Mercoledì 14 ottobre l’inflazione americana di settembre è salita al 3,7%, un decimale sopra le attese. Più di metà dell’aumento del mese è colpa della benzina, rincarata del 9,1% in trenta giorni con la guerra in Iran.

Un decimale sembra poco.

Ma la Fed il 16 settembre ha già alzato i tassi per la prima volta dal 2023, fino alla fascia tra il 3,75% e il 4%. Dopo il dato, le probabilità di un secondo rialzo alla riunione del 27 e 28 ottobre sono salite dal 22% al 37%.

In due giorni quel decimale ha fatto perdere a CoreWeave un sesto del suo valore in Borsa e ha costretto la Borsa di Seul a fermare gli scambi. In mezzo c’è Nvidia.

Chi è CoreWeave

CoreWeave è una società americana, con sede nel New Jersey, quotata al Nasdaq dal marzo 2025. È nata nel 2017 per minare criptovalute; poi ha riconvertito le sue GPU al calcolo per l’intelligenza artificiale.

Oggi riempie data center di chip Nvidia e vende la loro potenza di calcolo a chi addestra e fa girare modelli di AI. Microsoft pesa per la maggior parte del fatturato, e tra i clienti ci sono anche OpenAI, Meta e Anthropic.

Quei chip si comprano a debito. CoreWeave ha accumulato decine di miliardi di dollari tra obbligazioni, prestiti garantiti dalle stesse GPU e linee di credito bancarie.

L’intreccio con Nvidia

Nvidia vende i chip a CoreWeave. Ma ne è anche azionista, con circa l’11% del capitale dopo l’aumento da 2 miliardi di dollari sottoscritto a gennaio 2026.

E c’è un terzo filo. Nel settembre 2025 Nvidia si è impegnata a comprare, fino al 2032, la capacità di calcolo che CoreWeave non riesce a vendere ai clienti, per un valore di 6,3 miliardi di dollari.

Nvidia quindi è fornitore, socio e cliente di riserva della stessa azienda.

Il denaro gira in cerchio, come avevamo già raccontato in AI, too big to fail: la rete da 50mila miliardi. Una parte dei soldi che CoreWeave spende in chip torna a Nvidia; una parte dei soldi di Nvidia tiene in piedi CoreWeave.

Finché il credito costa poco, il cerchio si allarga.

Quando il credito rincara, iniziano i dolori.

Quando il debito arriva al 15%

Le obbligazioni di CoreWeave con scadenza 2031 e 2032 pagavano cedole tra il 9% e il 9,75%. Dopo il dato sull’inflazione i loro prezzi sono scesi tanto da portare il rendimento vicino al 15%.

Quel 15% è quanto chiede il mercato per prestarle soldi adesso ma sulle obbligazioni già emesse CoreWeave continua a pagare le vecchie cedole.

S&P la classifica B+, nella fascia high yield. E il costo per assicurarsi contro un suo default è salito intorno ai 1.000 punti base.

Il 14 ottobre il titolo ha chiuso a -15,5%. Il CEO Mike Intrator ha definito la reazione irrazionale, perché i contratti già firmati con i clienti coprirebbero ampiamente il debito. Il giorno dopo il titolo ha recuperato circa il 6%.

Perché la Borsa coreana è stata fermata per eccesso di ribasso?

La catena che spiega queste due giornate sta in tre passaggi.

Se prendere soldi in prestito costa il 15%, CoreWeave e gli altri neocloud comprano meno chip Nvidia.

Se Nvidia vende meno chip, servono meno memorie HBM, quelle ad alta velocità montate accanto al processore grafico. E quelle memorie le producono soprattutto in Corea del Sud SK Hynix e Samsung.

Giovedì 15 ottobre il Kospi ha aperto in caduta e in mattinata è scattato il sidecar, che blocca per cinque minuti gli ordini di vendita automatici. Alle 12:38 l’indice perdeva l’8% ed è intervenuto il circuit breaker, con gli scambi fermi per venti minuti.

La chiusura è stata a -7,57%, settima seduta negativa di fila. SK Hynix ha perso l’11%, Samsung circa il 9,5%, e gli investitori esteri hanno venduto azioni coreane per oltre 3.300 miliardi di won in una sola giornata.

Sul calo coreano hanno pesato anche i dubbi sulla concorrenza nelle memorie; il dato americano ha acceso la miccia. Il Kospi era già finito sotto circuit breaker a fine luglio, quando avevamo spiegato perché la bolla AI potrebbe non scoppiare mai.

Nvidia per ora tiene

Alla fine della catena c’è il titolo che si è mosso meno di tutti. Nvidia ha perso il 3,2% il 14 ottobre e circa l’1,8% il giorno dopo.

Nvidia paga la propria crescita con la cassa che genera. I tassi più alti la toccano di riflesso, attraverso i clienti che comprano a debito.

I tassi stanno facendo una selezione dentro il settore. Chi paga l’intelligenza artificiale soprattutto con i propri utili regge un rialzo della Fed; chi ha emesso obbligazioni al 9% scopre che il prossimo prestito può costare il 15%.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->