Settembre è tradizionalmente considerato il mese più debole per le borse statunitensi. Il grafico allegato ne mostra chiaramente la stagionalità: in media, l’S&P 500 tende a perdere quota, con flessioni significative registrate in passato. Tuttavia, l’anno scorso ha sorpreso: +2 %. Un segnale da non ignorare.

La Stagionalità Storica
Pattern negativo consolidato: secondo i nostri dati storici raccolti in oltre 20 anni, l’S&P 500 scende in media dell’1,51 % a settembre, rendendolo il mese peggiore per l’azionario USA. Inoltre, è tra i mesi con la più bassa frequenza di rialzo: meno del 45 % delle volte.
Serie recenti: Nell’ultimo ventennio, il risultato peggiore è stato -9,3 % (2022), mentre quello migliore +8,8 % (2010).
L’eccezione del 2024: +2 % si è appena avverata: può capitare due volte consecutive?
È cruciale evidenziare che nonostante la stagionalità negativa, l’S&P 500 ha registrato un guadagno di circa +2 % a settembre dell’anno scorso. Questo dato merita di essere enfatizzato: la storia non è sempre predittiva, e le eccezioni possono segnare momenti di svolta.
Essendo appena passato un anno positivo, saranno possibili due anni positivi consecutivi? Le statistiche ci dicono che nell’ultimo ventennio è già successo, ad esempio tra il 2018 (+0.43%) e il 2019 (+1.72%) quindi non è statisticamente impossibile.
Eventi chiave di settembre: i NFP e la volatilità
- Non-Farm Payrolls (NFP): Il report mensile sull’occupazione non agricola viene pubblicato il primo venerdì del mese e questo dato sarà molto importante alla luce del rallentamento recente dei posti di lavoro USA.
Questo dato è molto atteso perché influenza sensibilmente i mercati: dati superiori alle attese rafforzano il dollaro e possono deprimere gli indici azionari; dati deboli possono invece alimentare la speculazione su tagli dei tassi. - Movimenti tecnici di riassetto: manager e investitori rientrano dalle vacanze estive, sistemano i portafogli, vendono per proteggere profitti: dinamiche ricorrenti che possono innescare vendite a fine estate
- Altri eventi economici: a inizio settembre possono anche esserci dati CPI, decisioni della Fed come il taglio dei tassi, che possono scatenare volatilità addizionale.
- “Triple witching day”: il terzo venerdì dei mesi trimestrali (marzo, giugno, settembre, dicembre) vede scadenze di futures e opzioni, spesso con volumi eccezionalmente alti e picchi di volatilità – pur senza impatto duraturo sul trend se non per assestamento.
Conclusioni
Settembre resta il mese più insidioso per Wall Street: la statistica lo conferma, con una performance media negativa che resiste da decenni. Ma la storia non è un oracolo, e il +2 % registrato nel 2024 lo dimostra chiaramente.
L’ipotesi di due settembre positivi consecutivi come visto non è impossibile: è già successo. La differenza la faranno i dati macro in arrivo – a partire dagli NFP del 5 settembre – e le decisioni della Fed, che potrebbero spostare gli equilibri dei mercati.
Per questo motivo continuiamo a guardare alle stagionalità come a un riferimento utile, ma non determinante: la bussola resta il Trendycator, il nostro modello tecnico-statistico, che misura la direzione reale dei trend e ci permette di distinguere i movimenti rumorosi dalle svolte sostanziali.
Nel Circolo Pro seguiremo da vicino l’evoluzione di settembre, calibrando le analisi e le mosse giuste con l’obiettivo di informare tempestivamente il lettore e proteggere il lavoro sin qui svolto insieme, così che ogni decisione sia presa con metodo e non sull’onda della stagionalità o delle emozioni.
