Ad agosto l’indice dei prezzi al consumo cinese è tornato a salire: +0,8% su base annua.

Il PPI, l’indice dei prezzi alla produzione, è cresciuto del 3,8% anno su anno, con un incremento dello 0,4% rispetto a luglio. I prezzi d’acquisto pagati dall’industria sono saliti addirittura del 5,8% annuo.

Ma la notizia predominante è che fino a poco fa la Cina mostrava chiari segnali di deflazione.

Prezzi alla produzione fermi o in calo per mesi, domanda interna debole, un settore immobiliare che continuava a pesare sui consumi. Un PPI che accelera per il secondo mese di fila diventa una notizia.

Cosa sta spingendo i prezzi alla produzione

Come è facile prevedere, il primo imputato è il balzo dei prezzi d’acquisto industriali, quasi il 6% annuo.

Il segnale che arriva prima nella catena produttiva, si trasferisce poi al consumatore finale. Materie prime, energia, semilavorati: quando questi costi salgono in modo persistente, le aziende cinesi finiscono prima o poi davanti a una scelta.

Comprimere i margini, oppure alzare i listini all’export?

Per vent’anni la Cina ha fatto l’opposto: ha esportato prezzi bassi al resto del mondo, aiutando le banche centrali occidentali a tenere sotto controllo l’inflazione senza dover stringere troppo sui tassi.

Se anche la Cina adesso decide di trasferire i rincari verso i consumatori, si rischia un effetto domino sugli altri mercati.

Un dato per ora isolato

Un mese di accelerazione non basta a dichiarare finita la fase deflazionistica cinese. Il settore immobiliare resta sotto pressione, e la domanda interna fatica a riprendersi in modo stabile. Il CPI allo 0,8% è un aumento tutto sommato modesto, ben lontano dagli obiettivi di inflazione delle economie occidentali.

Vale la pena quindi tenerlo d’occhio nei prossimi report mensili, per osservare se un singolo dato possa diventare un vero trend.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

Le bozze di questo articolo sono state preparate con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale e successivamente verificate e approvate dalla redazione.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->