Più volte abbiamo ribadito come i prossimi anni saranno complessi e sfidanti per il settore Automotive. Uno dei problemi principali che caratterizza quest’epoca, e non solo nel campo automobilistico, è la sovrapproduzione.
In tutto il mondo, molti Paesi vantano livelli di occupazione record e una produzione industriale ai massimi storici. Un trend favorito dall’avanzamento tecnologico, che ha ridotto enormemente i tempi di produzione. Ma mentre la tecnologia accelera i processi, il marketing si incarica di convincerci ad acquistare prodotti di cui, nella maggior parte dei casi, non abbiamo realmente bisogno. Tutto per mantenere in movimento un sistema che rischia di crollare sotto il peso della sua stessa efficienza.
Nel settore automotive, l’evoluzione è stata radicale. Ricordo con una certa nostalgia i miei primi anni di carriera, quando lavoravo come disegnatore. All’epoca utilizzavo il tecnigrafo, uno strumento ormai destinato all’oblio, e progettare un’auto, dall’idea fino alla commercializzazione, richiedeva circa cinque anni.
Oggi, lo scenario è completamente diverso. Un’auto può essere progettata in appena sei mesi e il ritmo produttivo è diventato vertiginoso: il gruppo OMODA&JAECOO ha appena annunciato la Omoda 7, la prima auto al mondo ad essere assemblata in soli 60 secondi grazie a linee produttive completamente robotizzate e digitalizzate.
Un nuovo standard che sta cambiando le regole del gioco.
Ma qui sorge una domanda cruciale: a chi si possono vendere tutte queste auto che stanno invadendo l’Europa? Come può il mercato assorbire una capacità produttiva così massiccia?
È facile immaginare che i costruttori tradizionali, oggi in difficoltà di fronte all’avanzata di nuove realtà più snelle e tecnologiche, tenteranno di rispondere. Forse arriveranno a produrre auto in 55 secondi, spingendo il settore in una folle corsa al ribasso. Tuttavia, con piazzali pieni di veicoli invenduti, il rischio è che, prima o poi, questa macchina si inceppi. Il sistema produttivo attuale, pur efficientissimo, potrebbe generare un “bubbone” pronto a esplodere.
La questione è: stiamo correndo troppo veloci verso un modello di produzione che rischia di saturare il mercato e, in ultima analisi, danneggiarlo irreparabilmente?
Come ribadiamo da tempo, in ottica di investimento manteniamo un approccio cauto su questo settore; un calo non rappresenta necessariamente sempre un’opportunità d’acquisto. Nel frattempo, il Circolo degli Investitori continuerà ad aggiornarvi sugli sviluppi più recenti del mercato.
