Il 26 maggio 2026 Ferrari ha portato la nuova Luce da Papa Leone XIV, nella residenza di Castel Gandolfo. Nella stessa giornata la vettura è stata mostrata anche al presidente Sergio Mattarella al Quirinale. Una presentazione dal valore simbolico enorme, arrivata però in un giorno pesante per il titolo: Ferrari ha chiuso a Piazza Affari in calo dell’8,37%.
È il secondo colpo di mercato legato alla Ferrari elettrica. A ottobre, nel giorno dell’annuncio del progetto, il titolo era già crollato in Borsa. Ne avevamo parlato qui: La Ferrari elettrica crolla in Borsa.
Ora il mercato ha visto la macchina e il mercato la punisce ancora una volta sonoramente. La Ferrari Luce è il primo modello completamente elettrico del Cavallino, cinque posti, quattro motori elettrici, oltre 1.000 cavalli, accelerazione da 0 a 100 km/h in circa 2,5 secondi e prezzo indicato intorno ai 550 mila euro.
La Ferrari elettrica entra nella fase più difficile
Finché si parlava di elettrico in astratto, il tema restava strategico. Con la Luce, la discussione diventa concreta: c’è un prodotto, c’è una forma, c’è un prezzo, c’è un posizionamento.
Ferrari ha costruito la propria storia anche innovando: motori, aerodinamica, Formula 1, materiali, ibridazione. L’azienda non è mai stata ferma. La tecnologia elettrica rientra in questa storia di sperimentazione, purché venga interpretata con un linguaggio coerente con il marchio.
Il mercato ha reagito perché la Luce tocca un nervo scoperto: l’identità Ferrari e forse anche la sua italianità. Una Ferrari elettrica deve convincere su due piani diversi: deve essere tecnologicamente avanzata e deve sembrare, immediatamente, una Ferrari.
Il dubbio riguarda il linguaggio della Luce
Qui entra la parte più delicata, perché il problema, a mio avviso, riguarda soprattutto lo stile e la percezione del prodotto. La collaborazione con LoveFrom, il collettivo fondato da Jony Ive e Marc Newson, nasce da una partnership ufficiale avviata già nel 2021 e porta dentro Ferrari una cultura del design industriale legata al mondo Apple, alle interfacce, ai materiali e alla pulizia formale.
Su un telefono, quel linguaggio ha cambiato il mercato; su una Ferrari, però, il discorso è molto più complesso. Una Ferrari vive anche di proporzioni, di muscoli, memoria meccanica e tensione visiva, mentre la Luce prova a spostare il marchio verso un territorio nuovo, più minimalista e tecnologico. Il rischio è che una parte del pubblico la percepisca come un oggetto di design con il Cavallino sopra, più che come una Ferrari nata dentro la storia Ferrari.
Questa resta una mia interpretazione, mentre il dato verificabile è la reazione della Borsa: -8,37% nella seduta del 26 maggio.
Il mercato guarda a prezzo, volumi e desiderabilità
Gli investitori probabilmente si stanno facendo una domanda semplice: questa macchina aumenterà il valore del marchio o lo renderà più difficile da leggere? Ovviamente sarà il tempo a dirlo ma Ferrari lavora con numeri limitati, margini elevati, liste d’attesa e una gestione molto disciplinata dell’offerta; il prezzo intorno ai 550 mila euro conferma che l’azienda non vuole entrare nell’elettrico abbassando il profilo del prodotto, ma portando l’elettrico nel lusso più alto.
Questo modello funziona solo se la desiderabilità resta intatta. Per Ferrari il valore non nasce dalla scheda tecnica da sola, ma dal fatto che il cliente riconosca nel prodotto qualcosa di unico, raro e coerente con la storia del marchio. La Luce dovrà dimostrarlo con gli ordini, con la risposta dei clienti storici e con il valore che riuscirà a mantenere nel tempo.
Il precedente di ottobre non è stato cancellato
La seduta di ieri riporta alla memoria il crollo di ottobre, quando il mercato reagì all’annuncio della Ferrari elettrica. Oggi il giudizio riguarda il prodotto: dopo aver visto la Luce, gli investitori si chiedono se questo modello riesca a portare la strategia elettrica dentro un oggetto davvero desiderabile.
Ferrari resta una delle aziende più forti del lusso mondiale e il marchio ha una potenza che pochi gruppi industriali possono vantare. Proprio per questo, ogni scelta fuori dai codici abituali viene osservata con una severità maggiore.
Il nostro Oscillator dà un primo segnale di speranza

Sul grafico weekly, però, c’è un elemento da non ignorare: il nostro Trendycator_Oscillator del Circolo degli Investitori mostra una divergenza positiva sul weekly, perché mentre il prezzo ha continuato a scendere, l’Oscillator ha iniziato a risalire dai minimi.
Il titolo resta volatile ma la divergenza weekly introduce una prima indicazione di ritorno sottotraccia dei compratori, suggerendo che la pressione ribassista potrebbe perdere forza. Per gli investitori, la speranza passa da qui: il mercato ha punito la Luce, il dibattito sul design resta aperto, ma il grafico inizia a mostrare un segnale tecnico da seguire con attenzione.
Ferrari deve convincere due pubblici
La Luce dovrà convincere i clienti e il mercato, perché i primi giudicheranno emozione, esclusività, utilizzo e riconoscibilità, mentre il secondo guarderà margini, ordini, volumi e tenuta del brand.
Ricordiamoci che Ferrari ha spesso rischiato nella propria storia e alcune scelte inizialmente discusse sono diventate parte del successo del marchio. Questa volta la sfida è più delicata perché riguarda il passaggio dall’auto meccanica all’auto elettrica, quindi una parte profonda dell’immaginario Ferrari.
Il -8,37% di ieri racconta una prima risposta fredda della Borsa, mentre la divergenza positiva del nostro Oscillator dice che sul grafico potrebbe iniziare una fase diversa. Tra le due cose c’è il tema Ferrari di oggi: un’azienda fortissima, una scelta coraggiosa e un mercato che per ora chiede prove.
L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.
Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.
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