La decisione europea sugli asset russi congelati e il ritorno degli eurobond non sono due notizie distinte. Sono la stessa scelta, osservata da due angolazioni diverse.

Dopo mesi di discussione, l’Unione Europea ha escluso l’ipotesi dell’esproprio diretto delle riserve russe e ha optato per il finanziamento del sostegno all’Ucraina tramite nuove emissioni di debito comune.

Una soluzione più lenta, politicamente più costosa, ma finanziariamente più solida.

Perché l’esproprio degli asset russi era un problema (non solo politico)

L’idea di confiscare gli asset russi congelati sembrava, a prima vista, una scorciatoia efficace: risorse già disponibili, nessun nuovo debito, risposta immediata all’emergenza.

In realtà, il nodo non era morale ma giuridico e finanziario.

Un esproprio avrebbe creato un precedente pericoloso: la possibilità che capitali detenuti in Europa potessero essere sottratti per decisione politica. Questo rischio non riguarda solo la Russia, ma tutti gli investitori extra-UE, soprattutto quelli provenienti da aree geopoliticamente non allineate.

Il timore era chiaro: se oggi fosse successo agli asset russi, domani sarebbe potuto succedere ad altri.

Il risultato sarebbe stato un aumento del rischio politico percepito sull’Europa e, di riflesso, un costo più elevato per finanziare il debito pubblico.

È su questo terreno che si è mossa la linea italiana, sostenuta dal Belgio e da altri Paesi: evitare una soluzione giuridicamente fragile per non compromettere la credibilità finanziaria dell’area euro.

Eurobond: da strumento emergenziale a scelta obbligata

Scartata la via dell’esproprio, l’Europa si è trovata davanti all’unica alternativa coerente: emettere debito comune.

Gli eurobond non sono una novità. Esistono già con il Next Generation EU, ma sono sempre stati presentati come uno strumento temporaneo, legato alla pandemia.

L’accordo sugli asset russi li riporta invece al centro del dibattito strutturale europeo.

Il messaggio implicito è chiaro: se l’Unione vuole affrontare spese strategiche – difesa, sicurezza, investimenti industriali – senza scaricarle interamente sui bilanci nazionali, il debito comune diventa una necessità, non un’eccezione.

Ed è proprio questo passaggio che spiega la frattura politica emersa.

Italia e Germania: due visioni opposte del rischio

L’Italia esce rafforzata dall’accordo per due motivi. Primo: evita di assumere, anche indirettamente, rischi legali legati all’eventuale esproprio degli asset russi.

Secondo: spinge il mercato a ragionare su un futuro in cui una parte delle spese europee verrà finanziata a livello comunitario.

La Germania, storicamente contraria agli eurobond, si trova invece nella posizione opposta:

  • niente esproprio degli asset russi
  • ritorno del debito comune
  • perdita di centralità nella linea decisionale

Non è un dettaglio politico: è uno scontro di modelli finanziari.

Da un lato chi teme la mutualizzazione del rischio; dall’altro chi ritiene più pericoloso continuare a concentrare tutto sui debiti nazionali.

L’effetto sui mercati: meno rischio politico, più convergenza

La reazione dei mercati è stata coerente con questa lettura. La rinuncia all’esproprio riduce il rischio di shock giuridici e rafforza la percezione dell’Europa come area in cui il capitale resta tutelato.

Allo stesso tempo, il ritorno degli eurobond apre la strada a una graduale riduzione della pressione sui debiti sovrani, soprattutto per i Paesi più indebitati.

La compressione dello spread Btp-Bund osservata subito dopo l’accordo va letta in questa chiave: non come entusiasmo, ma come ricalibrazione delle aspettative.

Il punto chiave

La scelta europea non riguarda solo l’Ucraina. Riguarda che tipo di area finanziaria vuole essere l’Europa.

Tra una scorciatoia giuridicamente fragile e una soluzione più onerosa ma credibile, è stata scelta la seconda. Non per idealismo, ma per autotutela finanziaria.

Ed è questo, più di ogni slogan politico, il vero significato dell’accordo su asset russi ed eurobond.

Passiamo ora all’analisi delle curve.

Analisi ZC-Yield Curve Eur

La struttura della curva zero-coupon resta ordinata, ma il movimento dell’ultima settimana rende il quadro ancora più leggibile.

Il rendimento del decennale si porta al 3,00% (in lieve aumento rispetto al 2,96%), confermando che il processo di riassestamento non si è esaurito e che il mercato continua a incorporare un livello dei tassi leggermente più elevato lungo l’intero orizzonte temporale.

La dinamica è coerente anche sul tratto lungo: il trentennale sale al 3,35% (dal 3,28%), segnale di un aggiustamento verso l’alto più che di una distorsione improvvisa della curva. Il movimento appare graduale e pulito: non emergono elementi di tensione o disordine, ma una ricalibrazione progressiva dei rendimenti richiesti sulle scadenze più lunghe.

Il differenziale 10–2 anni si amplia a 0,71% (da 0,65%), indicando una curva moderatamente più ripida. Il messaggio implicito resta coerente: il mercato sta prezzando un percorso di normalizzazione che richiede tempo, con minori aspettative di un rientro rapido e lineare dei tassi rispetto a quanto si intuiva in passato.

Sul tratto breve, tra il 2025 e il 2027, la lettura è stabile nei livelli (area 2,30%) ma più chiara nella forma: la ripidità risulta in aumento, con una pendenza che rimane positiva e piuttosto netta. È il segmento in cui le aspettative cambiano più rapidamente: l’ipotesi di una politica monetaria rapidamente più accomodante continua a perdere peso, lasciando spazio a uno scenario di tassi stabili più a lungo.

Tra il 2028 e il 2045 la curva mantiene un profilo coerente e positivamente inclinato, ma anche qui la ripidità risulta in aumento. Il rendimento massimo si colloca in area 3,35%, confermando che lo spostamento resta prevalentemente verso l’alto, con una struttura che continua a premiare la lettura per segmenti e, soprattutto, a rendere questo tratto il più interessante in termini di informazioni implicite sul regime atteso di tassi e inflazione.

Oltre il 2045 la curva resta piatta, con rendimenti intorno al 3,35%, mentre sulle scadenze estreme permane una lieve inclinazione negativa. Il cinquantennale si posiziona al 3,09% (dal 3,06%), movimento minimo ma coerente con l’idea che, sul lunghissimo termine, il mercato continui a prezzare convergenza dell’inflazione e tassi strutturalmente non troppo bassi.

Struttura a termine dei tassi di interesse EUR al 22-12-2025 – Elaborazione Circolo Investitori su dati di mercato

Sul fronte monetario, i forward sull’Euribor a 6 mesi si collocano in area 2,10%–2,30%, un intervallo che sostanzialmente ruota attorno al livello indicato la scorsa settimana (2,25%) e che non altera il messaggio di fondo: il mercato continua a descrivere una fase di stabilizzazione del breve, senza segnali di un rapido ritorno verso livelli nettamente inferiori.

La traiettoria di medio periodo resta coerente con l’impostazione precedente: oltre le scadenze intermedie, i forward continuano a suggerire una risalita progressiva verso area 3,50% a partire dal 2028. È un profilo compatibile con una politica monetaria che, nel tempo, tende a recuperare un orientamento meno accomodante, ma senza accelerazioni brusche o discontinuità evidenti.

Stima tassi forward su Euribor 6 mesi al 22-12-2025 – Elaborazione Circolo Investitori su dati di mercato

Analisi Integrata Trendycator

Il quadro obbligazionario internazionale continua a mostrare una dispersione marcata tra le principali aree valutarie, senza segnali di un ritorno alla convergenza.

Le dinamiche restano prevalentemente domestiche e il Trendycator riflette con coerenza questa frammentazione, restituendo segnali ancora disallineati tra le diverse aree sovrane. In questo contesto, l’andamento dei rendimenti risponde soprattutto alle specificità delle politiche monetarie nazionali, più che a impulsi comuni di natura sovranazionale.

Nel Regno Unito, il Gilt decennale sale al 4,48% (dal 4,46%), confermando una fase di assestamento che prosegue in modo graduale. Il Trendycator resta SHORT sui rendimenti, configurazione che continua a sostenere i prezzi dei titoli britannici. Il mercato continua a vedere un eventuale allentamento monetario diluito nel tempo.

In Germania, il Bund decennale si mantiene al 2,85%, consolidando il movimento di risalita avviato nelle settimane precedenti. Il Trendycator rimane LONG sui rendimenti, indicando che la pressione al rialzo non si è esaurita. La configurazione è coerente con il contesto europeo attuale, caratterizzato da maggiori esigenze di finanziamento e da una crescente attenzione al profilo fiscale complessivo dell’area.

Sul fronte italiano, il BTP decennale scende lievemente al 3,50% (dal 3,53%), con Trendycator NEUTRAL sui rendimenti. Lo spread con il Bund si riduce a 65 punti base, confermando una fase di relativa stabilità. La domanda resta ben distribuita tra investitori domestici e internazionali e il mercato continua a distinguere il movimento dei rendimenti core dal profilo di rischio dell’Italia, che beneficia di una percezione più ordinata rispetto agli anni recenti.

Negli Stati Uniti, il Treasury decennale si attesta al 4,11% (dal 4,14%), in linea con il processo di riposizionamento successivo alle ultime indicazioni della Federal Reserve. Il Trendycator resta NEUTRAL, segnalando l’assenza di una direzionalità definita. La Fed continua a gestire con cautela la fase disinflazionistica, evitando impegni espliciti sulla tempistica delle prossime mosse.

Rendimenti titoli governativi decennali su scala settimanale al 22-12-2025 – dati FIDA – Elaborazione Circolo Investitori con indicatore Trendycator®

Rendimenti bond governativi benchmark mondiali

Tabella dei rendimenti, su base settimanale, delle obbligazioni governative mondiali con qualunque rating. Il ranking considera i bond benchmark decennali in tutte le valute di emissione. In alcuni casi, per alcuni emittenti o per alcune valute, il rapporto rischio/rendimento di questi bond può essere anche piuttosto speculativo.

Rendimenti titoli governativi mondiali decennali al 22-12-2025 Elaborazione Circolo Investitori su dati di mercato

Selezione obbligazioni e strategie operative

Lo scenario operativo non cambia, risultando abbastanza cristallizzato in questo finale di 2025. Come abbiamo già considerato la scorsa settimana il mercato obbligazionario non sta entrando in un nuovo regime, ma continua a ricalibrare i livelli: curva ordinata, breve più inclinato, tratto intermedio regolare, ultra-lungo piatto con lieve inclinazione negativa finale.

In questo contesto non ha senso forzare letture nuove ogni settimana. La strategia resta invariata: portafoglio flessibile, scadenze distribuite, capacità di reinvestire progressivamente senza dipendere dal timing.

Ricapitolando, l’impostazione a ladder continua a rimanere la più efficiente, perché:

  • genera flussi ricorrenti,
  • evita immobilizzazioni eccessive,
  • consente di sfruttare eventuali rialzi dei rendimenti senza strappi.

Operativamente, il tratto breve (2025–2027) è da considerarsi area di appoggio, ovvero non per “fare rendimento”, ma per mantenere manovrabilità e assorbire eventuali aggiustamenti delle aspettative monetarie.

Il tratto intermedio (2038–2045) resta il baricentro del portafoglio (con una modulazione delle scadenze compatibili con il personale profilo di rischio), dove oggi si concentra il miglior equilibrio tra rendimento atteso e controllo della duration.

Sul segmento ultra-long dovrebbe prevalere un approccio prudente. Eventuale esposizione solo marginale e con logica tattica, non strutturale.

Dato che il quadro non richiede correzioni di rotta, andiamo direttamente alla selezione dei bond, coerente con questa architettura.

Qui sotto, la consueta selezione di obbligazioni a titolo di esempio.

Focus sui BOT, con evidenza dei più interessanti poiché sottovalutati in termini relativi in rapporto al prezzo teorico.

Estrazione BOT al 22-12-2025 – Elaborazione Circolo Investitori su dati di mercato

Selezione di governativi e sovranazionali area euro con scadenza entro il 2028, buona liquidità, prezzo sotto 100 e rendimento a scadenza almeno pari al 2,20% lordo annuo.

Estrazione titoli obbligazionari al 22-12-2025 – Elaborazione Circolo Investitori su dati di mercato

Selezione di governativi e sovranazionali area euro con scadenze dal 2030 al 2035, prezzo sotto 100, buona liquidità e rendimento a scadenza almeno pari al 3,00% lordo annuo.

Estrazione titoli obbligazionari al 22-12-2025 – Elaborazione Circolo Investitori su dati di mercato

Selezione di governativi e sovranazionali area euro con scadenze dal 2036 al 2045, prezzo sotto 100, buona liquidità e rendimento a scadenza almeno pari al 3,50% lordo annuo.

Estrazione titoli obbligazionari al 22-12-2025 – Elaborazione Circolo Investitori su dati di mercato

Disclaimer
Le analisi e i dati riportati hanno esclusivamente finalità informative, esemplificative e formative.
Non costituiscono in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio, consulenza personalizzata o raccomandazioni di investimento.
I riferimenti a strumenti finanziari e dati economici (titoli di Stato, obbligazioni, indici, curve ZC Yield o forward su Euribor) sono citati solo a scopo illustrativo e didattico, per spiegare dinamiche di mercato e tendenze macro-finanziarie.

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Dr. Massimo Gotta, giornalista-pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. Laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani, tra i fondatori del Circolo degli Investitori e ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario. Ha lavorato per il gruppo bancario Mediobanca e per Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. È stato docente per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino. Massimo Gotta è un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore, Class CNBC. È coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni” (TradingLibrary 2013) e autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock” (Experta 2006). Disclaimer: L’autore Massimo Gotta non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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