Dal 13 maggio 2026 l’India ha alzato il dazio all’importazione su oro e argento dal 6% al 15%, tra imposta doganale di base e sovrattassa agricola, con l’obiettivo dichiarato di contenere le importazioni, alleggerire la pressione sulla valuta e restringere il deficit commerciale (dato: provvedimento del governo indiano, ripreso da Kitco News).
L’effetto sul mercato dell’argento è stato immediato: per qualche settimana ha rimesso in discussione l’idea stessa di una carenza fisica del metallo, proprio mentre il prezzo usciva da uno dei ribassi più ripidi degli ultimi anni.
Dazio India argento: dal 6% al 15% dal 13 maggio 2026
L’India resta il primo mercato al mondo per consumo di argento fisico, tra gioielleria, oggettistica e uso industriale, e la stretta doganale si è vista subito nei flussi.
Le importazioni sono crollate da 534,3 tonnellate a maggio 2025 a 46,8 tonnellate a maggio 2026, un calo di circa il 91% al livello più basso da anni (dato: dogane indiane, ripreso da Reuters).
Un mercato che assorbiva regolarmente centinaia di tonnellate al mese si è fermato quasi del tutto in poche settimane, per effetto diretto del nuovo costo doganale e delle autorizzazioni ora richieste sopra una certa soglia di importazione.
Premio argento India: ai massimi da mesi dopo il dazio
La domanda indiana non è sparita, è rimasta bloccata alla dogana, e il mercato locale lo ha scontato immediatamente nei prezzi.
L’argento sul mercato interno è passato da uno sconto rispetto ai listini internazionali a un premio a doppia cifra percentuale, ai massimi da mesi, il segnale tipico di una domanda compressa che non trova sbocco regolare e che quindi si paga di più proprio dove il canale normale di importazione si è ristretto.
Un fenomeno simile, anche se con intensità diversa, si osserva sul mercato asiatico più in generale: il premio di Shanghai sui benchmark occidentali resta sopra il 10% ed è sopravvissuto persino alla correzione globale del prezzo, un segnale che la tensione fisica in Asia non è solo una storia indiana.
Scorte COMEX argento a giugno 2026: cosa dice la riclassificazione
Nello stesso periodo gli inventari sorvegliati dal COMEX hanno cominciato a ricostituirsi, ma vale la pena guardare da vicino come. Al 23 giugno 2026 le scorte registrate erano a 87,4 milioni di once e quelle eleggibili a 235,4 milioni, per un totale di 322,8 milioni di once in espansione.
Il balzo di un solo giorno nella componente registrata, però, è arrivato quasi interamente da una riclassificazione di circa 1,2 milioni di once dalla categoria eleggibile a quella registrata, non da nuove barre entrate in magazzino: la stessa metallo esistente ha cambiato etichetta, non è arrivato altro argento fisico.
Anche il rapporto tra contratti cartacei e once fisiche effettivamente disponibili racconta lo stesso allentamento: dal 28 a 1 al picco dello squeeze è sceso a circa 6,3 a 1.
A Londra, dove i caveau LBMA custodivano a fine maggio circa 888 milioni di once, la quota liberamente disponibile per il mercato è risalita a circa 230 milioni di once dal minimo di 135-145 milioni toccato in ottobre.
Vista da Chicago o da Londra, questa ricostituzione somiglia alla fine di una crisi di approvvigionamento.
Vista da Mumbai, o guardando la riclassificazione COMEX per quello che è, è la fotografia di un flusso fisico deviato e riorganizzato, non di una domanda che si è spenta.
Deficit argento 2026: la stima di Silver Institute regge, lo squeeze no
Lo scorso 25 giugno il sito Kitco News ha titolato che lo squeeze dell’argento si è sgonfiato ma la carenza no, richiamando un deficit strutturale al sesto anno consecutivo, stimato da Metals Focus e dal Silver Institute in circa 46,3 milioni di once per il 2026 (dato ripreso da Kitco News). È una distinzione che vale la pena tenere separata. La tensione acuta sui prestiti di metallo, quella che a ottobre 2025 aveva spinto il tasso di lease a un mese fino al 39%, si è allentata insieme al rapporto carta/fisico. Il deficit tra produzione mineraria, riciclo e domanda industriale e di investimento, quello che si accumula da sei anni, non dipende da un dazio indiano e non si chiude con un provvedimento doganale: lo squeeze se n’è andato, il deficit no.
Sul prezzo ha pesato anche il quadro macro.
L’argento aveva toccato un massimo storico di 121,62 dollari il 29 gennaio 2026; da lì ha perso circa la metà del proprio valore, complice una Federal Reserve più restrittiva sotto la presidenza di Kevin Warsh, un dollaro tornato sui massimi dell’anno e una guerra in corso in Iran che i mercati hanno letto come spinta inflattiva più che come sostegno da bene rifugio. Sono fattori che spiegano il prezzo, non il deficit fisico sottostante: due piani diversi, spesso confusi quando si guarda solo al grafico.
Argento e matrimoni in India: perché ottobre 2026 è il prossimo test
Ottobre 2026 è la data da segnarsi sul calendario, perché parte in India la stagione dei matrimoni, storicamente il periodo di domanda più alta per l’argento fisico. Se le restrizioni resteranno in vigore, il divario tra domanda indiana e offerta disponibile rischia di allargarsi ancora; se verranno allentate, la domanda compressa nei mesi precedenti potrebbe riversarsi sul mercato in un’unica finestra stretta. In entrambi gli scenari il tema non è se la tensione sull’argento sia finita, ma dove si sposterà nei prossimi mesi.
Sul fronte tecnico, il future sull’argento ha già perso circa metà del proprio valore dai massimi di gennaio, e il nostro Trendycator® segna un regime SHORT dal 2 febbraio 2026: una lettura coerente con un prezzo che sconta il raffreddamento dello squeeze più della persistenza del deficit strutturale, senza che questo implichi da solo un’inversione imminente.

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