La grande divergenza tra mercati finanziari ed economia reale

Questa notte, erano le 3 ora italiana, il presidente Trump ha parlato alla Nazione dicendo che l’inflazione è colpa di Biden e che la stanno sconfiggendo; oppure, oggi la società è quanto mai divisa su questi temi.

Se oggi chiedi a un gestore di hedge fund come va l’economia, la risposta sarà probabilmente accompagnata da un sorriso soddisfatto.

Penso che quest’anno, per come si sta concludendo e per come era partito, ci saranno diverse bottiglie di Dom Perignon stappate nei salotti buoni della finanza.

Se poni la stessa domanda a chi guida una piccola impresa manifatturiera, o a chi fa la spesa con redditi sempre più compressi dai costi fissi, il quadro cambia radicalmente.

Non è inflazione percepita.
È una divergenza reale.

Negli ultimi anni si continua ad affermare che l’inflazione è sotto controllo ma i prezzi alti rimangono alti.

Una crescita che non è distribuita

La forchetta della diseguaglianza si allarga sempre di più:

  • da un lato chi possiede asset finanziari e capitale,
  • dall’altro chi vive principalmente di reddito da lavoro, quella che un tempo veniva definita economia reale.

I primi beneficiano di mercati azionari sostenuti, valutazioni elevate, rendimenti impliciti legati alla tecnologia e all’AI.
I secondi fanno i conti con salari reali stagnanti, costo del denaro più alto, inflazione persistente sui servizi essenziali.

Parlare di “ripresa” senza distinguere questi due piani significa raccontare una storia incompleta.

Il ruolo centrale degli asset

Negli ultimi quindici anni la crescita dei mercati finanziari è stata tutt’altro che casuale.
È stata alimentata da politiche monetarie espansive, liquidità abbondante e, più di recente, da aspettative molto aggressive su produttività futura e intelligenza artificiale.

Chi deteneva asset ha visto il proprio patrimonio crescere molto più velocemente dell’economia reale.
Secondo i dati della Federal Reserve, una quota sempre più ampia della ricchezza finanziaria è concentrata in una fascia ristretta della popolazione.

In questo contesto, l’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo:

  • per chi possiede asset è spesso un fastidio gestibile,
  • per chi vive di stipendio è un problema strutturale.

Il costo del denaro non è neutrale

C’è poi un altro elemento che accentua la divergenza: i tassi di interesse.

Le grandi aziende, con bilanci solidi e liquidità in eccesso, oggi incassano interessi.
Famiglie e piccole imprese, invece, li pagano.

Lo stesso livello di tassi produce effetti opposti a seconda della posizione di partenza.
Per alcuni è una rendita, per altri una tassa.

Anche qui, parlare di “politica monetaria restrittiva” in modo astratto serve a poco se non si guarda a chi beneficia e chi subisce.

Consumi sempre più polarizzati

I dati sui consumi confermano questa dinamica.
La spesa delle fasce di reddito più elevate continua a crescere, mentre quella delle famiglie a reddito più basso fatica a tenere il passo.

Non è solo una questione sociale.
È un problema macroeconomico: se una parte crescente della popolazione riduce i consumi per necessità, prima o poi anche la parte alta della distribuzione ne risente.

La divergenza non è infinita.
Prima o poi presenta il conto.

Avevamo già evidenziato questa dinamica parlando del titolo Nike: Nike batte le attese sugli utili, ma il titolo affonda ancora.

Per sapere come va l’economia reale basti osservare il fatto che Wall Mart cresce sempre di più perché qualunque prezzo ci venga imposto dobbiamo nutrirci ma poi non compriamo più la scarpa da 100 euro perché la giudichiamo cara.

Cosa conta davvero per chi investe

Wall Street e Main Street non sono più sincronizzate

Investire oggi significa partire da questa realtà.

La divergenza non è un’anomalia temporanea.
È una caratteristica strutturale del contesto attuale.
Ignorarla non la farà sparire.

Oggi nessuno può dire se queste due traiettorie continueranno a procedere separate.
La storia insegna però una cosa: quando la parte debole smette di sostenere i consumi, anche quella forte prima o poi ne subisce le conseguenze.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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