Settembre si apre con due segnali opposti ma strettamente collegati: da un lato l’oro, tornato a testare i massimi storici; dall’altro i mercati azionari, messi alla prova dall’attesa dei dati sul lavoro americano, i Non-Farm Payrolls (NFP), in uscita venerdì. È un inizio mese che conferma la fragilità del sentiment: la ricerca di rifugi sicuri e la dipendenza da pochi market driver globali.
L’oro ha riconquistato il ruolo di protagonista. Il metallo giallo consolida su livelli record, sostenuto da tensioni geopolitiche, incertezza politica e dall’abbondanza di liquidità globale: l’aggregato M2 è tornato sui massimi, segnalando che nonostante il ciclo restrittivo delle banche centrali il capitale disponibile rimane ampio. Storicamente, una condizione che favorisce sia asset rischiosi sia beni rifugio, ma in fasi di incertezza la bilancia tende a pendere verso il secondo.

Il grafico dell’oro sopra proposto evidenzia la rottura che era stata da noi già discussa in questo video sul nostro canale:
Il grafico è apparentemente “sporcato” da tanti disegni perché è spesso al centro delle nostre serate riservate agli utenti del Circolo Pro.
Non è un caso che a seguito di questo video abbiamo introdotto in portafoglio l’ETF Wisdomtree Physical Gold.
Oro e Borsa S&P500 vanno a braccetto?
Un elemento interessante è che, contrariamente alla narrativa classica che vede oro e azioni muoversi in direzioni opposte, negli ultimi mesi il metallo giallo e l’S&P 500 hanno seguito traiettorie molto simili. La loro correlazione positiva segnala che più che un “flight to safety” puro, il rally dell’oro riflette la stessa dinamica che sostiene l’azionario: la liquidità abbondante. In pratica, oro e indici azionari vengono comprati insieme, come se fossero due facce della stessa ricerca di protezione contro l’incertezza e al tempo stesso di rendimento.

L’attenzione si concentra sui Non Farm Payroll
Parallelamente, l’attenzione degli operatori è tutta sui NFP. I dati sul lavoro sono da mesi il vero punto di svolta per la Federal Reserve: occupazione più debole significherebbe meno pressioni inflazionistiche e maggiore margine per tagli ai tassi già in autunno; numeri solidi, invece, costringerebbero la banca centrale a mantenere una linea prudente. In entrambi i casi, la reazione dei mercati potrebbe essere violenta.
La coincidenza di questi due fattori – oro sui massimi e NFP decisivi – definisce l’impianto di settembre. Da un lato, gli investitori cercano protezione; dall’altro, restano in attesa del dato macro più importante del mese. Il paradosso è che entrambi i fronti raccontano la stessa storia: quella di mercati che, sotto l’apparente stabilità, restano appesi a poche variabili chiave.

Se i NFP di venerdì dovessero sorprendere al ribasso, è probabile che il rally dell’oro trovi nuova linfa, mentre le azioni potrebbero avviare un settembre difficile. In caso contrario, assisteremo forse a un temporaneo rientro di volatilità, ma con la consapevolezza che i massimi dell’oro restano lì, a ricordare quanto l’incertezza sia ancora il filo conduttore dei mercati globali.
