Il Tesoro ha lanciato il BTP Italia Sì, una variante del BTP Italia classico con un meccanismo di indicizzazione diverso. Tasso fisso: 1,6% annuo. Scadenza: giugno 2031.

In rete girano già confronti e opinioni, non sempre precisi sul funzionamento reale dei due strumenti. Vale la pena chiarire l’essenziale.

Le caratteristiche principali

Il collocamento è aperto dal 15 al 19 giugno 2026 (chiusura venerdì ore 13:00) tramite banche, uffici postali e home banking. Emissione alla pari, acquisto minimo €1.000.

Le caratteristiche tecniche ufficiali comunicate dal MEF:

  • Scadenza: 23 giugno 2031 (5 anni)
  • Tasso fisso: 1,6% annuo
  • Cedole: semestrali, composte da una parte fissa e una variabile legata all’inflazione italiana (indice FOI, rilevato dall’ISTAT)
  • Premio fedeltà: 0,6% sul nominale, pagato in un’unica soluzione a scadenza a chi tiene il titolo fino alla fine
  • Rimborso: nominale garantito a scadenza (€1.000 per ogni lotto)
  • Mercato secondario: negoziabile in qualsiasi momento in lotti da €1.000, senza restrizioni
  • Tassazione: aliquota agevolata al 12,5%
  • ISEE: escluso dal calcolo fino a €50.000 complessivi investiti in titoli di Stato
  • Commissioni: zero nel periodo di collocamento
  • Codice ISIN: IT0005713539

La differenza che conta

Il BTP Italia classico paga ogni semestre una cedola che cresce nel tempo: la componente variabile si applica al capitale rivalutato, che accumula inflazione semestre dopo semestre. In caso di deflazione, un meccanismo di protezione — il watermark — fa sì che la rivalutazione del capitale riprenda solo quando l’inflazione cumulativa dall’emissione torna positiva.

Il BTP Italia Sì funziona diversamente. La cedola variabile si calcola sempre sul nominale originale, non sul capitale accumulato. E il watermark non esiste: appena un semestre registra inflazione positiva, la cedola variabile viene pagata — indipendentemente da quanto fosse scesa l’inflazione nei mesi precedenti.

In più, c’è un premio fedeltà dello 0,6% sul nominale per chi tiene il titolo fino a scadenza: €6 su €1.000, pagati in un’unica soluzione, non indicizzati all’inflazione.

In sintesi

Il BTP Italia Sì è uno strumento diverso dal BTP Italia classico, non necessariamente migliore.

In un contesto di inflazione stabile o moderata — anche con qualche semestre di rallentamento — il BTP Italia classico tende a remunerare di più, perché la cedola variabile cresce nel tempo insieme al coefficiente accumulato.

Il BTP Italia Sì diventa più conveniente solo in uno scenario specifico: una fase deflazionistica abbastanza profonda da portare l’inflazione cumulativa in territorio negativo. In quel caso, l’assenza del watermark vale: il BTP Italia Sì riprende a pagare cedola variabile prima del BTP Italia classico, che deve aspettare il recupero completo.

La scelta tra i due non è una scommessa sul rendimento. È una scommessa sulla sequenza dell’inflazione nei prossimi cinque anni.

Gli abbonati Circolo Pro trovano nell’area riservata l’analisi completa: meccanismi a confronto semestre per semestre, simulazione su tre scenari di inflazione con i numeri per ogni cedola, e una nota metodologica sul premio fedeltà.

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L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.

Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento. Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del proprio profilo di rischio.

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Dr. Massimo Gotta, giornalista-pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. Laureato in Scienze Politiche e in Giurisprudenza è uno dei più apprezzati analisti finanziari italiani, tra i fondatori del Circolo degli Investitori e ha alle spalle una lunga carriera professionale nel mondo bancario e finanziario. Ha lavorato per il gruppo bancario Mediobanca e per Banca Sella come responsabile Ufficio Titoli e Borsino ed in seguito Gestore di patrimoni presso la struttura Private Banking. È stato docente per l’Università degli Studi di Torino e la Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino. Massimo Gotta è un apprezzato opinionista per diversi media finanziari tra cui Repubblica.it, LombardReport.com, Il Valore, Class CNBC. È coautore con Walter Demaria di “Investire in obbligazioni” (TradingLibrary 2013) e autore di diversi altri libri tra cui “Il meglio dell’analisi tecnica in Metastock” (Experta 2006). Disclaimer: L’autore Massimo Gotta non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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