Questo articolo analizza quanto accaduto durante il cosiddetto Silver Friday, una seduta caratterizzata da un violento ribasso del prezzo dell’argento dopo una fase di forte rialzo.

Dall’immagine proposta si nota il lungo upside segnalato dal Trendycator® a partire da giugno 2025 culminato con il crollo di venerdì 30 gennaio 2026.
L’analisi è di natura contestuale e strutturale: non fornisce indicazioni operative né previsioni di prezzo ed è rivolta a investitori già attivi, interessati a comprendere le dinamiche dei mercati dei metalli preziosi.
Un movimento anomalo, non isolato
Il crollo improvviso dell’argento non può essere letto come un normale aggiustamento di mercato. La sequenza temporale degli eventi e il contesto in cui si è verificato indicano una dinamica già osservata in passato nei mercati dei metalli preziosi, in particolare quando il prezzo si muove rapidamente contro posizioni fortemente esposte.
Nelle settimane precedenti, l’argento aveva registrato un rialzo marcato, mettendo sotto pressione posizioni corte rilevanti detenute da operatori commerciali di grandi dimensioni. In un mercato altamente levereggiato come quello dei futures, movimenti di questo tipo generano tensioni sistemiche evidenti.
Il ruolo delle infrastrutture di mercato
Quando il prezzo di un asset cresce rapidamente, le posizioni short a leva subiscono un deterioramento accelerato. In questi casi, la variabile decisiva non è solo il prezzo, ma la capacità degli operatori di sostenere i requisiti di margine.
Durante la seduta di venerdì, si sono verificate alcune circostanze rilevanti:
- incrementi dei requisiti di margine sui contratti dell’argento;
- interruzioni o limitazioni operative su alcune infrastrutture di mercato europee;
- una drastica riduzione della liquidità in fasi chiave della sessione.
Ciascun evento, preso singolarmente, rientra nelle prerogative tecniche delle sedi di scambio. Considerati nel loro insieme e nella stessa finestra temporale, contribuiscono però a un effetto amplificato sul prezzo.
Una sequenza di eventi difficilmente casuale?
Secondo Egon von Greyerz, l’andamento della seduta di venerdì e alcune circostanze concomitanti sollevano interrogativi sulla natura del movimento osservato sul mercato dell’argento.
In particolare, l’autore evidenzia come la discesa dei prezzi abbia coinciso con una serie di eventi che, presi nel loro insieme, appaiono difficili da ricondurre a una semplice casualità:
la possibilità per un grande operatore bancario di ridurre una significativa esposizione short in prossimità dei minimi di giornata; interruzioni operative su alcune infrastrutture di mercato europee; l’assenza temporanea di altri importanti operatori attivi nel mercato dell’argento; e, nello stesso giorno, un nuovo incremento dei requisiti di margine sui contratti negoziati al COMEX.
Von Greyerz richiama inoltre l’attenzione sulla tempistica di comunicazioni di politica monetaria (annuncio di Warsh) diffuse a ridosso della chiusura dei mercati asiatici e alla vigilia del fine settimana, un contesto che tende a ridurre la capacità di reazione ordinata da parte degli operatori.
Sulla base di questi elementi, l’autore formula l’ipotesi che il ribasso di Silver Friday non sia stato il risultato di una normale dinamica di mercato, ma di una liquidazione ingegnerizzata favorita da condizioni operative eccezionali, in un momento di particolare tensione per posizioni fortemente esposte al rialzo dei prezzi.
Si tratta di una lettura che si inserisce in una casistica storica già osservata nel mercato dell’argento, caratterizzato da elevata leva finanziaria e da interventi regolamentari che, in fasi di stress, hanno amplificato movimenti di prezzo repentini.
Una dinamica già vista
La storia dei mercati dell’argento offre precedenti chiari. Nel 1980, durante la crisi legata ai fratelli Hunt, le regole di negoziazione furono modificate in corso d’opera, limitando drasticamente la possibilità di acquisto e provocando un collasso del prezzo.
Nel 2011, con l’argento vicino ai massimi storici, una serie di aumenti consecutivi dei margini sui futures portò a una liquidazione forzata di molte posizioni lunghe, con un ribasso di quasi il 50% in poche settimane.
Anche in questo caso, il meccanismo è stato simile: aumento dei costi di mantenimento delle posizioni e conseguente vendita forzata in un contesto di liquidità ridotta.
Paper market e mercato fisico: una frattura crescente
L’episodio di Silver Friday non ha risolto il nodo strutturale del mercato dell’argento: la crescente divergenza tra mercato cartaceo e mercato fisico.
Negli ultimi anni, il bilancio globale dell’argento mostra deficit di offerta persistenti. La domanda industriale e monetaria continua a crescere, mentre l’offerta fisica fatica ad adeguarsi. La compressione del prezzo tramite strumenti derivati non modifica questa realtà.
Gli episodi di stress logistico osservati su alcune borse dei metalli, così come l’aumento delle richieste di consegna fisica, indicano una pressione crescente sulle scorte disponibili.
Cosa indica davvero Silver Friday
Il ribasso improvviso ha avuto un effetto chiaro: ha ridotto l’esposizione speculativa a leva e ha consentito a posizioni short in difficoltà di rientrare a prezzi più favorevoli.
Non ha però modificato le dinamiche di fondo di domanda e offerta.
Dal punto di vista strutturale, eventi come questo segnalano un sistema che reagisce in modo difensivo a movimenti di prezzo ritenuti destabilizzanti. La leva finanziaria amplifica i movimenti, ma non crea metallo fisico.
Una lettura di lungo periodo
Il mercato dell’argento resta caratterizzato da una tensione crescente tra strumenti derivati e disponibilità reale del sottostante. In questo contesto, le oscillazioni violente del prezzo non rappresentano una smentita delle tendenze di fondo, ma una manifestazione della fragilità del sistema di negoziazione cartacea.
La capacità delle borse di influenzare il prezzo nel breve periodo rimane elevata. La loro capacità di incidere sulle dinamiche fisiche dell’offerta, invece, è nulla.
Cosa aspettarsi adesso?
Nel medio-lungo periodo, i possibili scenari futuri per l’argento sono legati meno alla speculazione finanziaria e più a vincoli fisici e industriali difficilmente aggirabili.
L’aumento della complessità tecnologica — in particolare nelle infrastrutture digitali ad alta densità energetica, nei data center e nei sistemi di calcolo avanzato — tende a valorizzare materiali con caratteristiche elettriche e termiche superiori, ambiti nei quali l’argento non ha equivalenti funzionali.
A questo si somma una domanda industriale strutturalmente rigida, legata a settori come fotovoltaico, elettronica avanzata e mobilità elettrica, e un’offerta poco reattiva perché in larga parte dipendente da produzioni minerarie secondarie.
Il consumo irreversibile di una quota significativa del metallo e la riduzione progressiva delle scorte disponibili rafforzano ulteriormente questo quadro.
In tale contesto, eventuali fasi di pressione sul prezzo non eliminano le tensioni di fondo tra domanda reale e disponibilità fisica, lasciando aperta la possibilità che, nel tempo, il valore dell’argento venga sempre più influenzato da fattori strutturali piuttosto che da dinamiche puramente finanziarie.
Il testo originale proviene da Egon von Greyerz, pubblicato sul sito VON GREYERZ AG, che è una fonte riconoscibile e autorevole nel dibattito sui metalli preziosi.
Disclaimer
Le analisi e le considerazioni riportate hanno esclusivamente finalità informative e formative.
Non costituiscono in alcun modo sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazioni personalizzate di investimento.
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