Elezioni di midterm: cosa fanno le Borse dopo il voto

Il 3 novembre gli americani tornano a votare per le elezioni di metà mandato. Per Wall Street questa data, storicamente, ha spaccato l’anno in due.

Nell’articolo sul Black Monday del 1987 ho messo in fila le cinque analogie tra quell’autunno e il 2026. In questo articolo voglio dare una ventata di speranza raccontando cosa è successo stiricamente nell’anno delle elezioni di midterm.

Venti elezioni e venti anni chiusi in rialzo

Ho preso l’S&P 500 dal 1946 a oggi, solo prezzo e senza dividendi. Per ognuna delle 20 elezioni di midterm ho misurato l’andamento nei 12 mesi successivi, partendo dalla chiusura del giorno prima del voto.

L’indice è salito in tutti e 20 i casi.

Il guadagno medio è stato del 14,7%. Nello stesso arco di ottant’anni, un periodo qualsiasi di 12 mesi ha reso in media il 9,1%, e uno su quattro si è chiuso in perdita. Il caso peggiore è il 1946, praticamente in pari (+0,1%); il migliore è il 1954, con un +33,2%.

La serie regge con presidenti democratici e repubblicani, da Truman a Biden, e con esiti del voto molto diversi tra loro.

AnnoDa inizio anno al voto12 mesi dopo il voto
1946-11,7%+0,1%
1950+15,3%+16,2%
1954+28,1%+33,2%
1958+28,9%+11,1%
1962-18,4%+24,8%
1966-12,7%+12,9%
1970-9,3%+13,7%
1974-25,1%+22,0%
1978+0,1%+4,9%
1982+10,5%+21,7%
1986+16,3%+1,3%
1990-11,0%+24,0%
1994-0,7%+27,8%
1998+14,5%+21,9%
2002-20,9%+15,8%
2006+10,5%+6,9%
2010+6,2%+4,5%
2014+9,2%+4,2%
2018+2,4%+12,4%
2022-20,1%+15,1%
2026+11,9% (al 16 ottobre)

L’anno del voto è il più nervoso

Il rialzo che segue le urne ha una premessa. Nei mesi prima del voto l’S&P 500 tende a scendere parecchio.

Tra gennaio e il giorno delle elezioni, la discesa più ampia dal massimo è stata in media del 17,5%. Nel 1974 arrivò al 37,6%, nel 2002 al 33,8%, nel 2022 al 25,4%.

In sei casi il minimo dell’anno è arrivato a ottobre, a poche settimane dal voto: 1946, 1966, 1974, 1990, 2002 e 2022.

Prima delle elezioni il mercato non sa chi controllerà il Congresso e quali leggi passeranno, dopo lo sa, qualunque sia il risultato.

Credo che pesi anche il calendario politico, chi siede alla Casa Bianca ha davanti due anni per arrivare alle presidenziali con un’economia in buona salute, e di solito agisce di conseguenza.

Dal minimo dell’anno il rimbalzo è più ampio

Se si parte dal minimo dell’anno di midterm, i numeri crescono ancora. Dodici mesi dopo quel minimo l’S&P 500 era più in alto in tutti i 20 casi, con un guadagno medio del 29%.

Il record è del 1982. Il minimo arrivò il 12 agosto, e un anno dopo l’indice segnava +58,3%. Da lì partì il grande mercato rialzista degli anni Ottanta, lo stesso che cinque anni più tardi avrebbe portato al Black Monday.

Il problema è che il minimo si riconosce solo a posteriori.

1986, il voto che precedette il Black Monday

Il 4 novembre 1986 si votò per il Congresso e i democratici ripresero il controllo del Senato. Il giorno prima l’S&P 500 aveva chiuso a 245,80 punti.

Nei nove mesi successivi salì fino a 336,77 punti, il 25 agosto 1987 +37%.

Poi arrivò il 19 ottobre, e l’indice chiuse a 225,06, sotto il livello della vigilia del voto.

Il 2026 arriva al voto dai massimi

Venerdì 16 ottobre l’S&P 500 ha chiuso a 7.659 punti, in rialzo dell’11,9% da inizio anno e a poca distanza dal massimo storico di 7.818 punti toccato il 6 ottobre. La discesa più ampia dell’anno è stata del 9,1%, fino al minimo del 30 marzo.

Per profilo è un midterm più simile al 1998, al 2006 o al 2010, gli anni in cui l’indice si è presentato alle urne già in guadagno.

Ho diviso i 20 casi in due gruppi. Nei 9 anni in cui l’S&P 500 è arrivato al voto con un rialzo superiore al 5%, i 12 mesi successivi hanno reso in media il 13,4%. Negli 8 anni in cui ci è arrivato con una perdita oltre il 5%, il guadagno medio è stato del 16%.

Con così pochi casi per gruppo la differenza pesa poco, ma la direzione ha senso: dopo un anno brutto c’è più strada da recuperare. E nel gruppo degli anni positivi stanno i risultati più deboli della serie, il 1986 (+1,3%), il 2014 (+4,2%) e il 2010 (+4,5%).

La mia lettura

Nel pezzo sul Black Monday ho scritto che il 2026 ha più di un’analogia con il 1987. Questi numeri fanno da contrappeso. Il tratto di dodici mesi che si apre dopo il voto di metà mandato è stato, in ottant’anni, più generoso di un periodo qualsiasi.

Quindi potremmo aspettarci di fronte a noi ancora un bel rally di Natale?

Può essere, ma come al solito noi del Circolo preferiamo seguire i mercati invece che tentare di indovinarli.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->