Al simposio di Jackson Hole la voce più attesa era quella di Jerome Powell. Il presidente della Fed ha segnalato che i rischi maggiori per l’economia statunitense non arrivano dall’inflazione, ma dal lavoro: un mercato del lavoro “in equilibrio curioso”, dove domanda e offerta si stanno indebolendo insieme. In altre parole, non è la crescita dei prezzi a spaventare di più, ma la possibilità che l’occupazione entri in una fase di declino strutturale.

Goldman Sachs conferma questa diagnosi con toni preoccupati. Secondo i suoi economisti, il ritmo delle nuove assunzioni è molto più debole di quanto indicato dai dati ufficiali. Le revisioni mostrano che il trend di crescita occupazionale viaggia ormai vicino a 30 mila posti al mese: troppo pochi per mantenere la piena occupazione. Settori come sanità ed educazione, che avevano trainato l’occupazione con “assunzioni di recupero” post-pandemia, stanno rallentando. Altri comparti – tecnologia, manifattura, retail – mostrano segnali di raffreddamento.

In questo contesto, i prossimi dati diventano decisivi. Il 5 settembre usciranno i Non-Farm Payrolls (NFP) e Goldman Sachs stima un calo di circa -550.000 posti di lavoro. Un dato di questa portata, se confermato, rischierebbe di agitare profondamente i mercati, alimentando la percezione di un deterioramento strutturale dell’occupazione americana.

Oltre agli NFP occhi puntati anche sulla trimestrale NVIDIA del 27 agosto; l’azione nel lungo periodo è sempre forte ma attenzione alle possibili sorprese.

Powell ha riconosciuto che la politica monetaria è già “moderatamente restrittiva” e che i rischi in discesa sull’occupazione giustificano un allentamento. Tutto porta a un primo taglio dei tassi già a settembre, con la possibilità di ulteriori mosse entro fine anno. Ma lo stesso Powell ha chiarito che un ciclo di tagli rapidi dipenderà solo da un peggioramento marcato del lavoro.

Dietro queste valutazioni c’è un punto cruciale: oggi i mercati finanziari sono sostenuti dall’idea che la Fed sappia gestire l’inflazione senza provocare una recessione. Ma se l’occupazione continuerà a indebolirsi, l’atterraggio morbido potrebbe trasformarsi in una frenata più dura.

Nel mio ultimo video su YouTube ho sottolineato proprio questo: se le borse scenderanno, non sarà per l’ennesimo dibattito su dazi o inflazione temporanea. Sarà per il lavoro. Perché è lì che si decide la tenuta dell’economia e, di conseguenza, dei mercati.

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Dr. Walter Demaria Laurea in Psicoeconomia, è un giornalista - pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti di Torino. E’ tra i fondatori del Circolo degli Investitori ed è editorialista di diversi quotidiani finanziari. Insieme a Massimo Gotta ha pubblicato “Investire in obbligazioni”, che è ad oggi un best seller tra i testi che si occupano in maniera operativa dell’investimento in obbligazioni. Ha un approccio ai mercati di tipo quantitativo e ha guidato il team di sviluppo che ha creato il Trendycator. Disclaimer: L’autore Walter Demaria non detiene strumenti finanziari oggetto delle proprie analisi al momento della pubblicazione. Il nostro giornale rispetta la Carta dei Doveri dell’Informazione Economica Clicca qui--> Informazioni metodo Clicca qui-->

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