Settembre si apre con un paradosso che ormai sembra diventato la normalità: da una parte la Borsa che vola, trainata dall’entusiasmo per l’hi-tech e in particolare da Nvidia, simbolo di un futuro in cui l’intelligenza artificiale promette rendimenti infiniti. Dall’altra, la realtà del territorio italiano ed europeo: aziende che chiudono, settori manifatturieri in difficoltà, consumi in calo.
È come vivere su due piani paralleli. Il listino sembra ignorare i bilanci in rosso delle imprese locali, la cassa integrazione che aumenta, i margini compressi dall’inflazione e dalla concorrenza globale. Per i mercati conta solo la narrativa della crescita tecnologica e il flusso di capitali che la alimenta.
Ricordi il caso dell’Andrea Doria?
Era considerata una nave inaffondabile, simbolo dell’eleganza e della potenza navale italiana. Poi, il 26 luglio 1956, avvenne il tragico schianto con la Stockholm.
Perché l’Andrea Doria assomiglia alla Borsa di oggi? Perché anche i listini vengono percepiti come “inaffondabili”: sempre pronti a risalire, sempre capaci di resistere a ogni tempesta.
Ma ciò che più colpisce della vicenda dell’Andrea Doria è che i due capitani si sarebbero visti già sui radar da mezz’ora prima dell’impatto. Era teoricamente impossibile collidere in mare aperto. Eppure, nonostante non ci fosse nebbia e nonostante i segnali fossero chiari, una catena di errori umani portò a uno dei più grandi disastri della storia navale italiana.
E se le Borse subissero la stessa sorte?
Non per una causa esterna imprevedibile, ma per errori umani, scelte politiche e decisioni economiche sbagliate. Un contesto in cui tutti gli operatori vedono il rischio sui “radar”, ma nessuno corregge la rotta.
Di questo parleremo diffusamente nel magazine, quando tratteremo il tema della fiscal dominance: una dinamica che rischia di trasformare la “nave inaffondabile” dei mercati finanziari in una collisione annunciata.
Ne abbiamo discusso diffusamente nel nostro ultimo MAGAZINE FREE, disponibile per chi si iscrive.
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