Il mercato degli ETF sta cambiando: le commissioni medie continuano a scendere ai minimi storici, ma il costo medio dei nuovi fondi lanciati nel 2025 ha raggiunto il livello più alto mai registrato. Le due tendenze non si contraddicono — si alimentano a vicenda, e insieme stanno ridisegnando la mappa dei prodotti disponibili per gli investitori.
La struttura a bilanciere che divide il mercato
Le commissioni sui grandi ETF passivi si sono stabilizzate su livelli quasi inesistenti, la famosa società emittente Vanguard ha tagliato le commissioni su 53 fondi nel 2026. Il rapporto di spesa medio su tutti gli ETF statunitensi è sceso a 0,164% nel 2026. Morningstar stima che gli investitori abbiano risparmiato circa 6,8 miliardi di dollari in spese di gestione nel solo 2025.
Per i gestori medio-piccoli, competere in questo segmento è strutturalmente impossibile. Come osserva Zachary Evens, analista Morningstar: “Gli emittenti più piccoli o emergenti, non riescono in genere a competere con le economie di scala di Vanguard o iShares.” I tre grandi — Vanguard, BlackRock, State Street — controllano l’82% degli asset nel segmento low-cost. Il 79% di tutti gli asset ETF statunitensi risiede in prodotti con commissioni inferiori allo 0,25%.
Il risultato è una struttura a bilanciere: al polo basso, prodotti passivi a costo quasi zero che catturano la quota dominante dei flussi; al polo alto, prodotti attivi, tematici, con strutture derivate e definite in termini di profilo rischio-rendimento, che per sopravvivere devono giustificare commissioni più elevate. Il segmento intermedio si assottiglia.
Nuovi lanci sempre più costosi
Nel 2025, oltre il 40% dei nuovi ETF lanciati negli Stati Uniti apparteneva al segmento ad alto costo, con commissioni superiori allo 0,75%. Il costo medio dei nuovi prodotti ha raggiunto lo 0,74% — il livello più alto mai registrato. Nel 2024 sono stati lanciati 322 nuovi fondi, con una concentrazione significativa su prodotti leveraged sull’azionario. Nel 2026, il ritmo si è ulteriormente accelerato: i nuovi lanci hanno già superato quota 370 nei soli primi mesi dell’anno.
La ragione è industriale: un nuovo emittente che lancia l’ennesimo ETF sull’S&P 500 a tre punti base non ha spazio commerciale. La sopravvivenza economica di un nuovo prodotto passa attraverso la nicchia. I prodotti attivi, tematici e a income strutturato hanno commissioni che rendono l’operazione sostenibile per l’emittente, ma richiedono all’investitore una selezione più attenta.
I dati sugli ETF attivi confermano la tendenza: i flussi verso prodotti a gestione attiva hanno sfiorato i 400 miliardi di dollari entro fine 2025, rispetto ai 300 miliardi del 2024. Il 36% di tutti i flussi ETF è andato a prodotti gestiti attivamente, anche se questi rappresentano soltanto l’11% degli asset totali.
Vent’anni di VanEck e le nuove frontiere dell’economia spaziale
Maggio 2026 coincide con un anniversario rilevante per l’industria: VanEck celebra i vent’anni del primo ETF della casa, il VanEck Gold Miners ETF (GDX), lanciato nel 2006. Oggi la società gestisce oltre 70 ETF per circa 165 miliardi di dollari. Numeri che raccontano una storia di espansione continua verso settori sempre più di frontiera.
Jan van Eck, CEO della società, ha descritto il paradosso dell’innovazione con una frase che vale la pena riportare: “Dieci anni fa pensavo che stessimo per esaurire le idee. Invece, continuano a emergere industrie completamente nuove.” L’osservazione non è retorica: il 7 maggio 2026, VanEck ha lanciato WARP (non presente su Borsa Italiana), un ETF sull’economia spaziale. Poi ha aggiunto: “Non sarebbe esistito cinque anni fa, le persone non stavano pensando ai data center e ai razzi recuperabili.“
L’economia spaziale globale è stimata oggi a oltre 600 miliardi di dollari, con proiezioni che la porterebbero a triplicare entro il 2035. Almeno tre ETF a tema spazio sono stati lanciati nel solo primo trimestre del 2026, con altri sei in sviluppo.
Questo è il terreno che la fee war, paradossalmente, ha aperto: i gestori che non possono competere sul costo nei segmenti affollati cercano il vantaggio della posizione anticipata nei settori che il mercato non ha ancora prezzato. È una logica che chi investe da anni riconosce facilmente — prima arriva la tecnologia, poi l’infrastruttura finanziaria.
Cosa implica questa struttura per chi seleziona prodotti
La proliferazione di ETF tematici ad alto costo non è casuale: è la conseguenza diretta della guerra commerciale sul segmento core. Per l’investitore, questo crea un ambiente in cui la selezione di prodotto richiede filtri diversi a seconda del segmento in cui si opera.
Nel segmento passivo a basso costo, la scelta resta relativamente semplice: commissione, liquidità, dimensione del fondo. Nel segmento tematico e attivo, la valutazione deve includere la solidità della tesi sottostante, la profondità dell’universo investibile e la sostenibilità economica del prodotto stesso. Un ETF che non raggiunge la massa critica viene chiuso, con tutto ciò che questo comporta per chi lo detiene in portafoglio.
I fondi tematici gestiscono oggi oltre 256 miliardi di dollari complessivi, distribuiti su 393 prodotti. Dopo due anni consecutivi di deflussi nel 2023 e 2024, nel 2025 hanno registrato 16,6 miliardi di dollari di nuovi asset netti. La selezione, per ora, premia chi ha scelto i temi giusti — AI, nucleare, difesa — e ha punito chi ha pagato commissioni elevate su tesi che non si sono materializzate.
L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.
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