Martedì 13 ottobre il Tesoro americano ha multato Bank of America per 1,2 miliardi di dollari per violazioni delle norme antiriciclaggio. Il giorno dopo, con la trimestrale, il titolo ha chiuso a 51,39 dollari, in calo del 4,76%, dopo essere arrivato a perdere più dell’8% nella prima parte della seduta.

La multa è pesante.

Il conto pagato in Borsa però è molto più alto, e il titolo scendeva già da un mese.

Cosa hanno contestato i regolatori a Bank of America

Martedì 13 ottobre il FinCEN, l’unità del Tesoro che si occupa di crimini finanziari, ha sanzionato la banca per 1,2 miliardi di dollari per violazioni delle norme antiriciclaggio. Dentro questa cifra sono assorbiti i 750 milioni decisi dall’OCC (l’autorità che vigila sulle banche nazionali americane), la sanzione più alta della sua storia.

A parte c’è un accordo da 11,6 milioni con l’OFAC per operazioni che hanno toccato i programmi di sanzioni su Iran, Russia, narcotraffico e terrorismo. In totale fanno circa 1,21 miliardi, la terza sanzione più alta mai inflitta dal Tesoro.

Le contestazioni riguardano oltre 5 miliardi di dollari di operazioni sospette rimaste senza segnalazione per anni. Più di 1 miliardo è legato a reti di riciclaggio cinesi e a traffici lungo il confine con il Messico.

Nell’accordo con il FinCEN la banca ha ammesso di aver violato in modo intenzionale il Bank Secrecy Act, la legge americana sull’antiriciclaggio. I problemi erano già stati messi nero su bianco nel 2024 con un ordine dell’OCC.

Due anni dopo, per l’OCC il programma restava carente.

Il trimestre sotto la multa

Mercoledì mattina è arrivata la trimestrale. L’utile per azione è stato di 0,91 dollari, che diventano 1,08 escludendo la multa, sopra lo stesso trimestre del 2025.

La banca commerciale ha fatto il suo lavoro. Margine d’interesse e prestiti sono cresciuti in tutti i segmenti, la gestione patrimoniale è salita con decisione e le perdite sui crediti sono scese.

La parte legata ai mercati ha deluso. Le commissioni di investment banking sono calate a doppia cifra, come l’amministratore delegato Brian Moynihan aveva anticipato a metà settembre; il trading è sceso, mentre lo stesso Moynihan si aspettava ricavi stabili, con il reddito fisso in calo netto.

La banca attribuisce la frenata al movimento brusco dei tassi, che ha raffreddato l’attività dei clienti su credito, mutui e obbligazioni municipali.

Perché la Borsa ha bruciato più della sanzione

Facciamo il conto con il prezzo di chiusura. Il titolo ha perso 2,57 dollari su circa 7 miliardi di azioni in circolazione, cioè circa 18 miliardi di capitalizzazione in una sola seduta (quindici volte la multa).

La multa si paga una volta.

Il mercato ha messo nel prezzo il dopo, cioè anni di controlli da rifare, la revisione delle operazioni passate affidata a una società esterna e un ordine dei regolatori che oggi resta senza data di chiusura.

Il caso Wells Fargo è ancora fresco. Nel 2018 la Fed le impose un tetto agli attivi dopo lo scandalo dei conti aperti a nome dei clienti senza il loro consenso, e quel tetto è stato tolto solo a giugno 2025, sette anni dopo.

Per Bank of America il quadro è più leggero. Il direttore finanziario Alastair Borthwick ha precisato che l’ordine esclude un tetto agli attivi e che i costi per sistemare i controlli sono già dentro la base spese.

Resta la durata, ed è su questa incognita che il titolo ha lasciato sul terreno 18 miliardi.

Sullo sfondo pesa anche l’inflazione americana di settembre, uscita lo stesso 14 ottobre più alta del previsto. Con il decennale americano sopra il 5%, le banche USA si muovono in direzione opposta ai rendimenti da metà agosto, come avevamo raccontato in questo articolo del 30 settembre.

Il grafico prima della notizia

Analisi titolo Bank of America  su scala weekly con il nostro indicatore proprietario Trendycator®.
Titolo Bank of America su scala weekly. Grafica e dati Tradingview.com. Elaborazione Circolo degli Investitori per mezzo dell’indicatore Trendycator®.

Il 14 settembre Moynihan ha anticipato il calo delle commissioni di investment banking a una conferenza per investitori. Quel giorno il titolo ha aperto in gap ed è passato da 62,69 a 59,47 dollari.

Due sedute dopo il nostro Trendycator® è passato in SHORT sul daily.

Ricordate quello che diciamo sempre: l’algoritmo non sa e non pensa ma il grafico ci parla.

Ci è rimasto per 21 sedute consecutive, fino alla trimestrale.

Da fine settembre il prezzo si era fermato nell’area tra 52 e 55 dollari, con la media mobile lunga sul bordo alto. Il 14 ottobre l’ha rotta con un altro gap e con 118 milioni di azioni scambiate, circa tre volte la media dell’ultimo mese e mezzo.

La candela di mercoledì ha un dettaglio interessante. Il titolo ha aperto a 49,83, ha toccato 49,26 e ha chiuso a 51,39, sopra l’apertura; dopo il primo panico sono entrati compratori e il calo della mattina si è quasi dimezzato.

Il nostro Oscillator è a 25,9 e risale dall’area di ipervenduto sotto quota 20, dove era rimasto da metà settembre fino a pochi giorni fa.

Per ora il prezzo sta sotto l’area 52-55 dollari, che fino al 13 ottobre faceva da supporto, e il Trendycator® resta SHORT.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->