Lo shutdown federale più lungo della storia statunitense è ufficialmente terminato. Dopo 43 giorni di paralisi amministrativa, la Camera ha approvato il pacchetto di riapertura con 222 voti favorevoli e 209 contrari, e il presidente Donald Trump ha firmato l’accordo che ripristina il funzionamento dei servizi federali fino al 30 gennaio 2026.
Una notizia accolta con sollievo a Washington e sui mercati, ma accompagnata da un problema tutt’altro che marginale: la perdita definitiva dei dati macroeconomici relativi al mese di ottobre.

Secondo fonti ufficiali citate da Reuters e Bloomberg, i due indicatori più attesi — CPI (inflazione) e Jobs Report (occupazione) — con ogni probabilità non verranno mai pubblicati.
Non perché siano stati rimandati, ma perché la raccolta dei dati si è interrotta in modo tale da rendere impossibile ricostruire retroattivamente l’intero mese. Per usare le parole riportate da Reuters: un vero e proprio “permanent blind spot”.

Perché i dati non saranno recuperabili

Durante lo shutdown, gran parte del personale dei dipartimenti coinvolti nella raccolta e validazione dei dati statistici era in congedo forzato.
L’interruzione non ha riguardato soltanto le pubblicazioni finali, ma la fase più delicata: la raccolta sul campo e la verifica dei campioni statistici su cui si basano i report macroeconomici.

Il Dipartimento del Lavoro, riferisce Reuters, è stato esplicito: non esistono le condizioni per ricostruire in modo affidabile i dataset del mese di ottobre, e le risorse saranno concentrate sui dati di novembre per evitare ulteriori ritardi.

In sintesi:

  • Le rilevazioni sono state interrotte a metà mese.
  • I campioni statistici risultano incompleti o non verificabili.
  • La retro-ricostruzione non è metodologicamente possibile senza distorcerne la qualità.

È un caso raro, ma non senza precedenti: già in passato alcuni report erano stati posticipati dopo shutdown più brevi, ma mai al punto da diventare irrecuperabili.

Perché questo “buco informativo” è rilevante per i mercati

Inflazione e occupazione sono due dei pilastri su cui si regge la politica monetaria della Federal Reserve.
Sono anche due tra le serie più osservate dagli investitori globali, perché influenzano:

  • le aspettative sui tassi,
  • la dinamica dei Treasury,
  • il posizionamento dei portafogli istituzionali,
  • il sentiment del mercato azionario.

La mancanza di un intero mese di dati crea quindi un’incertezza aggiuntiva proprio in un momento in cui la Fed sta cercando di calibrare la fase finale del ciclo dei tassi.

Gli analisti saranno costretti ad appoggiarsi su:

  • stime private,
  • indicatori di secondo livello,
  • modelli alternativi di nowcasting.

Ma nessuna di queste fonti ha la stessa autorità — né lo stesso standard metodologico — dei dati ufficiali del Bureau of Labor Statistics.

Un problema che riguarda anche gli investitori europei

Può sembrare un tema confinato alla politica americana, ma non lo è.
L’ecosistema finanziario globale è fortemente interconnesso e gli Stati Uniti rappresentano la principale fonte di dati macroeconomici ad alta frequenza. Quando uno di questi flussi si interrompe:

  • aumenta la volatilità su obbligazionario e cambi;
  • gli asset più sensibili ai tassi possono reagire in modo imprevedibile;
  • chi costruisce portafogli basati sul ciclo economico si trova con informazioni parziali.

Per un investitore europeo significa operare, per alcune settimane, con un grado di visibilità ridotto. Ed è proprio in contesti come questi che la qualità delle fonti, la chiarezza dell’analisi e la capacità di interpretare il contesto diventano determinanti.

Cosa possiamo aspettarci ora

La priorità, secondo quanto riportato dalle fonti, è garantire la pubblicazione regolare dei dati di novembre.
La perdita di ottobre resta però un punto cieco che accompagnerà analisti e investitori per un po’: gli effetti di un mese “senza dati” possono riflettersi anche sui modelli di previsione dei trimestri successivi, creando rumore statistico e incertezza interpretativa.

In un mercato che già procede su equilibri fragili — tra rallentamento economico, aspettative sui tagli dei tassi e dinamiche geopolitiche — anche un’assenza può diventare un’informazione.

Uno scenario che merita attenzione

La fine dello shutdown è un passo avanti e restituisce agli Stati Uniti un minimo di stabilità operativa.
Ma dal punto di vista economico, la vera notizia è il vuoto lasciato da ottobre: un mese di cui non conosceremo mai inflazione e occupazione.

Un promemoria importante su quanto sia fragile — e fondamentale — l’infrastruttura statistica che sorregge le decisioni economiche globali.

Fonti: Reuters (2 articoli), Bloomberg.

https://www.reuters.com/business/us-labor-department-urged-prioritize-november-employment-cpi-data-post-shutdown-2025-11-12

https://www.bloomberg.com/news/articles/2025-11-12/october-jobs-cpi-data-unlikely-to-be-released-white-house-says

https://www.reuters.com/legal/government/us-house-vote-deal-end-longest-government-shutdown-history-2025-11-12

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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