Il 23 settembre il Senato ha approvato in via definitiva la legge che riporta l’Italia al nucleare ne abbiamo parlato nell’articolo Chi può beneficiare del Nucleare in Italia?; il giorno dopo una società quotata al Nasdaq ha salutato la notizia con un comunicato intitolato “Terra Innovatum Welcomes Italy’s Historic Return to Nuclear Energy”, visto che la sua tecnologia di mini reattori è nata nei laboratori dell’Università di Pisa.
Si chiama Terra Innovatum.
Progetto ingegneristico di tutto rispetto, titolo in caduta libera: oggi le azioni valgono 3,40 dollari, circa un sesto del massimo toccato al debutto di ottobre 2025.

Da Pisa a New York
Il progetto SOLO nasce nel 2018 dal lavoro di due ingegneri nucleari dell’Università di Pisa, Alessandro Petruzzi e Marco Cherubini, che avevano alle spalle trent’anni di analisi di sicurezza sugli impianti; oggi il primo è amministratore delegato, il secondo direttore tecnico.
Cresciuta tra laboratori italiani e università europee, la società ha portato la capogruppo (Terra Innovatum Global N.V.) a New York, dove il primo reattore dovrà superare l’esame della NRC, l’autorità di sicurezza nucleare americana e una delle più severe al mondo.
Il 10 ottobre 2025 le azioni sono arrivate al Nasdaq con il ticker NKLR, attraverso la fusione con la SPAC GSR III Acquisition Corp., la stessa strada percorsa prima da NuScale e da Oklo per raccogliere capitali anni prima di avere un reattore da vendere.
Un reattore da un megawatt dentro un container
Il reattore denominato SOLO produce 1 MW elettrico, una briciola rispetto ai 1.000 e oltre di una grande centrale, ma è la potenza che serve a un data center, a un ospedale o fabbriche che vogliono energia stabile giorno e notte.
Quindi non rientra nei progetti italiani per la rete nazionale.
Entra in un container da 12 metri. Pesa meno di 60 tonnellate e funziona 15 anni senza ricaricare il combustibile; il raffreddamento è a elio, che circola anche per convezione naturale, e dopo 24 ore dallo spegnimento il calore residuo equivale, stima la società, a quello di una decina di tostapane.
Scelta intelligente, quella sul combustibile: SOLO usa pastiglie di ossido di uranio arricchito sotto il 5%, le stesse delle centrali già in funzione. Molti concorrenti puntano invece sull’HALEU (uranio arricchito fino al 20%), che oggi su scala commerciale arriva quasi solo dalla Russia; SOLO potrà passarci più avanti per salire a 10-20 MW.
Cosa è successo nell’ultimo anno
Il primo sito era stato indicato già a luglio 2025, prima ancora della quotazione, con un protocollo d’intesa firmato con Rock City (un parco industriale in Illinois) che prevede anche un’opzione per installare fino a 50 reattori nella stessa area.
Il passo più concreto è di agosto. La NRC ha avviato la valutazione preliminare della domanda di permesso di costruzione, cioè un esame anticipato del rapporto ambientale e di nove capitoli del rapporto di sicurezza prima del deposito formale.
Sul fronte commerciale, ad agosto la società ha annunciato un primo percorso per fornire fino a 8 MW a data center in Argentina e Brasile, mentre la costruzione del primo esemplare resta in Italia, affidata ad ATB Riva Calzoni, partner industriale dal settembre 2025. Gli obiettivi dichiarati sono le autorizzazioni per il primo impianto entro la fine del 2027 e la produzione in serie dal 2028.
Perché la Borsa resta scettica
Terra Innovatum per ora vive della cassa raccolta con la quotazione, e al 30 giugno (ultimo dato disponibile) ne aveva 91,1 milioni di dollari, a fronte di costi operativi per 6,1 milioni nel trimestre.
Abbastanza per progettare e autorizzare. Per costruire il primo reattore servirà molto di più, ed è probabile che arrivino aumenti di capitale che diluiranno chi ha già le azioni.
Il voto del Senato è passato senza lasciare traccia, visto che il 23 settembre il titolo valeva 3,95 dollari. Per parlare di inversione servirebbe prima il recupero di area 3,80, diventata resistenza, e poi una chiusura settimanale sopra 4,97; fino ad allora ci tocca aspettare.
Cosa può cambiare con la legge italiana
A metà settembre, alla conferenza generale dell’IAEA di Vienna, l’Italia ha presentato SOLO come soluzione nazionale per i microreattori, ha fatto sapere la società.
Un riconoscimento d’immagine, per ora senza commesse.
In Italia, quindi, SOLO può trovare posto accanto a chi ha bisogno di energia costante in un punto preciso, e io penso soprattutto alle isole minori, che ancora oggi producono gran parte della loro elettricità con generatori a gasolio.
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