Una storia che (purtroppo) si ripete
Prima di fare analogie tra lo stipendio medio degli anni ’70 e oggi conviene partire dall’attualità.
Qualche giorno fa, a cena con amici, è arrivata la solita domanda: “Ho due risparmi, cosa ne faccio?”.
Parlando, è emerso che non avevano mai sentito parlare di BOT, BTP o CCT. Non conta la laurea o il lavoro che fai: tutti ci concentriamo troppo sulle mansioni quotidiane, pochissimi sul risparmio.
La cosa sorprendente? Tutti, ma proprio tutti, conoscono i fondi comuni d’investimento. Perché? Semplice: in filiale è l’unico prodotto che ti propongono. Delegare è comodo, ma significa anche rinunciare a responsabilità e controllo. E se i risultati non arrivano, diventa più facile prendersela con l’impiegato di banca che mettersi in gioco in prima persona.
Già in questo vecchio articolo avevamo raccontato quanto sia cambiato il valore dei soldi in 50 anni. Oggi vogliamo fare un passo avanti: capire come si traduce, per chi investe, il legame tra passato e presente.
Stipendio medio anni ’70 e potere d’acquisto
Negli anni ’70 uno stipendio medio in Italia bastava a garantire una casa, un’auto e una vacanza estiva. Oggi, pur con cifre nominalmente più alte, il potere d’acquisto si è eroso drasticamente.
Questo confronto storico spiega perché molti italiani sentano di correre sempre “più veloci” senza riuscire a stare al passo. L’inflazione, la tassazione e la delega passiva ai fondi hanno ridotto la capacità di accumulare capitale reale.
Ecco il punto: se ieri bastava guadagnare, oggi bisogna allocare bene.
Per approfondire: consulta il Sommario di Statistiche Storiche 1861-1975 dell’ISTAT (PDF), che raccoglie dati su retribuzioni, prezzi e potere d’acquisto negli anni ’70.
A 50 anni non posso investire come un ventenne
Al Circolo degli Investitori sosteniamo da anni un principio semplice: la regola 80/20.
- 80% in obbligazioni solide, che garantiscono cedole e flussi di cassa costanti.
- 20% in asset più speculativi, come azioni o strumenti dinamici.
Non è certo un dogma o una struttura fissa, può diventare 90/10 come 60/40 a seconda della nostra età e della nostra personale propensione al rischio.
Questa struttura permette di dormire sonni tranquilli a 40, 50 o 70 anni, indipendentemente da quello che fanno le Borse.
Certo, a 20 anni si può anche puntare al 100% azionario, contando sul tempo come alleato. Ma a 50 non puoi più permetterti un drawdown di 5 anni.
Al crescere dell’età si abbrevia inevitabilmente il tempo nel quale vogliamo vedere i frutti dei nostri investimenti: come diceva un vecchio adagio “Pochi maledetti ma subito“.
Lo ribadisco spesso: investire i propri risparmi non è questione di “fare il colpo grosso”, ma di evitare di rovinarsi il capitale psicologico. Perché puoi ricostruire mille euro persi, ma se perdi fiducia e smetti di investire, sei davvero fuori dai giochi.
Se vuoi capire meglio come funziona nella pratica un portafoglio 80/20, abbiamo dedicato a questo argomento un video completo sul nostro canale YouTube.
Fondi, ETF e strumenti: conoscerli è un dovere
Uno degli errori più comuni è pensare che “investire” significhi comprare un fondo in banca e aspettare. Ma strumenti diversi implicano logiche diverse:
- Azioni: sei proprietario di una quota della società, partecipe di successi e crisi.
- Obbligazioni: sei creditore e ricevi indietro capitale e cedole (salvo default).
- Fondi: deleghi a un comitato di gestione, pagando commissioni.
- ETF: fondi a gestione passiva, meno costosi ma anch’essi non privi di rischi.
Chiunque gestisca risparmi dovrebbe conoscerne i rudimenti. È il minimo per non ritrovarsi, come accadeva a troppi negli anni ’70 e ’80, a “firmare e delegare” senza capire.
Due guide gratuite che ti potrebbero interessare:
Come investire in Fondi Comuni di Investimento
L’importanza del capitale psicologico negli investimenti
Un altro concetto centrale è quello di capitale psicologico. Puoi avere il portafoglio perfetto, ma se vai in tilt alla prima discesa, rovini tutto con le tue mani.
Preservare la calma e la lucidità è un requisito tanto quanto la scelta del titolo giusto.
Ecco perché nel Portafoglio Total Return del Circolo Pro – attivo dal 2019 e mai in perdita in un anno – la logica è quella di gestione del rischio prima che di ricerca del rendimento.
In sintesi: quanto era lo stipendio medio in Italia negli anni ’70?
Circa 120.000 lire al mese, sufficiente per coprire casa, auto e vacanze.
Quanto vale oggi quello stipendio con l’inflazione?
Equivale a diverse migliaia di euro, ma con potere d’acquisto molto più basso a causa della crescita dei prezzi.
Cosa può imparare un investitore da quel confronto?
Che non basta guadagnare: serve una corretta allocazione (80/20) e strumenti che proteggano dal rischio inflazione.
Perché il capitale psicologico è importante?
Perché se perdi fiducia e smetti di investire, sei davvero fuori dai giochi, anche con un portafoglio teoricamente corretto.
Dal passato al futuro
Dagli anni ’70 a oggi il quadro è cambiato radicalmente: più tasse, più inflazione, meno potere d’acquisto. Ma il principio resta invariato: chi si affida ciecamente alla banca rischia di scoprire troppo tardi di aver accumulato poco e male.
La differenza la fa un metodo:
- sapere come allocare,
- saper distinguere strumenti,
- mantenere equilibrio emotivo.
È esattamente quello che insegniamo e pratichiamo ogni giorno al Circolo Pro, dove strategie come il Portafoglio Total Return dimostrano che la gestione prudente e intelligente paga nel tempo.
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