Su Piazza Affari è appena arrivato un ETF high yield europeo a gestione attiva. È l’iShares European High Yield Corp Bond Active UCITS ETF, ticker EYBA, ISIN IE000BC7K6I4, quotato in euro con classe ad accumulazione.

L’aspetto interessante è che costa meno (seppur di poco) dell’ETF indicizzato che BlackRock vende sulla stessa categoria.

Le commissioni sono dello 0,40% l’anno.

Mentre l’ETF simile iShares € High Yield Corp Bond UCITS ETF (IHYG), quotato dal 2010 e arrivato a 6,5 miliardi di euro di patrimonio, ha un costo annuo dello 0,50%.

Quindi l’ETF attivo costa meno del passivo.

Chi gestisce EYBA e con quale indice

Il fondo è nato il 23 ottobre ed è quotato su Xetra e a Milano ed è gestito dal team leveraged finance EMEA di BlackRock, guidato da José Aguilar, responsabile del credito europeo.

Il metodo sceglie un emittente alla volta, partendo dai bilanci e dal rischio che ogni società fatichi a rifinanziare il debito in scadenza.

Il benchmark è l’ICE BofA Euro High Yield Constrained Index. “Constrained” vuol dire che l’indice mette un tetto al peso di ogni emittente, come fa anche l’iBoxx che IHYG replica.

Sotto quel tetto, in tutti e due gli indici pesa di più chi ha più debito in circolazione. A fine settembre le prime posizioni di IHYG erano SoftBank, FiberCop, Schaeffler, ZF e Forvia, grandi emittenti che stanno lì anche perché hanno collocato molti bond. Un gestore attivo può tenerne meno, o lasciarli fuori del tutto.

I numeri delle due schede

Al 2 novembre EYBA aveva 132 titoli in portafoglio. Il rendimento a scadenza medio ponderato era del 7,04% e la duration effettiva di 3,04 anni, con circa 25 milioni di euro di patrimonio.

IHYG, con i dati al 30 settembre, aveva 665 titoli, un rendimento nel caso peggiore (yield to worst) del 6,53% e una duration di 2,53 anni. IHYG distribuisce le cedole ogni trimestre, mentre EYBA le reinveste.

Le date sono diverse e i rendimenti si muovono ogni giorno, quindi il mezzo punto di differenza va preso come ordine di grandezza. La spiegazione più probabile sta nel portafoglio. EYBA ha scadenze più lunghe (5 anni di media contro 3,4) ed è cinque volte più concentrato.

Una parte del rendimento in più, quindi, è il compenso per una maggiore sensibilità ai tassi e per scelte di credito più nette.

C’è anche un limite al confronto, perché i due ETF seguono indici diversi. IHYG replica l’iBoxx Euro Liquid High Yield, che filtra i titoli per liquidità.

Lo scostamento dal benchmark, per l’uno e per l’altro

Per un ETF passivo lo scostamento dall’indice è un costo da tenere basso. Negli ultimi cinque anni IHYG ha reso il 2,41% annuo contro il 2,63% del suo indice. Sono poco più di due decimi persi ogni anno tra commissioni e costi di replica, e nel 2025 il fondo ha chiuso perfino un filo sopra (4,80% contro 4,76%).

Per EYBA quello scostamento è la ragione stessa per cui esiste. Il gestore si prefigge di battere l’indice ICE BofA al netto dello 0,40%. Lo scarto può andare in tutte e due le direzioni, e in un anno con molte insolvenze può allargarsi parecchio.

Potenzialmente, l’high yield è uno dei pochi segmenti in cui la gestione attiva ha un argomento solido, perché qui il rischio di default pesa più che altrove.

Evitare di avere insolvenze in portafoglio potrebbe fare la differenza.

Cosa verificare nei prossimi mesi

EYBA ha meno di due settimane di vita quindi non possiamo valutare il grafico come facciamo sempre con il nostro Trendycator® ma possiamo tenere sotto osservazione:

  • Lo scostamento dal benchmark al netto dei costi, su almeno dodici mesi.
  • La composizione per rating, in particolare la quota di emittenti CCC, che la scheda iShares per ora non riporta.
  • La duration rispetto all’indice, per capire quanto del rendimento in più viene dai tassi e quanto dal credito.
  • Lo spread denaro-lettera su Borsa Italiana, perché 25 milioni di patrimonio contro 6,5 miliardi possono pesare sugli scambi.

Nel 2026 fin qui gli ETF obbligazionari attivi hanno raccolto l’11,5% dei flussi netti verso gli ETF obbligazionari UCITS, contro il 3,7% del 2024. BlackRock prevede di aggiungerne altri entro fine anno. Per gli indicizzati high yield è una pressione nuova sui prezzi, dentro la stessa guerra delle commissioni ETF che sta cambiando l’offerta.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->