Cosa prevede il progetto Starmind
Il 4 agosto 2026 SpaceX e Nvidia hanno annunciato una partnership per progettare il carico computazionale dei satelliti Starmind, la prima costellazione pensata per far girare carichi di lavoro di intelligenza artificiale direttamente in orbita. Ogni satellite della prima generazione, chiamata Starmind AI1, monterà la piattaforma Nvidia Vera Rubin NVL72, che combina GPU Rubin e CPU Vera per gestire calcoli intensivi nello spazio.
Musk ha parlato del progetto durante la call sui risultati trimestrali di SpaceX, definendolo tutt’altro che un’ipotesi lontana nel tempo: i primi lanci sono previsti già dal 2027.
SpaceX ha inoltre depositato presso la FCC una richiesta per costruire una megacostellazione fino a un milione di satelliti Starmind, circa cento volte più grande dell’attuale flotta Starlink, che ha richiesto sette anni per essere costruita.
Perché mandare i data center in orbita serve al pianeta
Si sono già spesi fiumi di parole, tutti oggi sanno che i data center terrestri sono già tra i maggiori consumatori di energia e acqua per il raffreddamento, e la domanda cresce più in fretta di quanto le reti elettriche locali riescano a reggere. L’argomento alla base di Starmind è che nei prossimi anni quella domanda non potrà essere soddisfatta solo da infrastrutture terrestri, senza mettere sotto pressione reti elettriche e risorse idriche locali.
Fuori dall’atmosfera l’energia solare è illimitata e il vuoto permette di raffreddare i sistemi senza consumare acqua. Ogni satellite Starmind AI1 monterà pannelli solari da 75 metri e un sistema di raffreddamento radiativo con pannelli da 30 metri, oltre a radiatori a liquido per una superficie complessiva di 110 metri quadrati, per una potenza di calcolo di picco di 250 kilowatt.
Restano criticità aperte.
L’orbita bassa è già affollata, e moltiplicare i satelliti aumenta il rischio di collisioni con detriti spaziali, un rischio che colpirebbe anche altri oggetti in orbita.
L’altro fronte, quello che gira su un computer di casa
Mentre SpaceX punta a concentrare potenza di calcolo enorme in orbita, la Cina punta nella direzione opposta: far girare l’Intelligenza Artificiale su un singolo computer, a costi bassissimi.
Della corsa cinese verso modelli più economici scrivevo già a febbraio 2025, quando DeepSeek R1 dimostrò che si poteva addestrare un modello competitivo con una frazione della spesa dei laboratori americani (ne parlavo in Deepflation, il futuro dell’intelligenza artificiale sarà più economico). Il fabbisogno computazionale per addestrare un modello si era già dimezzato ogni otto mesi a partire dal 2012, molto prima che il tema finisse sui giornali.
A maggio 2026 quella traiettoria ha prodotto un capitolo nuovo, stavolta italiano.
Salvatore Sanfilippo, siciliano, noto online come antirez, è l’autore di Redis, il database in memoria che dal 2009 regge parte dell’infrastruttura di aziende come Instagram, Twitter e GitHub. A maggio 2026 ha pubblicato DwarfStar 4, un motore di inferenza open source scritto da zero in C e ottimizzato per far girare in locale i modelli DeepSeek V4, distribuito gratis con licenza MIT. In poche settimane ha superato le ventimila stelle su GitHub.
Serve ancora una macchina potente, si parla di configurazioni sui diecimila dollari, quindi non è uno strumento per tutti. Ma la competizione è forte: mentre una parte del settore costruisce data center in orbita, un’altra cerca di far entrare la stessa capacità di calcolo dentro un laptop.
Due idee contrapposte, non necessariamente in conflitto
Le due strade rispondono a bisogni diversi.
Un data center orbitale come Starmind avrebbe senso per carichi di lavoro enormi e continui. L’inferenza locale risolve un problema opposto: un’azienda che vuole usare l’intelligenza artificiale senza far uscire dati sensibili, nomi di clienti o segreti industriali dai propri sistemi.
I data center, va detto, non servono solo all’intelligenza artificiale.
Reggono anche la posta elettronica, le foto e i video di miliardi di utenti, gli archivi delle aziende. Anche se Starmind non dovesse diventare il prodotto di punta di SpaceX, difficilmente sarà l’ultima volta che l’azienda di Musk farà parlare di sé.
Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.
Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione.
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