A settembre hanno alzato i tassi tutte e tre.

Fed, BCE e Bank of Japan tornano a decidere tra mercoledì 28 e venerdì 30 ottobre, a poche ore di distanza l’una dall’altra. Il mercato si aspetta tre pause. Su tutte e tre si gioca la stessa partita, perché il prossimo rialzo è già nei prezzi per dicembre.

Intorno alle banche centrali la settimana è piena.

Escono il PIL del terzo trimestre negli Stati Uniti e in Europa e l’inflazione preliminare di ottobre in Italia, Germania e Francia.

Arrivano anche i conti di Microsoft, Alphabet, Amazon, Stellantis e Intesa Sanpaolo.

Fed, mercoledì 28 ottobre

La decisione arriva alle 19 ora italiana, la conferenza stampa mezz’ora dopo. I Fed Funds sono al 3,75-4,00% dopo il rialzo di un quarto di punto votato all’unanimità a settembre.

I future danno una pausa intorno al 90%. Su dicembre il quadro si ribalta: circa tre probabilità su quattro per un altro rialzo, fino al 4,00-4,25%.

Le ragioni stanno nei dati di settembre. L’inflazione è al 3,7% annuo, la core al 2,6%, e i prezzi alla produzione sono saliti dell’1,3% in un solo mese.

Il lavoro intanto rallenta (29.000 nuovi posti a settembre, disoccupazione al 4,2%).

In questa riunione non ci sono nuove proiezioni economiche, quindi nemmeno un nuovo grafico a punti.

Resta il comunicato, insieme alla conferenza di Kevin Warsh, che ha sempre criticato l’abitudine delle banche centrali di anticipare le mosse future.

Quindi vedremo se non dirà nulla a riguardo della riunione di dicembre.

BCE, giovedì 29 ottobre

Decisione alle 14:15, conferenza stampa di Christine Lagarde alle 14:45. Il tasso sui depositi è al 2,50% dal 16 settembre, dopo il rialzo di 25 punti base.

Anche a Francoforte il consenso è per tassi fermi. E anche qui il mercato colloca il prossimo rialzo nella riunione del 16-17 dicembre.

Il dilemma della BCE sta in due numeri. A settembre l’inflazione dell’Eurozona è salita al 3,8%, quasi il doppio dell’obiettivo; per il terzo trimestre la crescita è attesa allo 0,2%, dopo lo 0,6% del secondo.

Alzare i tassi mentre l’economia frena è la scelta che una banca centrale fa più malvolentieri, ma a volte è un male necessario.

Anche in questo caso occhi puntati sulle dichiarazioni per dicembre.

BoJ, venerdì 30 ottobre

La Bank of Japan come sempre chiude il giro nella notte tra giovedì e venerdì, ora italiana. Il tasso è all’1,25% dopo il rialzo di settembre.

Tra gli economisti nessuno si aspetta una mossa adesso, e oltre otto su dieci puntano su dicembre.

Con questa riunione la BoJ aggiorna anche le stime trimestrali di inflazione, probabilmente al rialzo. In Giappone i prezzi al consumo di settembre sono saliti del 2,1%.

Per chi investe da qui pesa soprattutto lo yen. Una BoJ più decisa del previsto tende a rafforzarlo, e nell’agosto 2024 un rialzo giapponese inatteso aveva fatto saltare il carry trade sullo yen, con vendite improvvise su tutte le borse.

I dati macro da segnare

Giovedì alle 13:30, un’ora prima della BCE, arriva la prima stima del PIL USA del terzo trimestre, attesa al 3,2% annualizzato contro il 2,2% del secondo. Alla stessa ora escono redditi, spesa delle famiglie e PCE core di settembre (l’indice di inflazione che la Fed segue più da vicino), atteso a +0,3% sul mese.

Venerdì tocca all’Europa, con il PIL preliminare del terzo trimestre di Francia, Germania, Italia ed Eurozona e l’inflazione preliminare di ottobre. In Italia a settembre l’inflazione era al 4,2%, contro il 3,3% della Germania e il 3,1% della Francia. Per il nostro PIL il consenso è +0,1% sul trimestre.

Mercoledì il governo britannico presenta la legge di bilancio d’autunno. Sabato la Cina pubblica il PMI manifatturiero ufficiale di ottobre.

Trimestrali, la settimana più densa della stagione

  • martedì 27: Coca-Cola, Boeing e Visa a Wall Street
  • mercoledì 28: Stellantis (ricavi del trimestre), Campari, Prysmian e Technogym; Microsoft e Alphabet dopo la chiusura di Wall Street
  • giovedì 29: STMicroelectronics, poi Italgas, Amplifon ed Edison; Eli Lilly, Caterpillar e Mastercard; Amazon e Intel a mercati americani chiusi
  • venerdì 30: Intesa Sanpaolo; Exxon Mobil e Chevron

Mercoledì sera la decisione della Fed e i conti di Microsoft e Alphabet arrivano a tre ore di distanza. Giovedì, dopo la BCE, tocca ad Amazon. Sui tre colossi il mercato misurerà soprattutto quanto continuano a spendere in data center per l’intelligenza artificiale.

Meta ha già pubblicato il 21 ottobre; Apple arriva il 2 novembre.

A Milano STMicroelectronics apre la giornata di giovedì ed è il primo grande produttore europeo di chip a presentare i conti. Venerdì Intesa Sanpaolo chiude la settimana delle banche, dieci giorni dopo UniCredit, con una BCE che è tornata ad alzare i tassi e quindi sostiene il margine di interesse.

Insomma, una bella settimana intensa di numeri che il mercato dovrà digerire in qualche modo.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->