlo, quando servirà.
Il 29 tocca ad Alphabet
Alphabet ricompra azioni proprie da anni e spende anche lei cifre enormi in data center e chip per l’intelligenza artificiale, la trimestrale è prevista per il 28 ottobre.
Sono già due trimestri che non acquista più azioni proprie, in quella data vedremo quali saranno le indicazioni per l’anno prossimo.
Newsletter del Circolo
Se ti è utile ragionare sugli ultimi avvenimenti economici in questo modo, la newsletter del Circolo raccoglie ogni settimana le nostre analisi e gli articoli della redazione. L’iscrizione è gratuita.
Iscriviti alla newsletter →Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.
Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione.
