Il Treasury decennale USA torna al 4,80%

Il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,80% il 1° settembre. Un livello che i mercati avevano già rivisto a ottobre 2023, ma per trovarlo stabile per periodi prolungati bisogna tornare al 2007.

Il decennale non è un dato tecnico isolato. Fa da base per il costo del denaro in tutta l’economia: mutui, carte di credito, obbligazioni societarie. Quando sale lui, tendono a salire anche gli altri tassi.

Il rialzo è globale

Il decennale giapponese ha sfiorato il 3%, soglia che non toccava da circa trent’anni. Regno Unito, Germania e Francia hanno visto i loro titoli di Stato a lungo termine salire verso livelli che non si vedevano da un decennio o più.

È un movimento coordinato sui principali mercati del debito sovrano, non un caso isolato di un singolo Paese con problemi di bilancio.

Il petrolio dietro il rialzo

Nei giorni scorsi alcune petroliere sono state nuovamente colpite nello Stretto di Hormuz. Il prezzo del petrolio ne ha risentito subito, e chi vende e compra bond ha collegato i due fatti: più petrolio significa più inflazione nei prossimi mesi.

Per il Giappone il collegamento è ancora più stretto. Il Paese importa la maggior parte dell’energia dal Medio Oriente, quindi un petrolio più caro si traduce quasi subito in pressione sui prezzi interni.

L’inflazione resta il nemico numero uno di chi possiede obbligazioni. Un bond paga una cedola fissa: se i prezzi salgono più del previsto, quella cedola vale meno in termini reali. Il mercato chiede quindi un rendimento più alto per compensare il rischio, e il prezzo del bond scende.

L’effetto sulle borse

Nella stessa seduta l’S&P 500 ha chiuso in calo dello 0,7%. Gli operatori hanno indicato il rialzo dei rendimenti come una delle cause principali della flessione azionaria. Rendimenti più alti sui titoli di Stato rendono le azioni relativamente meno attraenti e alzano il costo del capitale per le aziende indebitate.

Nella storia dei mercati, un rendimento obbligazionario così alto ha quasi sempre attirato capitali via dalle azioni.

Se un titolo di Stato paga il 4,80% senza il rischio di un corporate, l’incentivo a restare investiti in borsa si riduce, soprattutto per chi cerca reddito più che crescita.

È lo stesso meccanismo che nel 2022, con la stretta della Fed, ha spinto giù le valutazioni azionarie in tutto il mondo.

Quando il reddito fisso rende abbastanza da competere con gli utili attesi delle aziende, il capitale si sposta.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->