Bloomberg conferma: crollano gli acquisti
Secondo un’analisi di Bloomberg, a luglio solo gli insider di 151 società dell’S&P 500 hanno acquistato azioni delle proprie aziende: si tratta del livello più basso dal 2018. Al contrario, le operazioni di vendita sono state predominanti, ampliando il divario tra acquisti e cessioni e avvicinandosi al livello più squilibrato in un anno.
Gli insider — amministratori delegati, CFO, presidenti e membri dei board — sono indicatori privilegiati del sentiment interno. Storicamente, quando prevalgono gli acquisti trasmettono fiducia nelle prospettive aziendali. Quando prevalgono le vendite, il segnale è meno univoco, ma la sproporzione attuale è difficile da ignorare.
Alcuni rumor
Nei giorni scorsi alcuni canali finanziari hanno rilanciato un dato attribuito a Finviz Elite: tra le 200 maggiori operazioni di insider trading per valore non ci sarebbe stato neanche un acquisto, ma solo vendite. Al momento della scrittura di questo articolo, questa informazione, non è ancora stata rilanciata dalle agenzie di stampa primarie. Resta quindi un’indiscrezione interessante, ma da trattare con cautela.
Il contesto macro
Tassi d’interesse elevati continuano a comprimere i margini aziendali. L’inflazione non è ancora del tutto rientrata e gli investitori istituzionali trovano più attraenti le obbligazioni a rendimento certo. A questo si aggiunge un paradosso: mentre le società continuano a ricomprare azioni proprie (buyback superiori a 1.000 miliardi di dollari nel 2025 solo negli USA), i dirigenti vendono in massa.
Precedenti storici
Situazioni simili si sono già verificate: nel 2000, con forti vendite insider prima dello scoppio della bolla dot-com, e nel 2007, con cessioni massicce prima della crisi finanziaria globale. Oggi gli indici americani si trovano a valutazioni elevate e questo mismatch tra buyback aziendali e vendite insider solleva più di un interrogativo.
In sintesi
Il dato certo è che gli acquisti insider sono ai minimi dal 2018, con vendite in forte prevalenza. Il rumor del “200 su 200 vendite” resta da verificare, ma si inserisce in un quadro già fragile. In momenti come questo, guardare non solo alle dichiarazioni dei manager ma anche ai loro comportamenti diventa fondamentale.
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