Il 23 settembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge delega sul nucleare, con 81 voti a favore e 51 contrari. Quasi quarant’anni dopo il famoso referendum, l’Italia ha di nuovo un quadro normativo per produrre energia dall’atomo.

La nuova legge aggira o meno il referendum?

Non ho le competenze per giudicarlo ma adesso il Governo ha 12 mesi per scrivere i decreti su impianti, sicurezza e rifiuti, e i primi reattori sono attesi tra il 2033 e il 2035.

Tempi lunghi quindi, e magari ci saranno ancora battaglie legali in mezzo, ma per chi ragiona in termini di investimenti è giusto ragionare su quali aziende potrebbero beneficiarne per metterle magari in watchlist.

A Piazza Affari ci sono otto gruppi che possono entrare in partita, con ruoli molto diversi da uno all’altro.

Nuclitalia sceglie la tecnologia entro novembre

La prima decisione spetta a Nuclitalia, la società creata a maggio 2025 da Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%). Il suo compito è individuare il modello di reattore più adatto al Paese, confrontando i piccoli reattori modulari raffreddati ad acqua leggera, la famiglia tecnologica più matura tra quelle disponibili.

La scadenza è novembre.

Nel frattempo Nuclitalia ha costruito una banca dati di circa 800 imprese italiane, divise in 400 categorie di prodotto, che potrebbero entrare nella filiera una volta scelto il reattore. Dal modello scelto dipende quali fornitori lavoreranno per i prossimi vent’anni e quali resteranno ai margini.

Enel, il gestore più probabile

Enel è il socio di maggioranza di Nuclitalia e la prima utility del Paese. Se l’Italia costruirà centrali, è difficile immaginare un gestore diverso.

Per il gruppo è una partita del prossimo decennio. Fino ai primi anni Trenta i conti di Enel continueranno a dipendere da reti, rinnovabili e vendita di energia, mentre il nucleare peserà soprattutto sulle scelte di investimento a lungo termine.

C’è però un vantaggio che arriva subito: chi sceglie la tecnologia oggi decide anche con quali partner industriali lavorerà per decenni.

Saipem, Maire, Webuild e Leonardo: chi costruisce e chi controlla

Il progetto industriale più avanzato per l’Italia è partito a giugno, al forum economico del vertice italo-francese di Antibes. In quell’occasione Edison ha firmato con EDF e Nuward una dichiarazione d’intenti per un piccolo reattore modulare europeo, affiancata da un gruppo di aziende italiane tra cui Saipem e Webuild.

A settembre il progetto è stato ripresentato a Milano, a pochi giorni dal voto in Senato, con un elenco di partner allargato anche a Maire. Prevede 10 unità tra Francia, Italia, Polonia, Belgio e Finlandia, con i primi cantieri dal 2030 e un impianto italiano operativo entro il 2035, per un investimento complessivo oltre i 10 miliardi di euro.

Resta una dichiarazione d’intenti.

Le competenze delle tre società sono diversi ma complementari tra loro. Webuild porta le grandi opere civili, Saipem l’ingegneria e la costruzione di impianti complessi, Maire la progettazione tramite NextChem.

Leonardo potrebbe rientrare nella partita da un’altra parte. Con il 10% di Nuclitalia, il gruppo guidato da Roberto Cingolani può portare elettronica, sistemi di controllo e sicurezza informatica, componenti che servono in ogni centrale qualunque sia il reattore scelto a novembre.

Danieli e Prysmian: chi può entrare in un secondo momento

Due gruppi quotati hanno competenze che servono un po’ dappertutto, dai data center ai grandi complessi industriali.

Danieli costruisce impianti siderurgici e produce acciaio nelle proprie acciaierie. Potenzialmente potrebbe entrare nella filiera come fornitore di componenti pesanti. E come grande consumatore di energia, un’industria dell’acciaio con elettricità stabile e a costo prevedibile ha tutto l’interesse a seguire la partita.

Prysmian è il caso più trasversale.

Ogni centrale richiede chilometri di cavi di potenza, di strumentazione e di controllo, qualificati per resistere a radiazioni e temperature per sessant’anni, e Prysmian ha già una linea dedicata progettata anche per reattori AP1000 ed EPR. A questi si aggiungono i collegamenti alla rete di trasmissione, qualunque sia la tecnologia che Nuclitalia sceglierà a novembre.

Decreti, siti e referendum: cosa può rallentare tutto

Tre passaggi decideranno i tempi reali.

Il primo sono i decreti attuativi. Finché mancano le regole su sicurezza, autorizzazioni e rifiuti, gli accordi firmati finora restano dichiarazioni d’intenti.

Il secondo è la scelta dei siti. La legge non indica dove sorgeranno i reattori, e la partita del deposito nazionale per le scorie è ancora aperta.

Il terzo è politico. Gli italiani hanno già fermato il nucleare due volte, nel 1987 dopo Chernobyl e nel 2011 dopo Fukushima, quando oltre il 94% dei votanti scelse l’abrogazione, e con le opposizioni schierate contro la legge un nuovo referendum abrogativo resta un’ipotesi concreta.

Per chi investe, le date da seguire sono la scelta di Nuclitalia a novembre, i decreti entro un anno e i primi contratti di fornitura.

Quando arriveranno i primi ordini firmati, capiremo chi tra questi otto gruppi ha in mano qualcosa di più di una competenza adatta.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->