Nel 2025 in Italia si sono giocati 165,3 miliardi di euro tra lotterie, scommesse, slot e casinò online, il 5% in più dell’anno prima. Il dato è nella relazione sui giochi pubblici che il MEF ha depositato alla Camera ad aprile, e fa discutere ogni volta che esce.
Chi compra un Gratta e vinci sa che le probabilità sono contro di lui. Lo compra lo stesso, perché per qualche minuto si immagina con i soldi in tasca.
Quel sogno ha un prezzo, e il banco vince quasi sempre.
Il tema mi interessa per un motivo preciso. Lo stesso meccanismo entra in Borsa con altri nomi, e lì il biglietto costa molto di più.
La puntata che paga mille volte
Negli Stati Uniti sono cresciuti in fretta i prediction market, piattaforme dove si compra e si vende la probabilità di un evento: un’elezione, una decisione della Fed, la partita della domenica. Su Kalshi, la più grande piattaforma regolamentata, da inizio 2025 circa metà del volume è andata su puntate che promettevano un rendimento di almeno il 1.000%.
Scommesse di questo tipo perdono 98 volte su 100.
Dall’altra parte del tavolo ci sono market maker e trader professionisti; vivono proprio di quelle 98 volte, più le commissioni.
Ma la natura umana ci porta a continuare a scommettere.
Quando devono andare bene quattro cose insieme
Nelle scommesse sportive succede qualcosa di simile. Uno studio su 547 milioni di puntate sul football americano, raccolte da un grande bookmaker tra il 2018 e il 2023, mostra le multiple passare da circa un terzo al 72,5% del totale.
Una multipla si vince solo se ogni evento va come previsto. Con quattro partite al 50% ciascuna, la probabilità di incassare scende al 6,25%: una volta su sedici.
Quanti investitori fanno lo stesso conto senza saperlo?
Compro quel titolo perché la Fed taglierà i tassi, la trimestrale batterà le attese, il settore tornerà di moda e il mercato premierà la notizia. Sono quattro condizioni e servono tutte. In portafoglio compare come un’azione, ma la struttura è quella della multipla.
Il biglietto della lotteria in versione Borsa
Alcuni strumenti hanno esattamente la forma del Gratta e vinci: si entra quando un titolo scende perché si scommette che “E’ sceso troppo”.
Anche qui l’industria finanziaria ha inventato mille modi per spingerci a scommettere: le opzioni che scadono in giornata, i certificati con leve altissime, le memecoin legate al personaggio del momento.
Lo stesso strumento può servire a un trader con un piano preciso oppure a chi cerca il colpo grosso (un certificato a leva, per esempio, si usa anche per coprire un portafoglio). A cambiare tutto è il motivo per cui lo si compra.
Lo stesso discorso vale per il titolo di cui parlano tutti.
Se entri su un’azione salita del 40% in un mese solo perché speri che continui, stai comprando il sogno che qualcun altro ha già incassato.
Se entri sullo stesso titolo con una strategia è diverso; ovviamente nessuno può sapere se il +40% è l’inizio di un trend secolare o l’inizio della fine. Ma almeno con un piano sappiamo come comportarci.
Cosa mettiamo al posto della speranza
Al Circolo degli Investitori ogni operazione parte da tre numeri decisi prima di entrare: il prezzo d’ingresso, lo stop e il target.
Lo stop è la parte che piace meno, perché ti obbliga ad ammettere in anticipo che puoi sbagliare e a decidere quanto sei disposto a pagare se succede.
Dalle statistiche è quello che i nostri amano di meno.
Il Trendycator® separa le fasi di mercato in tre regimi, LONG, NEUTRAL e SHORT.
Quando un’operazione arriva a target chiudiamo metà della posizione e lasciamo correre il resto con un trailing stop. Il risultato smette di dipendere dall’indovinare il massimo.
Il Gratta e vinci costa pochi euro e sai cosa stai comprando. In Borsa il biglietto può costare una parte del capitale, e spesso ci si accorge di averlo comprato solo quando è già perso.
Disclaimer: Il presente contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce sollecitazione al pubblico risparmio né raccomandazione personalizzata di investimento.
Ogni decisione deve essere valutata in autonomia alla luce della propria situazione patrimoniale e del propria profilo di rischio.
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