Il Baltic Dry Index è un indice poco conosciuto che misura il costo dei noli marittimi per il trasporto di rinfuse secche: cereali, minerali di ferro, carbone, materiali da costruzione. Esclude il petrolio, quindi fotografa solo il traffico di prodotti industriali. Per questo viene anche considerato un indicatore indiretto delle pressioni sui costi globali, e di riflesso dell’inflazione. Quando le merci industriali costano di più da spostare, quel costo tende a finire nei prezzi finali.
Nell’ultima settimana l’indice ha chiuso a 3.628 punti, in rialzo di 442 punti rispetto all’apertura, il 13,87% in più in appena cinque giorni di contrattazioni.

Perché la guerra in Iran non ha smosso l’indice
Nelle settimane più concitate della guerra in Iran il Baltic Dry non ha reagito in modo significativo. Nessun balzo, nessuna fuga verso l’alto legata alla tensione geopolitica. La salita vera è arrivata dopo, con la crisi ormai alle spalle.
Il Baltic Dry Index si muove più in base alla vivacità reale degli scambi commerciali globali che per effetto di singole crisi locali, per quanto gravi. Le tensioni militari spaventano i mercati finanziari, ma non spostano da sole le navi cariche di minerale di ferro o carbone da un porto all’altro.
Il record del 2008 e il crollo che seguì
Il picco assoluto dell’indice, 11.793 punti, risale al 20 maggio 2008. La salita era partita già nell’ottobre 2007, spinta dalla domanda cinese di ferro e carbone e da un boom del commercio globale che, con il senno di poi, sarebbe stato l’ultimo prima della crisi finanziaria.
Dopo quel picco il Baltic Dry crollò insieme al resto dell’economia mondiale. Nel febbraio 2016 toccò il minimo storico, appena 290 punti.
Il ritorno del 2021, poi ancora anni piatti
Nel settembre 2021, con le catene di approvvigionamento globali strozzate dal post pandemia e la domanda di materie prime tornata a correre, l’indice è risalito fino a 5.650 punti il 7 ottobre, il livello più alto da tredici anni.
Poi, come conseguenza del calo delle Borse di nuovo, anni piatti. Il Baltic Dry è rimasto per lungo tempo lontano sia dai livelli del 2021 sia, tantomeno, da quelli del 2008.
Dove si trova oggi il Baltic Dry Index
Oggi siamo ancora lontanissimi dagli 11.793 punti del 2008. Ma dopo anni di andamento piatto, il Baltic Dry Index si sta dirigendo rapidamente verso l’area dei picchi del 2021, che dista ormai meno di duemila punti.
L’attenzione è più sul ritmo di crescita degli ultimi giorni che si assesta intorno al 4% giornaliero.
Un indice fermo per anni che accelera così in fretta segnala di solito un cambiamento reale nella domanda di trasporto, non un rumore di breve periodo. Non è detto che il trend prosegua a questo ritmo, ma per ora la direzione è intensa.
Il rapporto tra i noli marittimi e le materie prime lo avevamo già affrontato in passato, insieme al CRB, l’indice più ampio delle commodity.
Il Baltic Dry Index, oggi, diventa il termometro più diretto di come la FED avrà una matassa complessa da sbrogliare durante la prossima riunione.
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