Nei dodici mesi chiusi al 30 settembre il free cash flow di Amazon è negativo per 42,4 miliardi di dollari, mentre solo un anno prima era positivo per 14,8 miliardi.
Il dato è arrivato pochi giorni fa con l’ultima trimestrale, il titolo era già in calo durante la seduta e nel dopo borsa ha peggiorato.
In sostanza dopo aver pagato le spese di gestione e gli investimenti, dalle casse di Amazon oggi esce più denaro di quanto ne entri. E il buco si è aperto in un anno solo.
Dove finiscono i soldi
La voce che ha ribaltato i conti è l’acquisto di impianti e attrezzature: i soliti data center, i soliti server, i soliti chip, contratti per l’energia.
Amazon lo collega in modo esplicito agli investimenti nell’AI.
Per il 2026 la società conferma investimenti per cassa intorno ai 220 miliardi di dollari e per il 2027 ha già detto che spenderà di più.
Amazon ha già bruciato cassa in passato. Tra il 2021 e il 2022 il free cash flow andò in negativo perché l’azienda aveva costruito magazzini e centri logistici pensando che il boom dell’e‑commerce del lockdown sarebbe durato. Poi la domanda rallentò, arrivarono i tagli e nel giro di un anno i conti tornarono a posto.
Oggi la scommessa è più complessa, e anche più difficile da smontare se va storta; un magazzino vuoto si può affittare, un chip di tre anni fa lo butti.
La pubblicità rallenta
Nei conti c’è un secondo dettaglio che ha pesato. Nel terzo trimestre la pubblicità, cioè il business più redditizio di Amazon dopo il cloud, è cresciuta meno della metà rispetto al trimestre precedente.
Una parte del rallentamento dipende dal calendario. Quest’anno il Prime Day è caduto quasi tutto a giugno, mentre nel 2025 era a luglio: il confronto con l’anno scorso penalizza il terzo trimestre e gonfia il secondo. Per gli ultimi tre mesi dell’anno la società si aspetta una nuova accelerazione.
Il rischio vero è un altro e riguarda il modo in cui gli utenti faranno acquisti nei prossimi anni.
Se a cercare un prodotto è un agente AI per conto delle persone, i prodotti sponsorizzati in cima alla pagina li vede il software, non la persona. E i ricavi pubblicitari di Amazon si basano proprio su quella pagina.
Il mercato ha cambiato domanda
Per tutto il 2025 le Big Tech che annunciavano più investimenti nell’AI venivano premiate in Borsa. Il messaggio era semplice: chi spende di più si prende il mercato.
Adesso la domanda è quando quei soldi tornano indietro. Lo abbiamo visto ieri con Alphabet, che emette azioni mentre Microsoft le ricompra, e lo vediamo oggi con Amazon.
La mia impressione è che il mercato abbia smesso di fare credito sulla parola.
AWS continua ad accelerare e la domanda di capacità di calcolo c’è, ma tra il data center costruito e il data center che produce utili passano anni.
Nel 2022 ad Amazon bastò chiudere qualche magazzino per sistemare i conti.
Con i data center è più difficile tornare indietro: i chip invecchiano in fretta e i contratti per l’energia durano molti anni.
Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.
Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione. L’immagine di copertina è creata con strumenti di intelligenza artificiale.
