La BCE non reagirà in modo automatico al nuovo shock energetico legato alla guerra in Iran. Il punto centrale del messaggio di Christine Lagarde è che la banca centrale non può abbassare direttamente i prezzi dell’energia.

Ma al tempo stesso, Lagarde ha affermato che la BCE può intervenire se l’aumento di petrolio e gas comincia a trasferirsi all’inflazione di fondo, ai salari e alle aspettative di famiglie e imprese. È questa la chiave con cui va letta oggi la posizione di Francoforte.

Il contesto è cambiato in poche settimane. Nel discorso del 25 marzo alla conferenza “The ECB and Its Watchers”, Lagarde ha ricordato che fino a poco prima l’economia dell’area euro mostrava un quadro più favorevole.

La crescita aveva un certo slancio, inflazione al 1,9% a febbraio e motori interni ancora attivi, soprattutto consumi privati, investimenti in digitalizzazione e spesa per la difesa.

Oggi, invece, la variabile dominante è l’incertezza legata allo shock energetico e alla sua possibile trasmissione al resto dell’economia.

Per noi investitori il passaggio importante è questo: la BCE non sta dicendo che i tassi resteranno fermi a prescindere, ma neppure che ogni rialzo del petrolio produrrà una stretta monetaria.

Sta dicendo che guarderà alla qualità dello shock, non solo alla sua esistenza. In altre parole, il rincaro dell’energia da solo non basta; ciò che conta è capire se resterà confinato alla componente energetica oppure se inizierà a contaminare listini, salari, aspettative di inflazione e quindi la politica monetaria.

Il problema è che i prezzi ne hanno già risentito eccome. E qui si ripresenta lo scollamento tra i dati ufficiali – che tra l’altro sono per forza di cose pubblicati con un gap temporale – e la realtà dei fatti.

Le analogie con il 2022-2023 sono preoccupanti. Poi è vero che Lagarde ha affermato che “la nostra strategia aggiornata è esplicita su questo punto: deviazioni ampie e prolungate richiedono un intervento di politica monetaria deciso, ma ciò non toglie che da qui ad un intervento sui tassi possano passare mesi.

Perché il problema non è evitare una reazione meccanica, ma evitare un nuovo ritardo

Nel discorso di Francoforte Lagarde ha insistito su tre principi.

Il primo è valutare natura, intensità e persistenza dello shock prima di decidere.
Il secondo è guardare non solo allo scenario centrale, ma anche ai rischi avversi.
Il terzo è mantenere una risposta graduata: shock piccoli e temporanei possono essere assorbiti senza interventi immediati, mentre scostamenti più ampi e persistenti dall’obiettivo del 2% richiedono una risposta più forte o più lunga.

Sul piano teorico il ragionamento fila. Sul piano storico, però, il punto è più delicato.

Questo schema serve anche a evitare paragoni automatici con il 2022, ma proprio il precedente del 2022 impone oggi una lettura meno indulgente della linea BCE.

Allora Francoforte iniziò ad alzare i tassi solo a luglio 2022, portandoli dallo 0% allo 0,5%, quando l’inflazione nell’area euro era già esplosa al 9%. Il problema, quindi, non fu una reazione meccanica: fu semmai una reazione tardiva rispetto alla velocità con cui lo shock stava contaminando l’economia reale.

È per questo che oggi il richiamo alla prudenza non può essere letto come un valore in sé. La cautela ha senso solo se serve a distinguere tra uno shock energetico limitato e una nuova ondata inflattiva più diffusa.

Se invece dovesse trasformarsi in esitazione, il rischio sarebbe quello di ripetere un errore che i mercati e soprattutto le famiglie europee conoscono già molto bene.

Lagarde ha fatto notare che oggi il punto di partenza è diverso: l’inflazione dell’area euro era rientrata all’1,9% in febbraio e, secondo la stessa BCE, l’orientamento di politica monetaria si trova in una posizione complessivamente neutrale.

Questo, in teoria, dà a Francoforte più margine per osservare i dati senza essere costretta a reagire subito. Ma proprio qui si gioca la credibilità del messaggio: avere più margine non significa potersi permettere un nuovo ritardo, soprattutto se lo shock energetico dovesse “cominciare” a trasferirsi con rapidità a prezzi, salari e aspettative.

Il problema, infatti, è che il quadro energetico si è deteriorato in tempi molto rapidi. E l’esperienza ci insegna che è molto difficile che i rincari restino confinati all’energia.

La BCE può permettersi di aspettare?

Forse per ora ha ancora una piccola finestra di margine, ma se i rincari continuano a propagarsi al resto dell’economia, allora il tema non sarà più evitare una risposta automatica, ma dimostrare di aver imparato qualcosa da quanto accaduto nell’ultima fiammata inflazionistica.

I tre scenari che contano per noi investitori

La BCE ha di fatto descritto tre casistiche. La prima è quella di uno shock limitato e temporaneo: in questo caso reagire con i tassi potrebbe essere inutile o addirittura controproducente, perché la politica monetaria agisce in ritardo e rischierebbe di colpire l’economia quando il picco energetico è già rientrato.

La seconda è quella di un’inflazione sopra target in misura rilevante ma non duratura: qui una risposta misurata diventa possibile.

La terza è quella di uno shock ampio e prolungato, capace di disancorare le aspettative: in questo caso la BCE segnala esplicitamente la necessità di un’azione energica.

Il dato che rende la situazione delicata è che il mercato non si muove più solo sui prezzi spot dell’energia, ma sulle conseguenze macro.

Reuters ha riportato che nello scenario base della BCE l’inflazione media 2026 è attesa al 2,6%; nello scenario avverso supera il 4% nella seconda metà dell’anno, mentre in quello severo va oltre il 6% all’inizio del prossimo anno e non rientra rapidamente verso il target.

Sono numeri che spiegano perché Francoforte guardi soprattutto a un punto: capire se lo shock energetico resterà circoscritto oppure se finirà per alimentare un’inflazione più ampia e persistente.

Cosa cambia per obbligazioni e attese sui tassi

Per il mercato obbligazionario europeo il messaggio è netto: la fase in cui si poteva ragionare su un sentiero quasi lineare dei tassi si è interrotta.

La BCE mantiene formalmente un approccio riunione per riunione e dipendente dai dati, ma il rischio energetico rimette volatilità su tutta la curva, soprattutto sulle scadenze che incorporano aspettative d’inflazione e timing delle mosse future.

Per noi che investiamo in obbligazioni, la lezione è che oggi non basta osservare il prezzo del petrolio. Bisogna seguire la catena completa: energia, inflazione headline, inflazione core, salari, aspettative, comunicazione BCE.

È lì che si gioca la differenza tra un episodio gestibile e un ritorno a una politica monetaria più restrittiva.

Sotto questo profilo, il passaggio forse più importante del discorso di Lagarde è che la BCE non vuole essere “paralizzata dall’esitazione”, ma nemmeno trascinata a forza in una risposta automatica.

Questa non è una banca centrale più morbida. È una banca centrale che cerca di distinguere tra shock energetico e inflazione persistente, sapendo che – come dimostra il recente passato – confondere le due cose può produrre errori di politica monetaria.

L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche economiche.

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Dr. Massimo Gotta, giornalista-pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. Laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani, tra i fondatori del Circolo degli Investitori e ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario. Ha lavorato per il gruppo bancario Mediobanca e per Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. È stato docente per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino. Massimo Gotta è un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore, Class CNBC. È coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni” (TradingLibrary 2013) e autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock” (Experta 2006). Disclaimer: L’autore Massimo Gotta non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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