Secondo un articolo apparso su Business Insider Amazon sta comprando server Nvidia più in fretta di quanto riesca ad attaccarli alla corrente. Una parte dei nuovi rack GB300, già pagati, aspetta in magazzino che i data center abbiano l’elettricità per farli funzionare.

Oggi ho scritto del cratere nella cassa di Amazon, cioè di dove finiscono i soldi della corsa all’AI. Questa è la storia di una parte dell’hardware comprato con quei soldi.

I rack GB300 di Amazon in attesa nei magazzini

Fino a poco tempo fa AWS diventava proprietaria di un rack Nvidia solo quando arrivava nel data center. Ora può pagarlo e registrarlo prima, con un processo interno che si chiama Early Rack Receipt.

Ad agosto si prevedevano circa 5 miliardi di dollari di rack GB300 in arrivo in strutture negli Stati Uniti, prima dell’installazione definitiva. E poi altri 3 miliardi al mese, senza una data di fine.

In alcuni siti di AWS c’è spazio per altri rack, ma manca la potenza per accenderli. I sistemi finiti restano così in magazzini intermedi finché le strutture sono pronte; ad agosto almeno un team era ancora senza un percorso chiaro per portarli nei data center.

Amazon definisce lo stoccaggio vicino ai siti di installazione una “best business practice”. L’azienda spiega di avere sistemi consolidati per tracciare l’infrastruttura e contesta l’idea che manchi un piano per installare i rack.

Perché Amazon paga server che non può ancora usare

La ragione è la coda e la FOMO.

I GB300 sono tra i sistemi più contesi del momento, e uno slot di consegna lasciato libero può finire a un concorrente (Microsoft, Meta o uno dei nuovi cloud specializzati).

I clienti di AWS, intanto, chiedono capacità a un ritmo che le consegne faticano a seguire. Nella call sui conti del terzo trimestre, il 29 ottobre, Andy Jassy ha detto che Amazon installa un acceleratore AI circa ogni 14 secondi e che la domanda di capacità resta “eccezionalmente forte”.

Con questi numeri avere il chip già in casa il giorno in cui arriva la corrente vale più del costo di tenerlo fermo qualche mese. Penso sia questo il calcolo di Amazon.

Il collo di bottiglia dell’AI adesso è la rete elettrica

Per due anni il limite della corsa all’AI è stato il chip. Chi riusciva a ottenere GPU da Nvidia partiva avanti.

Adesso il limite è la corrente.

Un nuovo allacciamento ad alta tensione passa da utility, autorizzazioni e comunità locali sempre meno disposte ad accogliere questi impianti, come avevo raccontato in NAIIMBY: l’America protesta contro i data center AI.

Amazon può pagare Nvidia in anticipo mentre una sottostazione elettrica richiede comunque anni di permessi e cantiere, qualunque sia l’assegno.

Nel settore il fenomeno ha già un nome, dark GPU: chip e server comprati che restano spenti per mancanza di energia o per altri intoppi. Quando succede, il capitale speso in anticipo resta bloccato, e negli ultimi mesi chi presta denaro a questi progetti è diventato più prudente.

Il precedente della fibra spenta

Tra la fine degli anni Novanta e il 2001 le società di telecomunicazioni posarono migliaia di chilometri di fibra ottica, contando su un traffico internet che sarebbe cresciuto per sempre. Gran parte di quei cavi restò spenta per anni. Il settore la chiamava dark fiber, e nel 2002 Global Crossing e WorldCom finirono in bancarotta.

Il nome dark GPU ricalca quello.

Nel 2001 la fibra era spenta perché mancavano i clienti; oggi i rack GB300 aspettano la corrente con i clienti già in fila.

Jassy preferisce un altro precedente. Nella lettera agli azionisti ha scritto che Amazon ha già attraversato questo ciclo con la prima grande ondata di crescita di AWS, che i risultati sono piaciuti e che si aspetta di pensarla allo stesso modo anche questa volta.

Cosa succede ai conti di Amazon se i GB300 restano spenti

Un GB300 in magazzino non pesa ancora sul conto economico. L’ammortamento parte quando il chip entra in servizio, quindi finché resta imballato il suo costo sta tutto nel cash flow, già uscito.

Il conto arriva dopo.

Nvidia lancia una nuova generazione più o meno ogni anno, e quella che seguirà i Blackwell (Vera Rubin) è già stata presentata. Un rack acceso con sei mesi di ritardo ha sei mesi in meno per farsi pagare a prezzo pieno dai clienti cloud. Il suo ammortamento però correrà per tutta la vita utile prevista.

Amazon questo problema lo conosce. Nel 2024 aveva allungato da cinque a sei anni la vita utile dei suoi server; dal gennaio 2025 l’ha riportata a cinque per una parte di loro, spiegando che lo sviluppo tecnologico nell’AI va più veloce. Un anno di vita in meno vuol dire quote di ammortamento più alte e utile operativo più basso, soprattutto in AWS.

Del peso dell’ammortamento sui data center avevamo parlato in Data center AI: l’obsolescenza nascosta nei bilanci. Con migliaia di rack fermi in attesa di corrente, la spinta ad accorciare ancora quella vita utile cresce.

Il caso estremo è la svalutazione: quando il valore di un’attrezzatura scende sotto quello iscritto a bilancio e i flussi futuri non bastano a recuperarlo, la differenza va a perdita in un colpo solo. Con la domanda attuale di AWS è uno scenario lontano, che si avvicina un po’ a ogni mese in cui la sottostazione resta un cantiere.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->