L’intelligenza artificiale avanza a una velocità che non riusciamo più a seguire e chi investe deve provare a capire quanto durerà il boom degli investimenti.
Una società che vale quasi quanto l’Italia
Entro fine novembre è prevista la quotazione di Anthropic a Wall Street con una valutazione intorno ai 2.000 miliardi di dollari. SpaceX, collocata a giugno, aveva una valutazione di circa 1.800 miliardi, ha chiuso il primo giorno di scambi sopra i 2.100.
Il Pil italiano del 2026, nelle stime del Fondo monetario, vale circa 2.700 miliardi di dollari.
Il confronto rende bene l’idea della domanda che molti si fanno in questi mesi: stiamo sopravvalutando l’AI, oppure il resto dell’economia perde valore perché presto lo produrranno algoritmi e robot?
Il quartetto d’archi di Mozart
Per suonare un quartetto d’archi servono ancora quattro musicisti esattamente come all’epoca di Mozart, quindi la produttività è ferma da due secoli. Almeno fino all’arrivo dei robot musicisti. Eppure i musicisti guadagnano più di allora, perché i loro compensi seguono i salari del resto dell’economia.
Portato sull’AI, il ragionamento dice che ciò che diventa automatizzabile perde valore e ciò che resta umano ne acquista.
I servizi ad alta intensità di lavoro tendono a rincarare più dell’inflazione. Lo sa bene chi ha chiamato un muratore di recente a casa.
La ricerca accelera
Sul fronte della ricerca i progressi li riconoscono anche gli scettici della prima ora, quelli che chiamavano i modelli linguistici “pappagalli stocastici”. Oggi l’unione di logica e statistica, la cosiddetta AI neurosimbolica, aiuta matematici e fisici su problemi aperti da decenni, sempre con la guida di ricercatori umani.
Altre due direzioni pesano sui mercati. Ci sono i modelli che migliorano sé stessi e preparano le versioni successive. E ci sono gli agenti: gli chiedi un viaggio in Giappone e loro cercano il volo, lo comprano e ti mettono la partenza in agenda.
Ne abbiamo scritto parlando delle bolle del passato: le ferrovie dell’Ottocento, una volta posati i binari, avevano bisogno solo di manutenzione. Questo ciclo funziona in modo diverso, perché ogni ramo di ricerca ne apre un altro, e i limiti visibili sono l’energia disponibile e i soldi.
Perché nessuno frenerà
L’AI oggi è prima di tutto un tema di sicurezza nazionale.
Stati Uniti e Cina non possono permettersi di restare indietro, e tutto il resto passa in secondo piano: i flussi di cassa degli hyperscaler, il debito delle aziende che compete con i titoli di Stato, l’inflazione alimentata dal boom, i tassi reali in salita.
Se un grande gruppo finirà in difficoltà, è probabile che venga sostenuto con denaro pubblico, come abbiamo raccontato in AI too big to fail. Le proteste locali contro i data center rallenteranno qualche cantiere, ma la linea di Washington resterà la stessa con qualunque maggioranza al Congresso.
E se i bond a lunga scadenza continueranno a soffrire?
La risposta più probabile sarà accettarlo, o arrivare a qualche forma di repressione finanziaria.
Se questi investimenti dureranno anni, chi presta soldi a Stati e aziende chiederà rendimenti più alti dell’inflazione. Sta già succedendo: il Treasury a 10 anni rende oltre il 5%, quasi il 3% al netto dell’inflazione attesa. A maggio quel rendimento era sotto il 2%.
Le aziende restano indietro
La questione aperta riguarda tutti gli altri, imprese e consumatori. Negli aggregati del mercato del lavoro americano l’effetto dell’AI è ancora difficile da trovare, e lo stesso vale per la produttività.
Le aziende si dividono in tre gruppi. Poche la adottano con entusiasmo. Altre dicono di studiarla, perché ammettere il contrario le farebbe sembrare antiquate. La maggioranza la studia sul serio e prepara qualche sperimentazione in singoli reparti, con tempi che non hanno niente a che vedere con quelli dei laboratori.
Nel nostro piccolo l’abbiamo visto con il Ranker AI del Trendycator®: funziona perché si è innestato su un metodo che usavamo da anni.
Poi ci sono i molti lavoratori che stanno addestrando lo strumento che un giorno ne prenderà il posto e intanto risultano ancora occupati. Il giorno in cui produttività e occupazione cambieranno passo arriverà, magari anche in fretta, ma con ogni probabilità più tardi di quanto promettono le simulazioni più aggressive.
Cosa resta da capire per chi investe
Il sostegno politico rende questo boom molto più duraturo delle bolle tecnologiche che abbiamo già visto, con buona pace dei catastrofisti. La variabile da seguire è la velocità con cui imprese e famiglie inizieranno a pagare per usare l’AI. Finché la distanza tra la frontiera e chi la usa resta ampia, le spese arriveranno prima dei ricavi.
Tra i titoli legati all’AI, saper scegliere chi sopravvive, si adatta e cresce conterà più della semplice esposizione al tema.
Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del propria profilo di rischio.
Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione. L’immagine di copertina è creata con strumenti di intelligenza artificiale.
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