Questo articolo analizza le recenti dichiarazioni della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde sul rischio di un contesto più volatile per i mercati finanziari, con l’obiettivo di chiarirne il significato per chi investe, in particolare nel comparto obbligazionario.

L’analisi è di natura contestuale, non operativa, ed è rivolta sia a chi muove i primi passi sia a investitori già attivi che utilizzano le obbligazioni come componente strutturale del portafoglio.

Lagarde: “Prepararsi a un contesto più volatile”

Nel fine settimana, intervenendo alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, la presidente della BCE Christine Lagarde ha affermato che l’istituto deve essere pronto a operare in un contesto più volatile, caratterizzato da tensioni geopolitiche crescenti, politiche industriali più assertive e possibili interruzioni delle catene di approvvigionamento.

Il passaggio chiave è questo: secondo Lagarde, è probabile che le tensioni sui mercati finanziari diventino più frequenti. Il rischio non è soltanto un aumento episodico della volatilità, ma una maggiore ricorrenza di fasi di stress che potrebbero rendere meno efficace l’azione della BCE.

Per questo motivo il Consiglio direttivo ha deciso di ampliare la linea di credito permanente EUREP, uno strumento che consente a banche centrali non appartenenti all’area euro di ottenere liquidità in euro a fronte di garanzie di alta qualità.

Queste dichiarazioni non sono isolate. Si inseriscono in un contesto macroeconomico che negli ultimi mesi ha mostrato segnali misti: inflazione in rallentamento nell’area euro (intorno all’1,7% a gennaio secondo le stime flash Eurostat), crescita moderata (PIL +0,3% nel quarto trimestre 2025), ma anche tensioni legate al commercio internazionale e alla dinamica dell’energia.

La parola chiave, dunque, è volatilità.

Cosa significa davvero “contesto più volatile”

Nel linguaggio delle banche centrali, la volatilità non è un concetto generico. Indica variazioni più rapide e frequenti dei prezzi degli asset finanziari, dei rendimenti obbligazionari e degli spread.

Negli ultimi anni il principale driver dei mercati è stato l’andamento dell’inflazione e dei tassi ufficiali. Oggi il quadro si complica per almeno tre ragioni:

  1. Frammentazione geo-economica: tariffe commerciali, concorrenza strategica tra blocchi economici, tensioni sulle catene del valore.
  2. Energia e materie prime: dinamica delle scorte di gas europee, possibili interruzioni dei flussi energetici, volatilità del petrolio.
  3. Policy discrezionali: misure industriali, sanzioni, restrizioni commerciali che possono modificare rapidamente aspettative e flussi finanziari.

In questo scenario, i mercati obbligazionari possono reagire in modo non lineare. Un singolo evento geopolitico può generare un repricing improvviso dei rendimenti, con movimenti simultanei su inflazione attesa, tassi reali e rendimento aggiuntivo che gli investitori pretendono quando percepiscono un aumento del rischio.

Lagarde ha richiamato in particolare il rischio di “vendite forzate” di titoli denominati in euro. In pratica: se operatori internazionali avessero difficoltà a reperire liquidità in euro, potrebbero essere costretti a liquidare asset in euro per procurarsela, accentuando la discesa dei prezzi.

Perché la BCE amplia la linea EUREP

La decisione di ampliare la facility EUREP va letta in questa chiave.

EUREP è uno strumento attraverso il quale la BCE mette a disposizione euro alle banche centrali di altri Paesi quando ne hanno bisogno. In cambio, queste consegnano titoli considerati sicuri come garanzia.

L’obiettivo è semplice: evitare che, in momenti di tensione internazionale, manchino euro nel sistema finanziario e che questa carenza costringa qualcuno a vendere titoli in fretta, creando ulteriore instabilità sui mercati.

In termini semplici, la BCE sta rafforzando una rete di sicurezza preventiva. Non si tratta di un cambio di rotta sui tassi, né di un ritorno a programmi straordinari di acquisto titoli. È una misura volta a proteggere il corretto funzionamento dei mercati in euro in caso di shock esterni.

Questo passaggio è rilevante perché segnala che l’istituto centrale considera più probabile la ricorrenza di episodi di stress finanziario legati a fattori geopolitici o commerciali.

Cosa può cambiare nei mercati obbligazionari

Se davvero il contesto diventa più instabile, l’effetto più immediato riguarda l’andamento dei rendimenti.

In una fase in cui l’inflazione è vicina al target ma resta esposta a shock energetici o commerciali, i mercati possono alternare rapidamente due letture opposte.

Da un lato il timore di una nuova risalita dei prezzi, che spinge al rialzo i rendimenti a lungo termine. Dall’altro il rischio di rallentamento economico, che invece tende a favorire una discesa dei tassi. Questa oscillazione più frequente rende più complessa la gestione della durata media delle obbligazioni in portafoglio, perché aumenta la probabilità di movimenti rapidi e non lineari.

Un secondo aspetto riguarda la differenza di rendimento tra i vari titoli di Stato dell’area euro. In presenza di shock esterni, i Paesi percepiti come più vulnerabili sul piano fiscale o commerciale possono registrare variazioni più accentuate rispetto ai Paesi considerati più solidi.

Non è necessariamente il segnale di una crisi, ma di una maggiore sensibilità agli eventi. In queste fasi, inoltre, la facilità con cui si comprano o vendono titoli può ridursi, e questo tende ad amplificare i movimenti di prezzo.

Infine, il comparto delle obbligazioni societarie può reagire in modo selettivo. Le imprese più esposte al commercio internazionale o ai costi energetici possono subire un aumento del rendimento richiesto dagli investitori quando cresce l’incertezza. In un ambiente più instabile, il credito tende a muoversi con maggiore rapidità rispetto ai titoli governativi dei Paesi considerati più solidi.

Il nodo della liquidità

Un aspetto centrale del discorso di Lagarde riguarda la liquidità.

Negli ultimi anni, diversi report di stabilità finanziaria hanno evidenziato come in fasi di stress la liquidità dei mercati obbligazionari possa deteriorarsi rapidamente.

Questo significa che la capacità di comprare o vendere grandi quantità di titoli senza impattare significativamente sul prezzo si riduce.

Se molti risparmiatori entrano o escono contemporaneamente dai fondi obbligazionari, i gestori possono essere costretti a comprare o vendere grandi quantità di titoli nello stesso momento. Se, allo stesso tempo, alcuni operatori finanziari stanno utilizzando denaro preso a prestito per amplificare le proprie posizioni, la pressione aumenta ulteriormente.

A questo si aggiungono eventuali eventi geopolitici improvvisi, che possono cambiare rapidamente le aspettative su inflazione, crescita o stabilità finanziaria.

Quando questi elementi si combinano, i prezzi non si muovono in modo graduale: possono accelerare, amplificando sia le fasi di discesa sia i rimbalzi successivi.

Breve termine e medio periodo

Nel breve termine (0–6 mesi), i fattori che possono incidere maggiormente sull’andamento dei mercati restano:

  • dati su inflazione e crescita nell’area euro,
  • dinamica dei prezzi energetici,
  • eventuali annunci su tariffe o sanzioni.

Nel medio periodo, la questione è più strutturale: un mondo caratterizzato da maggiore frammentazione commerciale e geopolitica tende a generare shock più frequenti, anche se non necessariamente più profondi.

Questo implica che la volatilità potrebbe diventare una componente ordinaria del contesto di mercato, non un’eccezione.

Cosa significa per noi investitori

Non emerge dalle parole di Lagarde un segnale direzionale sui tassi. Non si tratta di un annuncio di stretta o allentamento imminente.

Il messaggio è diverso: la BCE si sta preparando a gestire un ambiente più instabile.

Per chi investe in obbligazioni o in ETF obbligazionari, questo quadro porta ad alcune considerazioni concrete:

  • diventa più importante controllare quanto il portafoglio è esposto ai movimenti dei tassi di interesse, soprattutto sulle scadenze più lunghe;
  • conta di più la solidità degli emittenti e la facilità con cui i titoli possono essere venduti in caso di necessità;
  • le differenze di rendimento tra un Paese e l’altro, o tra un’azienda e l’altra, possono ampliarsi più rapidamente quando aumenta l’incertezza.

Non è un segnale di allarme imminente. È il riconoscimento che l’ambiente di mercato potrebbe diventare meno prevedibile rispetto agli ultimi mesi, e che la stabilità non può essere data per scontata.

Conclusione

Le dichiarazioni di Christine Lagarde sulla necessità di prepararsi a un contesto più volatile non annunciano un cambio immediato di politica monetaria, ma riconoscono una trasformazione strutturale dell’ambiente macro-finanziario.

La crescente divisione tra blocchi economici, le tensioni legate all’energia e politiche industriali più interventiste rendono più probabili fasi ricorrenti di tensione sui mercati finanziari.

Per noi investitori, questo significa operare in un contesto dove la gestione del rischio e la comprensione delle dinamiche macro diventano ancora più rilevanti rispetto al passato recente.

Il punto non è cosa comprare. È come decidere. Guarda il video.

L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.

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Dr. Massimo Gotta, giornalista-pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. Laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani, tra i fondatori del Circolo degli Investitori e ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario. Ha lavorato per il gruppo bancario Mediobanca e per Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. È stato docente per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino. Massimo Gotta è un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore, Class CNBC. È coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni” (TradingLibrary 2013) e autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock” (Experta 2006). Disclaimer: L’autore Massimo Gotta non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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