Il prezzo del caffè resta sotto pressione mentre il mercato rilegge il quadro dell’offerta globale. Nelle ultime settimane l’attenzione si è spostata soprattutto su due elementi: da una parte la possibilità di un surplus più ampio nel 2026/27, dall’altra una produzione brasiliana attesa in forte crescita.
Sono due piani diversi, che vanno tenuti distinti. Il primo riguarda una stima privata di mercato, pubblicata da StoneX. Il secondo riguarda una stima ufficiale della Conab, l’ente brasiliano che monitora la produzione agricola. Insieme, questi due elementi aiutano a capire perché il caffè abbia perso parte della forza vista nei mesi precedenti.
Il mercato guarda a un’offerta meno tesa
Secondo StoneX, il mercato del caffè potrebbe entrare nel 2026/27 con un surplus più ampio del previsto. Nella nota pubblicata il 2 aprile 2026, la società ha indicato una produzione mondiale stimata in circa 182,5 milioni di sacchi, dopo avere già rivisto al rialzo il surplus del 2025.
Il punto, però, è rilevante: se il mercato inizia a credere che la disponibilità globale di caffè possa migliorare, i prezzi tendono a incorporare questo scenario prima ancora che il quadro sia del tutto confermato. Nei futures agricoli contano molto le aspettative sul prossimo raccolto e sulle scorte future, non soltanto i dati consolidati del presente.
Il Brasile torna al centro del quadro
La parte più solida del ragionamento arriva dal Brasile. Il 5 febbraio 2026 la Conab ha pubblicato la sua prima stima sulla campagna del caffè, indicando una produzione di 66,2 milioni di sacchi, in aumento del 17,1% rispetto al 2025.
Se confermato, sarebbe un nuovo record nella serie storica dell’ente. La Conab attribuisce questa crescita a tre fattori principali: anno di biennalità positiva, condizioni climatiche più favorevoli e miglioramento della produttività.
Nel dettaglio, l’ente brasiliano stima:
- 44,1 milioni di sacchi di arabica, in aumento del 23,3%
- 22,1 milioni di sacchi di conilon, in aumento del 6,4%
Questa è la base più concreta su cui si innesta la lettura del mercato. Quando il principale produttore mondiale mostra una prospettiva di raccolto molto più ampia, la pressione rialzista sui prezzi tende a ridursi. Non perché il mercato diventi improvvisamente abbondante, ma perché il timore di scarsità si attenua.
Tra dato ufficiale e interpretazione di mercato
Qui è utile separare i fatti dalle interpretazioni. Il fatto documentato è che la Conab vede per il Brasile una produzione 2026 molto più alta del 2025. Il secondo fatto è che StoneX descrive un quadro globale in cui il surplus potrebbe ampliarsi.
L’interpretazione di mercato è la conseguenza di questi due elementi: se il Brasile recupera con forza e se anche il bilancio globale migliora, allora i prezzi del caffè hanno meno supporto rispetto a una fase dominata da raccolti deboli e scorte tese.
Questo non significa che la fase di volatilità sia conclusa. Lo stesso mercato del caffè resta esposto a molte variabili: clima, export, qualità del raccolto, logistica e andamento della domanda. Inoltre, le stime di inizio campagna possono ancora essere riviste. Per questo sarebbe improprio trattare lo scenario del surplus come un esito già acquisito.
Perché i prezzi restano sotto pressione
La debolezza del prezzo del caffè si spiega quindi con un cambio di aspettative. Per mesi il mercato ha ragionato soprattutto in termini di scarsità e vulnerabilità dell’offerta. Ora sta prendendo spazio una lettura diversa, in cui il Brasile potrebbe riportare più equilibrio e l’offerta mondiale potrebbe risultare meno compressa.
Per chi osserva il settore, il punto non è soltanto registrare che il caffè scende. Il punto utile è capire quali ipotesi il mercato stia scontando. Oggi l’ipotesi dominante è questa: un raccolto brasiliano più forte e un bilancio globale meno teso possono togliere pressione ai prezzi, anche se non eliminano il rischio di nuovi scossoni.
L’articolo rientra nell’attività di analisi e informazione economico-finanziaria della redazione, impegnata da oltre vent’anni nello studio dei mercati e delle dinamiche industriali.
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