Questa mattina il future sul Nasdaq perde l’1,6%. Poche ore fa Meta ha chiuso il trimestre con ricavi record, in crescita del 26% sull’anno precedente, e il titolo sale anche nel dopo mercato.

Il Dow Jones, intanto, dal minimo toccato alla fine di settembre ha guadagnato quasi il 4%.

Mettendo in fila i numeri delle ultime settimane è chiaro che in Borsa c’è ancora una valanga di soldi che si sta solo spostando. Esce dai titoli dell’intelligenza artificiale ed entra in banche, assicurazioni, sanità e industria; la vecchia economina reale.

Le logiche sono tutte da decifrare e le trimestrali, entrate nel vivo questa settimana, fanno solamente da sfondo.

Cosa pesa sui future questa mattina

Il calo più pesante arriva da Tesla, che perde oltre il 3% dopo la chiusura. I ricavi sono leggermente sotto le attese, ma il mercato ha reagito soprattutto a due annunci: la società ha ridotto la previsione di spesa per investimenti del 2026 e ha allungato i tempi per portare in scala la produzione di Optimus, il robot umanoide.

Da settimane gli investitori temono che le grandi aziende spendano troppo nell’AI, Tesla spende meno del previsto e il titolo scende lo stesso.

Perché il mercato punisce chi spende meno?

Il fatto è che oggi chi compra Tesla non sa più cosa sta comprando: auto o robot?

Il prezzo sconta soprattutto robotaxi, robot ed energia, e le auto vendute contano sempre meno; una spesa più bassa e un Optimus in ritardo spostano più avanti proprio quella parte di futuro.

Meta va nella direzione opposta. Continua a spendere, ha spostato verso l’alto la forchetta degli investimenti previsti per l’anno e i ricavi le danno ragione. L’utile per azione è stato invece schiacciato da un accantonamento per contenziosi legali, e per finanziare la spesa il consiglio ha approvato una nuova classe di azioni quotate senza diritto di voto.

Sul resto pesa il contesto. Le borse asiatiche hanno aperto in calo, con i tecnologici di Hong Kong deboli e Alibaba a -4% nelle contrattazioni notturne. Martedì Seul aveva perso quasi il 4% dopo il debutto di Elice, una società coreana di data center per l’AI crollata del 32% al primo giorno di quotazione.

Il decennale americano rende il 5,09%, il trentennale il 5,38%; il Brent viaggia intorno ai 110 dollari.

Anche il future sul Dow scende, dello 0,4%. Stamattina vendono un po’ tutti, e il Nasdaq perde quattro volte tanto.

Due settimane di rotazione

Il quadro diventa chiaro allargando l’orizzonte. Il Nasdaq‑100 scende e nello stesso periodo il Dow Jones sale.

Sono sette punti percentuali di distanza in poco più di due settimane.

I semiconduttori hanno pagato il conto più salato, con otto sedute consecutive di ribasso interrotte solo lunedì.

Ieri il Nasdaq è rimbalzato dell’1%, più del Dow, trainato da SpaceX (+7% dopo ricavi più che raddoppiati) e da Nvidia (+2,5%, la sua miglior seduta da oltre un mese). È bastata una notte di trimestrali per cancellare quel rimbalzo.

Le trimestrali del Dow, quelle di cui si parla poco

Mentre l’attenzione resta tutta sulle grandi tecnologiche, i conti delle società del Dow sono arrivati quasi senza rumore.

E sono buoni.

Goldman Sachs ha aperto la stagione il 13 ottobre con ricavi in crescita del 23% sull’anno precedente e utili ben sopra le attese, spinti dal trading azionario e dalle fusioni e acquisizioni. Il giorno dei conti le banche sono scese lo stesso. Questa settimana hanno recuperato, con Goldman e JPMorgan in rialzo di oltre il 2%.

Nell’ultima settimana UnitedHealth ha guadagnato il 9%, IBM quasi il 9% (ieri sera ha presentato conti sopra le attese), Travelers e 3M circa il 7,5%. 3M ha beneficiato anche dell’ampliamento del contratto di fornitura per i data center di Amazon.

C’è poi un dettaglio tecnico che spiega perché il Dow reagisce così bene a questa rotazione. È un indice pesato sul prezzo dell’azione, e oggi il titolo più caro è proprio Goldman Sachs, a 905 dollari. Pesa circa 24 volte Nike, che quota 37 dollari e mezzo.

Quando le banche salgono, il Dow sale subito come il nostro indice milanese.

Il 5% che sposta i soldi

Dietro la rotazione ci sono anche i tassi e il decennale che si è stabilizzato sopra il 5%.

Con un titolo di Stato che rende così, un’azione comprata per gli utili del 2030 deve promettere molto di più. È il caso di Tesla e, in parte, di tutto il comparto legato all’AI. Una banca commerciale come JPMorgan guadagna invece sulla differenza tra i tassi a cui presta e quelli che paga sui depositi, e con tassi più alti quella differenza tende ad allargarsi.

Intanto i soldi restano in Borsa. Il Dow sale, l’S&P 500 guadagna lo 0,8% nell’ultimo mese, e chi vende tecnologia compra società con utili più vicini nel tempo.

Una settimana decisiva

Avevamo presentato la stagione delle trimestrali partendo dalle banche, e adesso arrivano i nomi che possono cambiare la direzione:

Se Microsoft e Amazon dimostreranno, come ha fatto Meta, che la spesa nell’AI produce ricavi, una parte di quei soldi potrebbe tornare verso il Nasdaq.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->