Solitamente si pensa che servano abilità innate per fare trading.
O forse no.
Quando si osserva con la lente d’ingrandimento quanto successo oggi, si è portati a pensare di sì.

Esaminiamo la miglior operazione dell’anno di Trendycator
Oggi il mercato era già in forte trend ribassista nel pre-market, e nel gruppo internazionale di trading dove sono auditore c’era panico: la vulgata vuole che «se il pre-market è in trend, la sessione sarà choppy».
Ma sappiamo anche che, quando un trend è forte, tende a durare nel tempo.
(Questo però non ditelo ai contrarian.)
Dunque, fatti questi ragionamenti, all’apertura il Nasdaq è andato subito sotto.
Fantastico, ho pensato: (punto 1) è manipolazione, esattamente come ieri.
Quindi il setup A+ si manifesta in tutta la sua maestosità:
- Engulfing rialzista
- Rottura rialzista di Inversion Block
- Rottura rialzista di Breaker Block
A questo punto non c’era più nulla da temere: era long, poi it is what it is.
Ma attenzione.
Non mi convinceva affatto che, sul punto 2, il massimo si fosse fermato chirurgicamente sull’incrocio tra la media mobile a 50 periodi e il NWOG (New Week Opening Gap).
E infatti non sono entrato.
Anche perché ieri, a fare Superman, è andata male.
Quindi oggi mi sono comportato da bravo trend follower: never fight Trendycator.
Operazione “monstre” di Trendycator
A un certo punto il Trendycator diventa rosso e nella chat dei trader tutti a commentare:
(Bene, più scende e più il long sarà poderoso.)
Mentre io andavo short.
A dire il vero, per una frazione di secondo mi è balenato in mente — come nei giorni scorsi — che Trendycator fosse entrato tardi.
Ma ho detto: no, io entro.
E ho fatto bene: in meno di dieci minuti si è palesata la miglior operazione dell’anno di Trendycator, sul Nasdaq a 1 minuto.
E’ la mente che genera perdite, non il metodo.
Poi, come si vede nell’immagine, in serata è arrivata anche la seconda operazione.
Non male.
A proposito:
visto il trend ribassista di oggi — short senza discontinuità, ma dopo trimestrali tutte positive — come la interpretiamo?
Questa è un’altra storia.
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